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Colpo di trebbia sul mais fuorilegge. Il test conferma: è Ogm “vietato” della Monsanto. Sei ettari rasi al suolo a Guarda Veneta per evitare il rischio di contagio delle colture vicine

Il verdetto dei laboratori è arrivato e conferma l’ipotesi formulata dal Corpo Forestale: il mais cresciuto nei circa sei ettari a Guarda Veneta è geneticamente modificato. Il responso degli accertamenti condotti dall’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche sui campioni prelevati con il primo sopralluogo è che si tratta della più celebre delle varietà transgeniche, il Mon810, prodotto dalla multinazionale Monsanto.

Ed è per questo che, dopo il sequestro disposto già nei giorni scorsi, ieri è stata avviata la trebbiatura e la distruzione di tutto il granturco Ogm seminato e fatto crescere nonostante l’esplicito divieto in vigore in Italia.

Già verso le 14 la Forestale si è presentata alla piantagione che si estende fra via Zanon e via Pisana, al confine con il territorio di Bosaro, di proprietà di un imprenditore agricolo originario di un terzo paese mediopolesano, per sorvegliare le operazioni di taglio che, in realtà, sono iniziate parecchie ore dopo, visto che è stato necessario rinvenire una grossa trebbiatrice, fatta giungere da Villadose, e, soprattutto, disporre un piano di raccolta che evitasse al massimo il rischio di contaminazione. Lo stesso proprietario si era offerto di eseguire lui stesso l’operazione di taglio, ma è stato ritenuto opportuno che venisse eseguita con macchinari che garantissero un maggior livello di sicurezza dal punto di vista della dispersione. La rapidità dell’intervento è stata dettata anche dal fatto che ormai i fiori erano sul punto di dischiudersi e liberare così il polline che, fra vento ed insetti, avrebbe potuto disperdersi rapidamente in un’area difficile da circoscrivere. I dettagli di tutta l’operazione che ha portato al rinvenimento della coltivazione Ogm nel cuore della Pianura Padana saranno illustrati oggi in Procura a Rovigo in un’apposita conferenza stampa.

Nel frattempo, il comandante provinciale del Corpo Forestale Gianfranco Munari ribadisce «il rilievo e la portata dell’indagine», che rientra nell’ambito di un programma di controlli su tutto il territorio nazionale, condotta anche grazie ad uno specifico test che rileva la presenza dell’endotossina specifica del Mon810. Particolarmente delicate le operazioni di raccolta e successiva distruzione del mais Ogm, alla quali vengono accompagnati ulteriori campionamenti nelle coltivazioni circostanti per verificare se e a quale livello si siano verificate contaminazioni. L’allarme su questo possibile tipo di rischi è stato lanciato, già a poche ore dal sequestro, in particolare dai vertici regionali e provinciali di Coldiretti, che avevano rimarcato la necessità di agire rapidamente. E l’azione, portata avanti dalla Forestale, coordinata dal sostituto procuratore Fabrizio Suriano, titolare dell’indagine, è stata in effetti rapidissima, con la piantagione trebbiata per poi essere avviata a distruzione già poche ore dopo il responso arrivato dai laboratori. L’imprenditore agricolo, assistito dall’avvocato Debora D’Aquino, al momento preferisce non rilasciare alcuna dichiarazione e questo sembra segnare una differenza rispetto al caso che ha fatto scuola, ma non ancora giurisprudenza visto che la vicenda processuale è ancora in corso, del friulano Giorgio Fidenato, protagonista di una vera e propria crociata pro-Ogm.

Il Gazzettino – 8 luglio 2016 

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