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Certificati sanitari: Regioni e Affari sociali della Camera raddoppiano i tagli

Nel mirino di Regioni e Affari sociali i certificati sanitari. Quelli obbligatori sono ancora troppi. Ce ne sono almeno tredici secondo la commissione Affari sociali della Camera (che ha inserito l’elenco come condizione nel parere favorevole sul decreto) e quindici secondo le Regioni che possono essere eliminati grazie al decreto «Fare», dove già molti sono stati cancellati con l’articolo 42.

Si tratta di quelli per l’idoneità sanitaria degli alimentaristi, psicofisica per l’utilizzo di gas tossici, per la conduzione di generatori a vapore, per l’ammissione a soggiorni di vacanza per minori, di vaccinazione per l’ammissione in scuole pubbliche, per l’esercizio della professione di guardia giurata, di idonetià alla mansione di fuochino, per la conduzione di impianti di risalita, delle condizioni igieniche dei carri funebri, del trattamento antiputrefattivo, dell’iniezione conservativa da parte del coordinatore sanitario, dell’obbligo di firma del coordinatore sanitario per escludere reati sul certficato di cremazione, di assistenza all’esumazione e per la costruzione di sepolcri privati. E a questi le Regioni aggiungono l’obbligatorietà del certificato sanitario di sana costituzione per sovvenzioni ai pubblici dipendenti con la cessione del quinto. Sono obsolete, secondo la Affari sociali e la Commissione salute delle Regioni e già in molte parti del Paese non esistono più.

Fascicolo sanitario elettronico da rifare. Gandi manovre anche sul fascicolo sanitario elettronico per il quale il decreto «Fare» fissa l’entrata a regime a fine 2014. Dopo la bocciatura del Garante della privacy al testo, ritenuto lesivo della riservatezza del cittadino le Regioni chiedono cambiamenti. Primo tra tutti l’introduzione della garanzia di interoperabilità dei fascicoli regionali per la quale vorrebbero finalizzare le risorse previste. Poi nel Fse dovranno rientrare anche gli aspetti sociosanitari per consentire la collaborazione tra ministeri per l’area dei minori, della disabilità e della non autosufficienza.

Anche il parere della Affari sociali approvato ieri chiede modifiche a questo articolo. La prima è che le Regioni partecipino alla realizzazione dell’infrastruttura nazionale per il Fse secondo i criteri dell’Agenzia per l’Italia digitale che dovrà con il Cnr – seconda modifica – dare il via a un progetto finalizzato ad hoc prevedendo anche il coinvolgimento di imprese private oltre che delle Regioni, avvalendosi eventualmente della società di gestione prevista dalla legge sull’agenda digitale per il monitoraggio. Dove poi sono indicate le somme disponibili, la commissione chiede di inserire la clausola del raggiungimento del risultato voluto entro il 31 dicembre 2015. E infine, secondo la Affari sociali, il fascicolo potrebbe essere lo strumento utile anche per raccogliere il consenso o il diniego alla donazione di organi.

Dirigenti sanitari agevolati se lavorano all’estero. Altra norma su cui sono numerose le osservazioni è quella che prevede la soppressione della condizone della «non soluzione continuità» di lavoro per i dirigenti sanitari che abbiano prestato servizio in altri Stati membri. Per chi lavora in Italia la soluzione di continuità impedisce di maturare una serie di beneifici economici, ma, secondo quanto l’Ue ha richiesto al nostro Paese, questo non può accadere nel caso l’interruzione dipenda dal passaggio da una struttura sanitaria pubblica di uno Stato membro a quella di un altro Stato membro.

Alle Regioni in particolare la norma non piace: vorrebbe togliere discriminazioni verso i cittadini degli Stati membri, sostengono, ma rischia di essere discriminante per chi ha lavorato solo in Italia, sottoposto a regole più restrittive. La norma per di più, così come è scritta non è chiara secondo le Regioni, che chiedono di modificarla aggiungendo il rifermiento a un arco temporale preciso per evitare che il solo fatto di aver lavorato all’estero, anche con interruzioni magari di anni, basti per maturare anzianità utili alle indennità, prima tra tutte quella di esclusiva.

Defibrillatori per le attività sportive. Il parere della commissione Affari sociali prevede infine che un decreto di salute e Turismo e Sport detti linee guida per la dotazione da parte dei proprietari di strutture dove si svolge attività sportiva organizzata di defibrillatori e altri dispsoitivi salvavita. Naturalmente con una formazione adeguata al loro utlizzo.

Sole 24 Ore sanita – 13 luglio 2013 

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