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Consiglio veneto. Più dirigenti e più soldi, opposizioni in rivolta: provvedimento ritirato. La Giunta: stop per motivi tecnici, comunque si risparmia

Non c’è pace per il bilancio regionale e per il maxiemendamento presentato dall’assessore Gianluca Forcolin, che la Lega aveva salutato come foriero di risparmi per 96 milioni di euro. Già sottoposto al fuoco di fila delle minoranze mercoledì in commissione per i robusti tagli a sanità, sociale e cultura, il provvedimento ha fatto esplodere le opposizioni anche ieri, quando si è scoperto che nelle sue pieghe venivano contemplati aumenti di stipendio per molti dirigenti (quattromila euro l’anno) e reintrodotte le figure dei vicecapo segreteria degli assessori.

E di fronte alla levata di scudi compatta di tutti i suoi avversari, che promettevano (parole del M5S Berti) «un Vietnam» nel consiglio regionale di oggi, la Giunta è corsa ai ripari, annunciando in serata il ritiro della parte relativa al personale. I bene informati assicurano che lo stesso presidente Luca Zaia sia rimasto sorpreso dell’iniziativa portata in commissione. Che lo ha fatto finire nel mirino delle opposizioni.

I consiglieri del Pd Piero Ruzzante e Stefano Fracasso, parlando di «turbata», gli hanno dato del «Pinocchio preso con le dita nella marmellata» per le 16 unità di personale in più, rispetto alla legge regionale approvata solo nel 2012, che verrebbero assegnate alle segreterie di presidente e assessori.

«Il regalo che Zaia e la Giunta si fanno a spese dei veneti ammonterà a circa 3.300.000 euro. Ma siccome l’appetito vien mangiando, Zaia ripristina anche la figura del vice-caposegreteria degli assessori: ulteriore regalo a spese dei veneti, che comporterà un aumento di spesa, nell’arco della legislatura, di circa 420mila euro. E pensare che nello stesso emendamento ci sono pesantissimi tagli di bilancio ai danni dei malati di Alzheimer, delle persone cieche e sorde, dei centri antiviolenza sulle donne, per non parlare dei tagli a comparti vitali come agricoltura, turismo, cultura».

Sulla stessa linea i tosiani Andrea Bassi, Stefano Casali, Maurizio Conte e Giovanna Negro che attaccano il «colpo di spugna che elimina una sfilza di contributi essenziali ai cittadini, mentre si è scelto di destinare 400mila euro ai ‘Servizi a favore delle produzioni zootecniche’ per la tenuta dei libri geneaologici».

Anche i 5 Stelle hanno annunciato battaglia: «Abbiamo già smascherato e fatto saltare la vomitevole Notte delle marchette, che di milioni ne valeva 50. Ora portiamo alla luce i dettagli più nascosti della sforbiciata da 100 milioni: loro hanno la macchina del fumo, buttano avanti il fondo per le calamità, voluto da subito dal M5S, ma nascondono i tagli al sociale e alla cultura». E «i conti non tornano» anche secondo il senatore Udc Antonio De Poli.

Così la Giunta risponde che «la parte relativa alla legge 54/2012 sugli organici delle segreterie degli assessorati sarà esclusa dal maxi emendamento». Ma precisa che ciò avverrà «per motivi esclusivamente tecnici», in quanto «la materia è stata giudicata non compatibile con le altre questioni economico-finanziarie del provvedimento» e rinvia quel capitolo a una prossima seduta del Consiglio. Ma rivendica la legittimità del provvedimento: alla fine gli addetti sarebbero 66, numero che «rientra pienamente nei parametri fissati dalle vigenti leggi regionali che prevedono una riduzione degli organici di un terzo. Il numero complessivo del personale addetto agli uffici di diretta collaborazione degli assessori era infatti pari a 100 unità nella precedente legislatura. E per effetto del taglio si produrrà un risparmio di 922.896 euro annui».

Il Gazzettino – 25 settembre 2015 

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