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Chi rischia (e chi perde) la vita per un cane. La psicologa: «Chi muore per un animale lo farebbe anche per un uomo». L’etologa: «Non è un figlio, serve equilibrio»

«Tra le persone e gli animali, io scelgo gli animali», dice Paolo Mocavero. E c’è da credergli visto che per difendere cani, gatti, visoni e qualunque bestiola in pericolo non fa altro che entrare e uscire dalle aule di tribunale. Come leader dell’associazione padovana «Centopercento» ha messo a segno decine di blitz contro il maltrattamento degli animali che gli costano una dozzina di processi in corso, altri tre che inizieranno entro fine anno. «Alcuni sono già in sede di Appello, se i giudici confermeranno la condanna dovrò andare in prigione», ricorda. «Ma ne vale la pena».

Come lui la pensano in tanti. L’amore nei confronti degli animali spinge alcuni a sacrificarsi totalmente per loro. C’è chi li «umanizza» arrivando a lasciare il proprio patrimonio in eredità al gatto, chi è disposto a offrire migliaia di euro come ricompensa al fortunato che si imbatte nel cagnolino smarrito. E c’è perfino chi dà la propria vita per aiutare il «miglior amico dell’uomo».

Negli ultimi giorni, due persone sono morte nel disperato tentativo di salvare il proprio cane. Venerdì, a Chioggia, Donatella Friani, 49 anni, aveva portato il suo animale domestico in barca, nonostante il mare fosse molto agitato. Quando l’ha raggiunto a prua per condurlo al riparo all’interno del cabinato, un’onda ha fatto sobbalzare l’imbarcazione facendoli cadere in acqua. Sono annegati entrambi.

Neppure 48 ore dopo, la tragedia si è ripetuta nel Veronese, a Valeggio sul Mincio, dove il medico mantovano Emiliano Sermidi, 40 anni, ha perso la vita nel tentativo di salvare il suo cane che era finito in un canale.

«Non li biasimo – assicura Mocavero – e chi in queste ore li insulta su internet sostenendo che in fondo se la sono andata a cercare, è senza cuore. Al contrario degli esseri umani, gli animali sono fedeli, non ti tradiscono mai. E poi non guardano se sei ricco o povero, se sei bello oppure brutto, a loro non importa: è un amore incondizionato che merita di essere ricambiato».

Non si stupisce neppure la psicoterapeuta Vera Slepoj: «Non esiste una classifica dei rapporti affettivi che vale la pena di vivere. In genere, le persone disposte a sacrificarsi per un animale sarebbero disposte a farlo anche per un bambino o un anziano: sono altruiste e sensibili verso chi è più indifeso. Agiscono per salvare il legame affettivo, non importa che esso sia indirizzato verso un cane invece che rivolgersi a un familiare».

La dimostrazione spiega, la offre la pet terapy : «Il rapporto con gli animali può insegnare a tutti, specialmente a chi ha difficoltà relazionali, come togliersi le “corazze” che la società ci costringe a indossare per avvicinarsi con sincerità a un altro essere vivente. Si instaura così un rapporto sincero, senza egoismo nè narcisismo».

Per l’etologa Marta Chiesura «la stortura più frequente sta nell’“umanizzare” l’animale d’affezione, trasformandolo nel figlio che non si è potuto avere, o nell’unico amico. Da qui nascono comportamenti sbagliati, come quello di portare sempre con sé il proprio cane nel timore che soffra a rimanere da solo per qualche ora. Lo si conduce quindi anche in luoghi che non gli si addicono o che nascondono insidie. È giusto assicurare il benessere dell’animale ed è normale dargli amore ma, come in ogni rapporto, ci vuole equilibrio».

Andrea Priante – Il Corriere del Veneto – 28 ottobre 2014 

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