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Con i contagi in risalita la qualità dell’aria in aula ritorna un tema centrale. Le iniziative in campo ventilazione e non solo

Maria Chiara Voci, Il Sole 24 Ore. Da una parte la curva dei contagi Covid che, con il ritorno in classe, continua ad autoalimentasi. Dall’altra, la vittoria del centro destra e, in particolare, di Giorgia Meloni che – più di ogni altro politico – si è spesa negli ultimi due anni per il sostegno alle misure di ricambio meccanizzato dell’aria come soluzione per contenere la pandemia fra i banchi. In più, l’inverno alle porte e la crisi energetica che impone attenzione nella dispersione di energia e di calore e mette un freno alla possibilità di aprire con costanza le finestre. Tutti questi ingredienti, mixati insieme, riaccendono il dibattito sulla qualità di ciò che si respira in classe. Discussione che non è per nulla in discesa.

A livello normativo, almeno sulla carta, una presa di posizione più chiara da parte dello Stato sembra esserci. Anche grazie ai test sul campo eseguiti nella Regione Marche (che lo scorso anno ha dato fondi alle scuole per installare la ventilazione meccanica controllata in aula ottenendo dei buoni risultati nel contenimento pandemico), le tanto attese linee guida dell’Iss che definiscono le specifiche tecniche per l’adozione di dispositivi mobili di purificazione e impianti fissi di aerazione nelle scuole sono state pubblicate. Insieme a un documento di indicazioni strategiche sulla mitigazione delle infezioni da Sars-Cov-2 nelle scuole, elaborate sempre dall’Iss con i ministeri della Salute e dell’Istruzione e la Conferenza delle Regioni.

In entrambi si riconosce come il ricambio d’aria ottimale in uno spazio indoor corrisponda a 10 L/secondo/persona, così come definito dall’Oms: nel caso di un’aula con 25 alunni servono portate d’aria di circa 800-1.000 m3/h (a seconda del volume e dell’altezza dell’aula), così da richiedere macchine specifiche (non vanno bene quelle per ambienti residenziali, ndr). Indicata però una strada da seguire, nessuna norma dice come procedere e dove trovare i fondi per dotarsi di impianti di ventilazione. Ai dirigenti scolastici viene chiesto di rivolgersi alle autorità competenti (cioè ai Dipartimenti di prevenzione delle Asl e alle Arpa) per svolgere le attività preliminari di monitoraggio della qualità dell’aria nel proprio istituto, ma mancano tecnici e competenze per garantire a tutti e in tempi rapidi le analisi preventive. Inoltre non ci sono risorse specifiche (se non da parte di alcune Regioni) per sostenere le spese necessarie alla messa in sicurezza. «Le linee guida non danno indicazioni pratiche, mettono in difficoltà presidi e tecnici dell’Arpa e non consentono una reale assunzione di responsabilità – spiega Giorgio Buonanno, docente di Fisica Tecnica all’università di Cassino ed esperto di termodinamica -. Una soluzione più semplice sarebbe stata quella di puntare direttamente sulla ventilazione meccanica».

Sebbene le linee guida facciano capire fra le pieghe che c’è una distinzione fra sistemi di Vmc e dispositivi per il ricambio dell’aria, la distinzione non è così evidente e di presta all’interpretazione a seconda delle convenienze di mercato. «Un messaggio profondamente errato, che non tiene conto oltretutto di come al di là del contagio da Sars-Cov-2 gli inquinamenti nell’aria siano diversi – commenta Damiano Sanelli, tecnico ambientale in biosicurezza, Partner 24 ed esperto di indoor air quality -. Nella mia esperienza, non ho mai trovato un’unica soluzione capace di portare la situazione al rischio zero. Pertanto occorre diffidare del marketing che promette miracoli, evitare di pensare che un purificatore da solo, che non ricambia l’aria, possa sanificarla. Al contrario è sempre corretto rivolgersi a un team di esperti che, valutato il rischio, propongano un mix di soluzioni vincenti. Perché la tecnologia c’è, ma bisogna saperla applicare».

In generale, la vera opportunità discende comunque dal dibattito. Il fatto che a scuola si parli di aria è comunque importante. A questo proposito, sono diverse le iniziative sostenute anche da big player del settore. Ad esempio, da Dyson che con la campagna “La scienza dell’aria” e il relativo progetto educational realizzato con il supporto della James Dyson Foundation, mira a sensibilizzare in Lombardia oltre 8mila studenti per spiegare che ogni essere umano respira ogni giorno 9mila litri di aria, che ciò che immettiamo nel nostro organismo va controllato e che gli inquinamenti non sono tanto negli spazi outdoor, quanto più in quelli indoor. Così anche altre aziende, come la Helty, la Vortice o la Nylan-Exrg, in campo sul mercato con soluzioni Vmc targhettizzate per le scuole, sono in prima linea nel proporre azioni puramente didattiche e di sensibilizzazione degli studenti, con il coinvolgimento di artisti o educatori. Al di là delle iniziative spot, tocca ora al nuovo governo concretizzare nei fatti la promessa (elettorale e non solo) per un’aria più pulita a scuola.

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