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Consiglio veneto approva mozione per l’obiezione alla 194: è polemica

Ca’ Farsetti. La mozione per evitare limiti al «no» dei medici votata da un pezzo di maggioranza scatena le critiche. La Consulta delle donne: ritiratela. La Cgil: attacco ai diritti, vergogna

VENEZIA – Il consiglio approva una mozione a favore dell’obiezione di coscienza alla legge 194, la maggioranza si spacca e esplode la polemica in città, con il Pd nell’occhio del ciclone. Tutto è nato lunedì quando Franco Conte, consigliere Pd, ha presentato un documento contro la mozione parlamentare che introduce un limite all’obiezione dei medici. Nessuno sembrava aver preso seriamente l’ordine del giorno che impegna il sindaco a tutelare il diritto di chi non vuole prescrivere la pillola del giorno dopo o procedere con l’interruzione di gravidanza. Ma quando è iniziata la discussione i toni si sono accesi. In Comune, Fds, M5S, Psi hanno gridato allo scandalo. Nemmeno l’argomentazione («il Comune non ha competenze in materia di leggi nazionali»), sollevata da più consiglieri e dal sindaco Giorgio Orsoni, è riuscita a sospendere il voto e con 16 sì bypartisan di Pdl, Udc, Idv e 9 consiglieri del Pd la mozione è stata approvata. Otto i no (Beppe Caccia, In Comune, Sebastiano Bonzio, Fds, Roberto Turetta e Jacopo Molina, Pd, Renzo Scarpa, Gruppo misto, Gianluigi Placella, M5S, Luigi Giordani, Psi e Sebastiano Costalonga, Fratelli d’Italia), 5 astenuti tra cui Orsoni.

Passata la notte è scoppiato il caos. La prima a dare fuoco alle polveri è stata la consigliera di In Comune Camilla Seibezzi, assente lunedì sera. «Venezia perde la bussola – dice – Una babele dei diritti civili serpeggia tra i banchi di alcuni partiti del consiglio comunale, un consigliere del Pd propone una mozione che tradisce i principi delle legge 194 e il suo partito lo segue». L’indignazione è stata contagiosa. La Consulta delle cittadine ieri ha scritto al sindaco, alla giunta e al consiglio comunale. «Chiediamo il ritiro della mozione – si legge nella lettera di Maria Teresa Menotto, presidente – La legge 194 già prevede l’obiezione, il cui diritto non è sotto attacco tant’è che la media di chi obietta è così alta da non garantirne l’applicazione». Ad esempio, nell’Usl 12 su 18 ginecologi 16 sono obiettori, nell’Usl 10 su 17 ginecologi 13 sono obiettori, nell’Usl 13 su 24 medici obiettano in 18 fino al record di Chioggia dove sono obiettori 7 medici su 7. Grida «vergogna» Teresa Dal Borgo, segretaria confederale di Cgil. «La Cgil esprime sdegno e contrarietà – dice – Assistiamo ad un arretramento sul piano dei diritti civili anche da parte di consiglieri del centrosinistra». A metà pomeriggio arriva il documento di tre consiglieri comunali del Pd che avevano votato a favore della mozione, Emanuele Rosteghin, Gabriele Scaramuzza e Gianluca Trabucco: «Ci riconosciamo pienamente nella mozione presentata al Parlamento e crediamo che la 194 vada attuata, l’obiezione di coscienza non deve limitare i diritti riconosciuti dalla legge, gli enti responsabili devono predisporre tutte le misure necessarie». La correzione di tiro non placa le polemiche. «Il voto di ieri mostra che il governo Orsoni è giunto al capolinea», dicono Placella e Scarpa. «Il sì a quella mozione è abominevole – tuona Bonzio – le commissioni si riuniscano per avviare un serio esame sull’applicazione della 194 a Venezia».

13 giugno 2013

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