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Coletto replica a Bonfante: «Le schede ospedaliere le faccio io»

L’assessore regionale spiega le logiche con cui sarà ridisegnata la rete sul territorio provinciale: «Le strutture dismesse diventeranno case della salute». Coletto replica alla soffiata partita da Bonfante relativa alla futura programmazione sanitaria «Posti letto e primari ridotti? Notizie ubriache». In tutto il Veneto salteranno 1.900 posti letto ma, dice Coletto, «ne saranno attivati 4mila sul territorio»

«Presente quando un ubriaco dà i numeri? Ecco, lo stesso stanno facendo in Consiglio a Venezia quelli che mettono in giro schede ospedaliere fasulle, frutto di fantasiose ipotesi che non corrispondono alla realtà. Saranno sbugiardati in fretta: dai tagli dei posti letto alle apicalità, quelli messi in giro sono tutti numeri ubriachi». L’assessore regionale alla sanità Luca Coletto replica seccato alle «anticipazioni» di Franco Bonfante sul futuro riassetto della rete ospedaliera veronese. Insiste: «È carta straccia, evidentemente qualcuno ha tutto l’interesse a far circolare documenti finti con lo scopo di alzare un polverone sulla delicata partita degli ospedali. Ma, garantisco, chi dice di avere le schede del nuovo piano socio-sanitario veneto è inattendibile semplicemente perchè le schede le faccio io e, ribadisco, di pronto non c’è nulla: sono allo studio e vengono continuamente ribaltate». Tutto falso, quindi, quanto anticipato su Zevio e Caprino dismessi nel 2015, su Bussolengo-Villafranca con soli 200 posti letto, su Malcesine che ne perderebbe la metà, sull’area riabilitativa che in tutta la provincia nel giro di tre anni ne avrebbe 150 in meno e quella per acuti scenderebbe a meno 335? «Sono stanco delle chiacchiere», si innervosisce Coletto, «soprattutto di quelle che non servono a niente se non a far crescere il panico tra la gente e tra gli operatori. Ripeto, sto lavorando nell’interesse della sanità veneta e veronese in particolare: il mio obiettivo è rendere sempre più efficiente il sistema attraverso una riorganizzazione che non significa “tagli” ma semplicemente ottimizzazione dei servizi sul territorio. D’altronde, le indicazioni del governo sono chiare: bisogna razionalizzare l’offerta che non significa impoverirla ma migliorarla nell’interesse di tutti, degli utenti per primi». E via, allora, a passare in rassegna struttura per struttura, a grandi linee, il «riassetto» futuro dei presidi veronesi.

«L’ospedale di San Bonifacio funziona», comincia l’assessore, «e non sarà toccato: i posti letto resteranno gli attuali (330 ndr) mentre chi parla di apicalità ridotte (cioè i primariati) rispetto alle attuali 21, non è bene informato. Anzi, è probabile che al Fracastoro arrivi lavoro in più da fuori». Il riferimento è alla Funzione di Anatomia patologica in fase di «accorpamento» tra le tre Ulss veronesi: se per la 22 il direttore generale Dall’Ora proprio in questi giorni ha deliberato di esternalizzare al privato la lettura dei pap test (articolo nel box), per la 21 si parla di un trasferimento del servizio alla 20 cioè al Fracastoro. «Il mio critierio», chiarisce Coletto, «sarà semplicemente quello di scegliere in base ai tempi che ciascuna azienda impiega per refertare: dal momento, ad esempio, che gli screening rientrano nei Lea cioè nei Livelli Essenziali di Assistenza, l’anatomia patologica in un ospedale resta se referta nei tempi giusti altrimenti, se non è in grado di farlo, il servizio sarà trasferito ad altra struttura pubblica in grado di svolgere il lavoro». Tradotto: quella di Bussolengo finirà all’azienda ospedaliera, quella della 21 alla 20.

Anche Legnago, spiega l’assessore, è un ospedale che lavora bene e che rimarrà così com’è mentre Bovolone, Isola Della Scala e Caprino diventeranno delle «case della salute». «Con la nuova programmazione», ribadisce Coletto, «questi tre ultimi presidi saranno riconvertiti in strutture dove la gente troverà servizi, cioè farà esami radiologici e visite specialistiche mentre per le acuzie si rivolgerà agli ospedali dove c’è assistenza H 24: questa è l’unica strada verso cui dobbiamo andare, cioè lasciare agli ospedali le attività di eccellenza e al territorio le non-urgenze. Non si può più avere una chirurgia per campanile, i cittadini se ne sono resi conto, sono solo i politici a non volerlo accettare e a fare ricorsi al Tar contro le chiusure come è successo a Isola della Scala il cui destino era stato deciso ancora nel 2002 e ci ritroviamo ancora qui, a dieci anni di distanza, a parlarne». Procedendo con la «lista», si arriva a Zevio: perderà la riabilitazione o no? «Potrebbe essere ricollocata fuori dal Chiarenzi», risponde l’assessore, «non si perderà la funzionalità, non salteranno posti di lavoro nè sparirà il servizio. Stiamo valutando se e dove conviene trasferirlo». Tornando alla 22, al polo a due gambe tra Bussolengo e Villafranca, Coletto definisce «informazioni ubriache» quelle che parlano di 200 posti letto in tutto: «Saranno 200 per l’Orlandi e altri 200 per il Magalini», precisa, «ci sarà eventualmente qualche servizio accorpato, ad esempio un solo primario che gestisce la stessa specialità per entrambe le strutture ma non è certo nei programmi regionali il depotenziamento dei due ospedali».

Quanto a Malcesine che per decreto ministeriale è centro di riferimento nazionale per lo studio e la cura della poliomielite «tale è e tale resta», assicura l’amministratore regionale, «avrà una ortopedia adeguata e un punto di pronto soccorso: non nego che stiamo valutando collaborazioni con Trento, in quel caso i posti letto subiranno una rivisitazione ma non è messa in discussione la sua efficienza, anzi, stiamo vedendo come implementarla».

Valeggio resta Centro regionale di simulazione e formazione della Regione a cavallo con l’azienda ospedaliera mentre «a Caprino la psichiatria non può stare», confessa l’assessore, «e quindi sarà molto probabilmente trasferita a Bussolengo perchè non può funzionare in un ospedale di comunità sprovvisto di pronto soccorso: è chiaro, no?».

Questo potrebbe essere, passibile di ulteriori aggiustamenti, il nuovo assetto della rete ospedaliera veronese. «Ripeto», conclude Coletto, «è un canovaccio su cui stiamo lavorando, ogni giorno la situazione cambia e le bozze sono in progress: sarà la giunta a formalizzare il piano e questo, forse, è quello che infastidisce il Consiglio. Detto questo vorrei tranquillizzare i cittadini e chi la sanità la fa in prima linea tutti i giorni: ai detrattori che lanciano l’allarme per il “taglio” di 1900 posti letto negli ospedali della Regione io rispondo che ne saranno attivati 4mila sul territorio sfruttando strutture dismesse che saranno riconvertite in case della salute».

L’Arena – 20 dicembre 2013

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