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Conto annuale sul pubblico impiego. Cala il personale del Ssn ma il costo del lavoro è il più alto della Pa

ragioneriageneralestato--400x300di Manuela Perrone. Continuano a diminuire i dipendenti pubblici: secondo il Conto annuale della Ragioneria dello Stato per il 2012 a fine 2013 è probabile una riduzione «sui livelli registrati nel 2012» (-1,4% sul 2011 per un calo di 45.000 unità). Nei primi sei mesi dell’anno nel quale si è confermato il  blocco del turn over si è registrata una riduzione della consistenza del personale complessiva dello 0,62%. Per il Ssn personale in calo, precari compresi, ma costo del lavoro sempre alto. Il personale stabile. Nel 2012 i dipendenti della Pa a tempo indeterminato erano 3.238.474 (il 5,6% in meno rispetto ai 3,4 milioni del 2007), il 55,5% dei quali è donna. La presenza femminile in termini percentuali continua a crescere ovunque, ma soprattutto nei settori dove è già largamente preminente: scuola e Servizio sanitario nazionale.

In generale, il personale a tempo indeterminato si concentra per oltre due terzi in soli tre settori: la scuola (28,75%), la sanità (22,13%) e le Regioni e gli enti locali (15,92%). Il comparto più “asciugato” è la scuola, ma tutti i settori sono stati interessati dalla dieta, in particolare i ministeri, le autonomie locali e gli enti pubblici non economici.

Per il Ssn la contrazione di dipendenti nel 2012 è stata di circa 9.000 unità (-1,3% rispetto al 2011 e anche al 2007), in linea con quella di tutto il pubblico impiego: dai 680.610 lavoratori stabili del 2007 si è arrivati a 672.051. Nei primi sei mesi del 2013 il personale dipendente risulta in calo dello 0,23 per cento. Un rallentamento del trend in calo, che invece prosegue con ritmi sostenuti per enti locali, ministeri, agenzie fiscali e vigili del fuoco.

Il personale precario

Nelle Regioni e nel Ssn si concentrano, equamente suddivise, i due terzi delle unità annue di tempo determinato (le “unità annue” si ottengono sommando distintamente per categoria e per genere i mesi lavorati dal personale a termine e dividendo il totale di ciascuna categoria per i dodici mesi dell’anno). Su 80.413 precari, parliamo di oltre 27.000 impiegati sia nelle Regioni che nella sanità pubblica (il 3,9% del totale). Valori in calo, va però sottolineato: -8,7% nel Ssn rispetto al 2011 e -24,6% rispetto al 2007.

Nel 2012, in tutta la Pa, sono state registrate quasi 2.300 stabilizzazioni, di cui 1.449 nel Ssn. Ma l’effetto delle norme che le hanno consentite – Finanziaria 2007, Finanziaria 2008 e legge 102/2009 – si sta esaurendo.

Sia le Regioni che il Servizio sanitario continuano a registrare cali della spesa per il personale precario. Per la sanità il costo per il tempo determinato (è l’unico comparto a inviare i valori di competenza e non di cassa) risulta in diminuzione del 5% rispetto al 2011, per un calo complessivo del 7% rispetto al 2007. La spesa per i contratti di formazione lavoro si è praticamente azzerata.

Co.co.co e consulenze

Nel 2012 il numero dei contratti di collaborazione è tornato a ridursi, dopo la stasi dell’anno precedente: in tutto sono stati 37.443, dei quali 6.856 nel Ssn, in calo del 7% rispetto al 2010. Una «riduzione apprezzabile», nota la Ragioneria, «che ha portato i valori di quest’anno quasi a dimezzaere quelli del 2007».

Anche la spesa per il Servizio sanitario è più che dimezzata (-53,8% rispettp al 2007), a quota 130,88 milioni di euro. Ma il costo resta elevatissimo. «Pur avendo un numero di contratti assai inferiore a quello dell’Università o delle Regioni e autonomie locali – si legge nell’analisi del Conto annuale – presenta un costo assai superiore alla spesa di questi due comparti. In termini di valori medi ciò significa i 19.000 euro medi del costo di un co.co.co nella sanità sono quasi il doppio del costo medio di un co.co.co negli enti locali e poco meno del triplo di quello nelle università».

Stesso andamento per gli incarichi libero professionali per attività di studio, ricerca e consulenza: nel Ssn sono stati 13.422 (su un totale di 70.884 nell’intera Pa), il 5% in meno rispetto al 2010. Ma i 20mila euro di costo medio della sanità sono oltre il quadruplo di quello degli enti locali, della ricerca o delle università.

Il costo del lavoro

L’analisi del costo del lavoro sconta sempre la peculiarità della sanità, che effettua la rilevazione col criterio della competenza. Comunque sia, per la prima volta il Servizio sanitario nazionale ha superato la scuola, assorbendo il 25% della spesa contro il 24,95% della scuola. «Occorre ricordare – dice la Ragioneria – che la scuola, con all’incirca il 28,8% del totale del personale pubblico, occupa circa 340mila persone in più del comparto sanità che ne impiega il 22,1%». Un incremento che non va spiegato con l’incremento della spesa per il personale della sanità «ma con la marcata riduzione di quella della scuola», a causa delle manovre che si sono succedute e che nei soli esercizi 2011 e 2012 hanno portato a una riduzione di circa 3,2 miliardi e di circa 30mila unità.

Il personale Ssn costa 40 miliardi di euro (su 160,4 complessivi), un valore pressoché stabile negli ultimi anni (-1,2% rispetto al 2011 ma +2,8% rispetto al 2007). Stabile anche la spesa per le retribuzioni lorde dei lavoratori a tempo indeterminato, a quota 27 miliardi di euro. Ma se si guarda alle retribuzioni medie annue dal 2007 sono cresciute nella sanità dell’8,4%, per un valore assoluto di 38.781 euro nel 2012. Merito esclusivo dell’ultimo contratto, visto il blocco dei successivi.

Conto annuale 2012: la sintesi

Conto annuale 2012: l’analisi 2007-2012

Il Sole 24 Ore sanità – 17 dicembre 2013 

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