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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Contagi verso quota tremila. E il Viminale manda i militari. Carenza di mascherine e guanti per medici e infermieri
    Notizie ed Approfondimenti

    Contagi verso quota tremila. E il Viminale manda i militari. Carenza di mascherine e guanti per medici e infermieri

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati4 Ottobre 2020Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Mascherine all’aperto e coprifuoco per bar e ristoranti, con l’esercito in strada a impedire assembramenti da movida. Eccoci, ci risiamo. Il picco di contagi del giorno, 2.844, ci riporta alla seconda decade di aprile, quand’eravamo ancora in pieno lockdown, e così ecco che s’alzano barricate e s’ammassano truppe, con la chiara percezione che la battaglia stia per ricominciare.
    Dopo il Lazio scatta l’obbligo di mascherina all’aperto anche in Puglia e (ma solo in presenza di assembramenti) nelle Marche, più una serie di piccoli Comuni che vanno da Pescia nel Pistoiese a Bari Sardo nell’Ogliastra. Chi non si adegua rischia multe da 400 a 3.000 euro. Non sono misure peregrine di amministratori ipocondriaci: «Non posso tacere la preoccupazione per l’aumento del ritmo del contagio della pandemia e il dolore per le vittime che giorno per giorno vediamo registrare», ha detto ieri il presidente Mattarella. Traballa persino la serie A: saltano partite, intere squadre sono in quarantena.
    La forza crescente del virus ha spinto il Viminale a autorizzare i prefetti a mettere in campo l’esercito per tenere a bada la movida impedendo assembramenti: in «specifici quadranti territoriali e in determinate fasce orarie, in cui risulti maggiore il rischio di assembramenti», potranno affiancare le polizie locali «con l’eventuale ausilio del personale militare appartenente al dispositivo Strade Sicure ». Ricollocando dunque i militari sulla nuova emergenza, senza aumentare il contingente usato per scopi civili.
    E mentre si agisce nell’immediato per arginare l’epidemia, sul tavolo del presidente del Consiglio c’è la bozza del nuovo decreto che potrebbe estendere a tutto il Paese l’obbligo di mascherina all’aperto. Se il famigerato indice “Rt” sui contagi non tornerà sotto controllo, potrebbero essere autorizzate chiusure anticipate serali per i locali pubblici come bar, pub e ristoranti, e l’eventuale chiusura per barbieri e parrucchieri: secondo le anticipazioni il Dpcm, che sarà varato mercoledì 7, lascerà alle singole Regioni la possibilità di misure restrittive locali nelle zone in cui il virus dovesse colpire più duramente.
    Il Dpcm confermerà anche il limite dei mille presenti per gli eventi all’aperto e dei 200 per quelli al chiuso: il Cts è preoccupato perché regioni come l’Emilia Romagna e la Lombardia non stanno rispettando le regole, con palazzetti troppo affollati. Ma il Cts è preoccupato soprattutto per un’altra emergenza: pare incredibile, ma dopo tutti questi mesi dalla grande paura di marzo mancano negli ospedali le mascherine Ffp2 e Ffp3, indispensabili per gli operatori sanitari indaffarati coi pazienti Covid. I 178 medici morti con il camice bianco, senza contare infermieri e operatori, non sono bastati per rifornire in tempo gli ospedali alla vigilia della seconda ondata. Lunedì il commissario Arcuri riferirà al Cts come pensa di risolvere il problema.
    I numeri, infine, che non sono buoni neanche un po’: i morti salgono a 27 morti e non era andata mai così male da luglio; gli attualmente positivi sono 55.566, con 3.205 ricoverati e 297 malati in terapia intensiva, i contagi totali sono 322.751 con 35.968 morti e 231.217 guariti. L’incremento degli attualmente positivi (+1.569) torna a superare e distaccare quello dei guariti (+1.247).
    REPUBBLICA
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    Cristina Fortunati
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