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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Cibo a domicilio, nei contenitori dei rider colonie intere di batteri. Un clamoroso buco nella filiera del food delivery che non prevede controlli periodici e diffusi sulla sicurezza alimentare.
    Notizie ed Approfondimenti

    Cibo a domicilio, nei contenitori dei rider colonie intere di batteri. Un clamoroso buco nella filiera del food delivery che non prevede controlli periodici e diffusi sulla sicurezza alimentare.

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati22 Agosto 2023Aggiornato:13 Dicembre 2023Nessun commento2 Minuti di lettura
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    Le consegne alimentari a domicilio sono un rischio per la salute di chi ordina il cibo attraverso le piattaforme? Secondo il Gambero Rosso sì, perché ci sarebbe “un clamoroso buco nella filiera del food delivery” che riguarda proprio la sicurezza alimentare per via dell’igiene che dei contenitori dove viene riposto per il trasporto da parte dei runner.

    “Chi mangerebbe del cibo sapendo che è stato trasportato in un cubo che ospita più di 200 colonie di batteri?”, si chiede infatti Laura Panzironi, responsabile del Laboratorio SiLa, specializzato in analisi microbiologiche alimentari, che ha esaminato una delle sacche adibite al trasporto alimentare di Glovo, una delle principali aziende che si occupano di food delivery: “Sul fondo e sulle pareti laterali del box sono state trovate più di 200 colonie di batteri”, scrive il mensile gourmet nel riportare i risultati dell’analisi di laboratorio, una quantità che sarebbe il “triplo” di quelle che si possono trovare “sul pavimento di un ristorante”, tant’è che nel caso di un controllo sanitario il locale verrebbe di sicuro “sanzionato perché troppo sporco”, osserva la testata.

    Secondo la rivista dei consumatori curiosi e golosi, il controllo del rispetto delle disposizioni “in materia di sicurezza alimentare” è affidato alle Asl (ai Servizi veterinari e di igiene degli alimenti), ai Nas (il nucleo anti-sofisticazione del comando dei Carabinieri) e all’Icqrf (l’Ispettorato centrale repressione frodi), “almeno sulla carta, perché la realtà è ben diversa”, ossia “nessuno si occupa sistematicamente del controllo igienico sanitario degli alimenti nella fase del loro trasporto”, che è invece “una grande questione” perché attiene allo stato di conservazione degli alimenti.

    Stando poi alle procedure Haccp, Hazard-Analysis and Critical Control Points, ideate negli anni Sessanta dalla Nasa per assicurare la sicurezza microbiologica degli alimenti forniti agli astronauti, quelli “deperibili, cotti, da consumarsi caldi, devono essere trasportati da 60°C a 65°C”, mentre gli alimenti deperibili “da consumarsi freddi devono stare a una temperatura non superiore ai 10°C”.

    E per rispettare la catena del freddo, gli alimenti dovrebbero essere trasportati “su veicoli muniti di contenitori con attestazione Atp” (Accord Transport Perissable) in commercio, anche se per le loro dimensioni possono essere trasportati da moto o autocarri, “ma non da scooter o biciclette”.

    Ma questo è un altro argomento, rispetto alla sporcizia e al numero dei batteri trovati nelle sacche di trasporto.

     

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