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Contratti. Istat: tre milioni di dipendenti pubblici in attesa di rinnovo da 7 anni. Retribuzioni sempre al palo

contratto29aprDall’ultima rilevazione dell’Istituto i contratti in attesa di rinnovo sono 45. In generale per quanto riguarda le retribuzioni a marzo 2016 rispetto al 2015 sono cresciute dello 0,8%. Nulla perà la crescita per i dipendenti pubblici mentre nel privato crescono dell’1%. “Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo sono 45 (di cui 15 appartenenti alla pubblica amministrazione) relativi a circa 7,6 milioni di dipendenti (di cui circa 2,9 milioni nel pubblico impiego)”. È quanto comunica l’Istat nel suo ultimo rilevamento su contratti e retribuzioni. “Alla fine di marzo – rileva l’Istituto – la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 59,2% nel totale dell’economia e del 47,3% nel settore privato. L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 39,9 mesi per l’insieme dei settori e di 18,2 mesi per quelli del settore privato. Per quanto riguarda le retribuzioni contrattuali orarie il dato rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta dello 0,8% nei confronti di marzo 2015. Il report

Complessivamente, nei primi tre mesi del 2016 la retribuzione oraria media è cresciuta dello 0,8% rispetto al corrispondente periodo del 2015.

Con riferimento ai principali macrosettori, a marzo le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dell’1,0% per i dipendenti del settore privato (0,8% nell’industria e 1,2% nei servizi privati) e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.

I settori che a marzo presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (3,4%); energia elettrica e gas, commercio (entrambi 1,9%). Si registrano variazioni nulle nei settori della metalmeccanica, delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione.

Stipendi, Istat: mai così bassa la crescita nel primo trimestre: +0,8%. Attesa record per rinnovare i contratti

L’incremento delle retribuzioni contrattuali orarie su base annua nei primi tre mesi del 2016 è il più basso mai registrato dall’Istat dall’inizio delle serie storiche, nel 1982, 34 anni fa. A marzo 2016, l’indice rimane invariato rispetto a febbraio e aumenta dello 0,8% nei confronti di marzo 2015. Quasi due anni di attesa per un nuovo accordo di lavoro

Mini crescita per gli stipendi degli italiani. L’incremento delle retribuzioni contrattuali orarie, spiega l’Istat, nel primo trimestre del 2016 si ferma al +0,8% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Si tratta dell’aumento più basso mai registrato dall’istituto di statistica dall’inizio delle serie storiche, nel 1982, 34 anni fa. Al di là del dato trimestrale, lo stallo è confermato anche dai dati mensili: a marzo 2016, l’indice rimane invariato rispetto a febbraio e aumenta dello 0,8% nei confronti di marzo 2015. E in questo quadro, l’Istat registra anche un altro record negativo: l’attesa media per il rinnovo dei contratti sfiora i due anni, arrivando ai 23,6 mesi.

Nel dettaglio, le retribuzioni dei dipendenti del settore privato vedono un incremento tendenziale dell’1% (0,8% nell’industria e 1,2% nei servizi privati) e una variazione nulla quelli della pubblica amministrazione, a causa del blocco della contrattazione. E gli stipendi degli statali non sembrano destinati ad aumentare di molto nemmeno in futuro, dato che in legge di stabilità il governo ha messo sul piatto solo 300 milioni di euro per il rinnovo. I settori che a marzo presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (3,4%); energia elettrica e gas, commercio (entrambi 1,9%). Si registrano variazioni nulle nei settori della metalmeccanica, delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione.

A incidere sulla bassa crescita delle retribuzioni è la situazione di stallo dei contratti di lavoro. A marzo 2016 il tempo d’attesa per il rinnovo raggiunge i 23,6 mesi, il tempo massimo mai registrato dall’Istat dall’inizio delle serie storiche (nel 2005). Considerando solo i lavoratori con contratto scaduto, i mesi di attesa sono in media 39,9, oltre tre anni, in aumento rispetto allo stesso mese del 2015 (39,3). La quota di dipendenti in attesa di rinnovo è pari al 59,2%, in diminuzione rispetto al mese precedente (60,5%), e per il solo settore privato si attesta al 47,3% (era 49% a febbraio). Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo sono 45 (di cui 15 appartenenti alla pubblica amministrazione, che sconta il blocco della contrattazione) e riguardano circa 7,6 milioni di dipendenti (di cui circa 2,9 milioni nel pubblico impiego).

Alla fine del mese di marzo 2016 tra i contratti monitorati dall’indagine si è registrato il recepimento di due nuovi accordi: gomma e materie plastiche, laterizi e manufatti in cemento, quest’ultimo rinnovato prima della sua naturale scadenza. Nello stesso periodo nessuno contratto è scaduto. Alla fine di marzo 2016 sono in vigore 30 contratti che regolano il trattamento economico di circa 5,3 milioni di dipendenti e rappresentano il 38,7% del monte retributivo complessivo.

QS e il Fatto quotidiano – 28 aprile 2016

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