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Cinghiali, lupi e orsi stanno colonizzando la penisola. L’etologo Enrico Alleva: «Sono pericolosi quando difendono i cuccioli o temono una minaccia»

Nicla Panciera. Cinghiali, lupi, orsi colonizzano la penisola. E quando si incontrano con l’uomo, a volte capitano incidenti, anche mortali. Professor Enrico Alleva, etologo dell’Accademia dei Lincei, perché tutte queste difficoltà?

«Oggi gitanti e cacciatori si frappongono tra madri e cuccioli o mettono alle strette qualche maschio potente; ricordiamo che tutti gli animali selvatici temono la presenza dell’uomo. Le popolazioni umane attuali, sempre più urbanizzate, hanno perso il contatto e soprattutto la cultura del rapporto con gli animali. Ad esempio, i pastori abruzzesi prevedevano con esattezza, all’imbrunire, l’attacco del lupo. Le generazioni dei pastori in Sardegna, isola senza lupi, furono culturalmente inermi. Ora sono arrivati i pastori immigrati albanesi: professionalità a prova di bomba».

Perché abbiamo perso la capacità di relazionarci con la Natura?

«I nostri bambini oggi incontrano esseri animali con un nome proprio, una biografia e caratteristiche temperamentali. Vissuti in città, da adulti considereranno purtroppo un animale come essere inanimato. Se prenderanno un cane, sarà per imitare il famoso calciatore o perché il colore del pelo si abbina con la moquette. Nella società con nuclei familiari composti sempre da meno persone, il bimbo, crescendo con tale privazione zooantropologica, considererà l’animale come un essere umano. In questo rapporto patologico, la zoomania, riverserà eccessivi affetti “a misura d’uomo” su cani e gatti, sottoponendoli invece a raffinate torture psicologiche».

Spesso si vede una soluzione nell’abbattimento dei soggetti «pericolosi» o «in esubero». Non servirebbero interventi di altra natura?

«Legambiente ha tentato di ricreare il triangolo cane pastore da lupo di razza italica, pastore tecnicamente formato e lupo singolo o in branco. Massacrare i lupi, atto illegale, può significare l’eliminazione di un elemento del gruppo che conosce la tecnica per cacciare giovani cinghiali e caprioli. Paradossalmente, se un soggetto che guida il gruppo è ucciso, il branco si dirige verso più facili prede, come pecore o giovani puledri».

Molti animali proliferano perché introdotti per il popolamento o incautamente liberati a scopo venatorio. Cosa si può fare per migliorare la nostra convivenza con gli animali?

«Alcuni anni orsono è nata la Federazione Italiana di Scienze della Natura e dell’Ambiente (www.fisna.it) che mette a disposizione delle amministrazioni locali esperti per la gestione di lupi, orsi, punteruoli rossi… Ora tocca agli amministratori».

La Stampa – 9 agosto 2015 

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