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Congedo ai papà, la Ue vota per dieci giorni obbligatori. Per gli uomini anche due mesi di assenza non cedibili alla madre. L’Italia ha tre anni per adeguarsi

Corsera. Dieci giorni di congedo per i neopapà. Per l’Italia vorrà dire raddoppiare l’assenza obbligatoria di paternità quando nasce un figlio: oggi il nostro Paese è fermo a cinque giorni pagati al 100%.

Ma non è questa l’unica novità introdotta dalla direttiva approvata giovedì scorso dal Parlamento europeo. La seconda riguarda il congedo parentale. Oggi in teoria disponibile anche per gli uomini, nella pratica usato solo dalle donne. E il motivo è semplice. Il congedo parentale oggi è fino a 6 mesi per le madri e fino a 7 per i padri. In tutto però non può superare gli 11 mesi. Ogni coppia decide come giocarsi il «pacchetto» tenendo conto che solo i primi sei sono pagati al 30% dello stipendio. Quando si tratta di rinunciare al 70% di una delle due buste paga, si assenta dal lavoro chi nella coppia guadagna di meno. Nella maggioranza dei casi la madre.

La nuova direttiva europea introduce due mesi per i papà non «cedibili» alle compagne. La norma incoraggia ad alzare l’indennità per i padri perché — spiega la nota introduttiva della direttiva — in questo modo il tasso di utilizzo da parte dei padri aumenta e questo favorisce l’occupazione delle madri.

Tutti i parlamen-tari italiani hanno votato a favore. Toia (Pd): un importantepasso avanti

La nuova norma è passata con 490 voti a favore, 82 contrari e 48 astenuti. Tutti a favore i parlamentari europei italiani. «Si tratta di un importante passo avanti. Anche per il nostro Paese — dice tra gli altri Patrizia Toia, per il Pd al parlamento europeo —. Con questa normativa gli uomini saranno incoraggiati a partecipare di più al lavoro di cura all’interno della famiglia. E questo è un vantaggio per tutti: loro stessi, le mogli-compagne e i figli».

Soddisfazione anche nel sindacato. «Ci auguriamo che l’applicazione della direttiva work life balance sia l’occasione per aprire nel nostro Paese un confronto sulla necessità di estendere e retribuire maggiormente il sistema dei congedi per la genitorialità — auspica Giorgio Graziani, segretario confederale Cisl —. Anche attraverso forme di incentivazione della contrattazione collettiva che innova nel campo della conciliazione vita-lavoro».

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