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Ceta, il grande bluff se l’Italia non firma il trattato resta valido. Centinaio prende tempo: “Vogliamo capire se è vantaggioso, ma non abbiamo fretta di portarlo in Aula”

Dopo i fragorosi annunci, il governo gialloverde prende tempo sull’accordo di libero scambio tra Unione europea e Canada. Può permetterselo nel nome del grande bluff: la mancata ratifica da parte del Parlamento italiano non farebbe crollare il trattato, visto che non c’è un termine entro il quale questo debba essere approvato da tutte le Camere nazionali dei Paesi Ue. Anche se Roma per ragioni mediatiche dovesse continuare a rinviare il voto, il Ceta resterebbe in vigore, esattamente come oggi. Così se la settimana scorsa Luigi Di Maio, per riprendere consensi su Salvini, aveva annunciato che il Parlamento non avrebbe ratificato il Comprehensive Economic and Trade Agreement, ora il ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio, concorda con Bruxelles uno studio sul suo impatto sull’economia italiana, rimandando le decisioni di diversi mesi. Ieri mattina arrivando al Consiglio dei ministri Ue Centinaio affermava: «Nessuno ci sta dicendo con dati reali che la posizione sul Ceta del contratto di governo è sbagliata. Vogliamo capire se è vantaggioso per il nostro Paese, al momento ci pare di no e per questo non abbiamo fretta di portarlo in aula » . Confindustria aveva criticato Di Maio, sottolineando che l’accordo sta favorendo il nostro export e diversi osservatori avevano accusato il vicepremier di difendere piccoli settori, anziché l’interesse nazionale.
Il Ceta è entrato provvisoriamente in vigore nel settembre 2017 in attesa delle ratifiche nazionali. Tuttavia il mancato voto di un Parlamento non comporta la sua caduta. Perché venga affondato un governo dovrebbe notificare a Bruxelles l’intenzione di non approvarlo mai. La maggioranza gialloverde lamenta che l’accordo protegge solo 40 dei 249 prodotti Dop- Igp italiani, ma a Bruxelles notano che prima nessuno lo era. Non solo, l’Italia fa la parte del leone visto che i prodotti Ue tutelati in totale sono 143. Tra l’altro a Bruxelles sottolineano che la lista dei prodotti protetti può essere allargata in ogni momento: se Roma non è soddisfatta, può chiedere ai partner di rilanciare i negoziati con il Canada.
Ecco perché ieri il commissario Ue Philip Hogan ha concesso tempo al governo: «Abbiamo concordato con Centinaio che nei prossimi mesi la Commissione farà una valutazione dell’impatto del Ceta sui produttori italiani dell’agroalimentare » . Bruxelles ha già calcolato nell’ 8% l’aumento del nostro export verso il Canada.
repubblica

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