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Chies. L’orso sbrana sei pecore e gli yak lo mettono in fuga. Pranzo di Pasqua per un plantigrado. Si pensa a un esemplare giovane

 L’orso pasquale. In occasione delle recenti festività cercava, anche lui, di farsi l’agnello alpagota, o almeno un capretto. Trovandosi davanti a cinque pecore, ha ritenuto di non rinunciare alla soddisfazione di una lauta cena. Ed ecco che nella notte tra la domenica di Pasqua e lunedì dell’Angelo, l’orso si è sbranato una pecora intera, in località Staul, sopra Chies.

Nei giorni precedenti, però, era transitato da malga Cate, ha visto gli yak e, intimorito, li ha lasciati perdere. Incontrandosi, invece, con 5 miti ovini, ha pensato di farseli tutti e 5; forse non nella stessa notte, ma in quelle successive.

Lo stesso plantigrado? I guardiacaccia della Provincia ritengono di sì, ma non escludono che abbia qualche compagno al seguito.

La scoperta l’ha fatta Franco Pianon, il noto allevatore alpagota, che vicino al sentiero frequentato dall’orso ha una stalla dove in questi giorni avrebbe dovuto portare all’alpeggio ben 400 mucche. Immaginarsi se si decide a farlo. «Sinceramente ho preso paura e non rischio», ammette «Ritarderò l’alpeggio fino a che non mi daranno la certezza che l’orso se ne sarà andato». Ci sono i cani, ma non hanno abbaiato. A dimostrazione che l’animale è di una furbizia unica: si è mosso in modo tale da non allertare nessuno. Ecco perché a Staul la Provincia ha fatto installare una trappola fotografica. Gli uomini del comandante Sommavilla ritengono, infatti, che il mister possa ritornare, alla ricerca di altre pecore. «Che si tratti di un orso non ci sono dubbi» afferma Giuseppe Michieletto, veterinario dell’azienda sanitaria intervenuto per constatare le cinque carcasse di pecora «A Staul ha lasciato anche una traccia, dei peli. Per come abbiamo trovato i resti degli animali, in particolare le alterazioni sulle ossa, possiamo supporre che l’operazione sia stata compiuta quattro o cinque notti fa. Non è escluso che il plantigrado, dopo aver ucciso le povere bestie tutte insieme, sia ritornato le notti seguenti a ripulirle».

Michieletto considera l’evento normale. «Dopo dopo il letargo questi animali si rimettono in attività e percorrono i tracciati più o meno conosciuti. Un anno fa, di questi tempi, si era già registrato il suo passaggio vicino a malga Cate». Secondo il veterinario, si tratta di un soggetto giovane. Studi e verifiche avviate dagli agenti provinciali diranno nei prossimi giorni se si tratta dello stesso elemento intercettato vicino a Longarone.

Le cinque pecore sbranate facevano parte di un microallevamento di un appassionato, che nei giorni scorsi aveva portato una quota del suo gregge al pascolo nella zona. «I nostri allevatori sono preoccupati e non si fidano di lasciare all’aperto le loro mandrie» fa sapere Paolo Casagrande, presidente del sindacato Anpa che ne cura l’assistenza «Ci auguriamo che la Regione attivi, per quanto possibile, forme di protezione almeno assicurative».

Corriere delle Alpi – 23 aprile 2014 

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