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Che ne sarà del latte europeo? Confermato l’Osservatorio, ma la produzione aumenta e il “pacchetto” mostra i suoi limiti

La Commissione europea conferma il progetto di istituire un “osservatorio” sul mercato del latte. Se n’è tornato a parlare nella presentazione dello studio sul mercato lattiero-caseario che la Commissione ha presentato al Parlamento il 16 giugno. Nelle intenzioni di chi lo ha pensato, il nascente Osservatorio dovrebbe accompagnare i produttori di latte nel difficile passaggio del dopo quote, nel 2015.

Non sono mancate critiche a questo nuovo organismo che difficilmente potrà coprire le lacune lasciate aperte dal “pacchetto latte”. Ma visto che il progetto continua il suo cammino, tanto vale cercare di trarne qualche vantaggio. Convinto della bontà del progetto è Roberto Cavaliere, responsabile del settore lattiero caseario di Copagri, che nell’Osservatorio vede uno strumento per garantire in futuro prezzi giusti e tutela dell’origine dei prodotti. Speriamo abbia ragione.

Troppo ottimismo?

A proposito di futuro del latte, lo studio presentato dalla Commissione è “intriso” di ottimismo. Il prezzo medio del latte a gennaio di quest’anno ha raggiunto quota 40,03 centesimi di euro al chilo, con un aumento del 17% rispetto all’anno precedente. Prezzi verso l’alto anche a livello mondiale, con la domanda che continua ad essere “dinamica”. Note positive poi sull’applicazione del “pacchetto latte”, i contratti obbligatori fra produttori e acquirenti sono già presenti in 12 Paesi. La costituzione e il riconoscimento delle OP (organizzazioni dei produttori) che sono 228, procede a buon ritmo e nel solo 2013 ne sono sorte 57. Continuano a ritmo serrato le procedure per regolamentare la produzione di formaggi a denominazione d’origine. In Italia, a partire dallo scorso febbraio, può usufruire di questa opportunità anche il formaggio Asiago. Francia, Spagna e Ungheria possono vantarsi di aver messo in piedi organizzazioni interprofessionali in campo lattiero-caseario.

Ma il futuro è incerto

L’ottimismo della Commissione sul futuro del latte si ferma qui. Perché nel frattempo si registra una sensibile crescita della produzione di latte nei 28 Paesi della Ue. A marzo 2014 la produzione complessiva ha fatto registrare 700mila tonnellate in più rispetto al marzo 2013. Un incremento guidato dai grandi Paesi produttori, come Regno Unito (+13%), Belgio (+12,4%), Polonia (+7,9%), Francia (+6,4%). In crescita anche la produzione italiana (+6,7%), ma la tendenza si è già arrestata nei mesi successivi.

Quote più alte?

A tenere a freno le produzioni ci sono ancora le quote, ma dopo il 2015 la produzione spiccherà un balzo in avanti al quale molti Paesi già si stanno preparando. Ne è testimonianza la difficile trattativa andata in scena all’ultimo Consiglio dei ministri agricoli, che si è tenuto in Lussemburgo. Tutti i Paesi che hanno in crescita la produzione di latte e che temono di splafonare proprio nell’ultimo anno di applicazione delle quote, hanno chiesto a gran voce una revisione dei metodi di calcolo. “Giocando” sul contenuto in grasso del latte ammesso nel calcolo delle quote sarebbe infatti possibile aumentare le quantità di latte producibile senza infrangere il tetto delle quote. La richiesta, che vede l’Austria come capofila, è stata ostacolata dall’Italia e da altri Paesi e al momento è rientrata. Ma con tutta probabilità Austria e gli altri Paesi interessati torneranno alla carica. E la risposta definitiva dovrà arrivare proprio durante il semestre di presidenza italiana della Ue. Una mediazione che già si annuncia complicata.

Agronotizie – 19 giugno 2014 

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