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Cgia: “L’economia criminale vale 170 miliardi l’anno”. Contrabbando, smaltimento illegale di rifiuti, ricettazione, spaccio

E’ la cifra che secondo l’Associazione di Mestre deriva dalle transazioni illecite concordate tra due parti, come il contrabbando, lo smaltimento illegale di rifiuti, la ricettazione o lo spaccio. Boom di operazioni sospette denunciate dall’Autorità

L’allarme è lanciato dall’Ufficio studi della Cgia: l’economia criminale vale 170 miliardi di euro all’anno. Una cifra imponente che, oltre a derivare da attività illegali, spesso viene riversata sul mercato finendo per inquinarlo e stravolgerlo. “La stima del valore economico prodotto dalle attività criminali  – dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia – è il frutto di una nostra elaborazione realizzata su dati della Banca d’Italia. Va ricordato, in base alle definizioni stabilite dall’Ocse, che i dati prodotti dall’Istituto di via Nazionale non includono i reati violenti come furti, rapine, usura ed estorsioni, ma solo le transazioni illecite concordate tra il venditore e l’acquirente, come ad esempio contrabbando, traffico di armi, smaltimento illegale di rifiuti, gioco d’azzardo, ricettazione, prostituzione e traffico di stupefacenti. Detto ciò, queste attività criminali fatturano 170 miliardi all’anno, l’equivalente del Pil di una regione come il Lazio”. La stima non è chiarificata, ma si fa riferimento alla testimonianza di Anna Maria Tarantola che stimò in Parlamento il valore del sommerso criminale. Il dato arriva a pochi giorni dal cambiamento della metodologia di calcolo del Pil da parte dell’Istat, sulla base dei nuovi parametri europei, che con l’inserimento nel calcolo del Prodotto di una stima delle “attività illegali” aspetta un impatto sul dato aggregato tra l’1 e il 2%, cioè tra 16 e 32 miliardi circa.

La conferma dell’escalation del giro d’affari in capo alle organizzazioni criminali emerge anche dal numero di segnalazioni pervenute  in questi ultimi anni all’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia. Stiamo parlando delle operazioni sospette “denunciate” alla Uif da parte di intermediari finanziari (per l’80% banche, ma anche uffici postali, società finanziarie o assicurazioni). Ebbene, tra il 2009 ed il 2013 sono aumentate di quasi il 212 per cento. Se nel 2009 erano 20.660, nel 2013 hanno raggiunto quota 64.415, anche se va detto che il livello record è stato toccato nel 2012, con 66.855 segnalazioni.

La Cgia ricorda che una volta ricevuti questi “avvisi”, la  Uif effettua degli approfondimenti sulle operazioni sospette e le trasmette, arricchite dell’analisi finanziaria, al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza (NSPV) e alla Direzione Investigativa Antimafia (DIA). Solo nel caso le segnalazioni siano ritenute infondate, la Uif le archivia.

“Ovviamente – prosegue Bortolussi – le organizzazioni criminali hanno la necessità di reinvestire i proventi delle loro attività illecite nell’economia legale. E il boom di denunce avvenute tra il 2009 e il 2013 è un segnale molto preoccupante. Pur non conoscendo il numero delle segnalazioni archiviate dalla Uif e nemmeno la dimensione economica di quelle che sono state successivamente prese in esame dalla Dia e dalla Polizia Valutaria, abbiamo il forte sospetto che l’aumento delle segnalazioni registrato in questi ultimi anni ci dimostri che questa parte dell’economia nazionale è l’unica che non ha risentito della crisi”.

L’analisi condotta dall’Ufficio studi della Cgia è riuscita a mappare il numero delle segnalazioni di riciclaggio avvenute nel 2013 anche a livello regionale. Le Regioni più “colpite” sono state la Lombardia (11.575), il Lazio (9.188), la Campania (7.174), il Veneto (4.959) e l’Emilia Romagna (4.947). Quasi il 60 per cento delle segnalazioni registrate a livello nazionale è concentrato in queste cinque Regioni. In riferimento ai dati regionali, fa sapere l’Ufficio studi della Cgia, oltre alle segnalazioni di riciclaggio sono incluse anche quelle relative al finanziamento del terrorismo e dei programmi di proliferazione di armi di distruzione di massa. Tuttavia, il numero riferito a queste ultime due aree è statisticamente molto contenuto: nel 2013 è stato pari a 186.

(30 agosto 2014)

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