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Contratti a termine più flessibili per tutti. Fino a 36 mesi senza «causale»

Contratti a termine liberi, per tutte le aziende e in tutta Italia, fino al 31 dicembre 2016. È la proposta del fronte imprenditoriale presentata ieri al governo e al Parlamento.

«Al fine di favorire l’occupazione, specialmente giovanile, ed anche tenendo conto dell’evento Expo 2015», dice la bozza di emendamento messa a punto dalle imprese, per i prossimi tre anni e mezzo, le aziende dovrebbero avere la possibilità di stipulare con la stessa persona uno o più contratti a termine, per un massimo di 36 mesi, senza dover indicare alcuna «causale», cioè alcun motivo.

La differenza rispetto alle norme vigenti è notevole, perché adesso si può fare solo il primo contratto a termine senza indicare la causale e per una durata massima di 12 mesi. Se passasse invece la proposta delle imprese, si potrebbero fare fino a 6 contratti a termine di seguito, dice la bozza di emendamento, per una durata massima complessiva di 36 mesi e con un intervallo tra l’uno e l’altro di soli 5 giorni. Molto meno dei 60 giorni (90 per i contratti di durata superiore a sei mesi) previsti dalla legge Fornero e ridotti a 10 e 20 giorni dal ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, col decreto legge approvato dal consiglio dei ministri il 28 giugno.

La proposta è stata messa a punto congiuntamente da Confindustria, Abi (banche), Ania (assicurazioni), Rete Imprese Italia (artigiani e commercianti) e Alleanza delle cooperative che la ritengono «perfettamente in linea con le disposizioni comunitarie in materia» ed è stata inviata ieri allo stesso Giovannini e ai presidenti delle commissioni Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi, e della Camera, Cesare Damiano. Il decreto legge 76 del 28 giugno è attualmente all’esame della commissione di Palazzo Madama, dove oggi scade il termine per la presentazione degli emendamenti da parte dei gruppi politici mentre il relatore di maggioranza e il governo potranno presentare le loro proposte di modifica anche successivamente. Ed è proprio a loro che è diretto l’emendamento messo a punto dalle imprese, che già nelle audizioni in commissione, martedì scorso, avevano anticipato la richiesta di un intervento forte di liberalizzazione dei contratti a termine in occasione dell’Esposizione universale del 2015 a Milano.

La richiesta del fronte imprenditoriale è sostenuta in pieno da Sacconi, che auspica «tre anni di deregolamentazione spinta per tutta Italia, per tutte le imprese e per tutti i rapporti di lavoro». Proprio ieri Sacconi ha firmato un suo emendamento che ha per oggetto «Misure straordinarie per l’occupazione in occasione di Expo 2015» e che prevede, fino al 31 dicembre 2015 (quindi un anno in meno del periodo proposto dalle imprese) 6 interventi: abolizione della causale sui contratti a termine; liberalizzazione dei lavori a chiamata; del lavoro in somministrazione; aumento da 2mila a 5mila euro del limite dei compensi per il lavoro accessorio; contratti a progetto con la causale Expo 2015; ampliamento della possibilità di ricorrere al telelavoro.

Questa linea è invece decisamente contrastata dai sindacati. «La segreteria della Cgil ritiene sbagliate, inutili, incomprensibili e impraticabili le ipotesi di ulteriori deregolamentazioni dei rapporti di lavoro», fa sapere la confederazione guidata da Susanna Camusso. Secondo il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, la materia dovrebbe essere regolata tra le parti sociali senza interferenze legislative. Sulla stessa linea la Uil, che con Guglielmo Loy chiede alla politica «di non usare le relazioni industriali come clava nei rapporti interni o esterni alla maggioranza». Con i sindacati il Pd: «Con la scusa dell’Expo, Sacconi vuole precarizzare i lavoratori», dice Cecilia Carmassi, responsabile lavoro del partito.

Già oggi i contratti a termine sono i più utilizzati dalle imprese: l’anno scorso 6,5 milioni su 10 milioni di rapporti di lavoro attivati. Ma l’abolizione della causale (oggi limitata al primo contratto) impedirebbe al lavoratore di ottenere dal giudice l’assunzione a tempo indeterminato in caso di violazione della stessa (per esempio perché si sono svolte mansioni diverse) e ciò, secondo le imprese, incoraggerebbe le aziende a stipulare molti più contratti a termine.

Enrico Marro – Il Corriere della Sera – 12 luglio 2013

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