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Contratto dirigenza medica e sanitaria, prima fumata nera all’Aran sull’esclusività nel monte salari. Intersindacale: «Serve certezza sulle risorse»

La volontà di arrivare a un contratto «vero» per la dirigenza medica e sanitaria ci sarebbe ma per il momento all’Aran la fumata è nera sulla possibilità di includere l’indennità di esclusività nel monte salari, richiesta considerata dall’Intersindacale della dirigenza medica e sanitaria una sorta di pre-condizione della trattativa sul rinnovo contrattuale. L’atto di indirizzo è infatti bloccato al Mef e il ministero non ha dato ancora nessun via libera all’integrazione. Quindi tutto in stand by fino al prossimo incontro previsto per il 14 marzo. Intersindacale: «Serve certezza sulle risorse»

«Il giudizio di Cimo è assolutamente negativo. Questo è solo l’ultimo passo dello smantellamento della sanità pubblica – dichiara Guido Quici, presidente di Cimo – che passa dalla demotivazione dell’anello finale, ovvero i professionisti. Per quanto riguarda la parte normativa, l’idea della parte datoriale è di riproporre l’accordo vergognoso siglato con il comparto. Un accordo frutto di una trattativa a cui la dirigenza medica non ha partecipato. Siamo davanti a un rimpallo delle responsabilità tra Governo e regioni. La Cimo non starà a guardare e mi auguro che si decida di proclamare, senza se e senza ma, una giornata di sciopero per fine marzo».

Per la Fp Cgil medici, ci sono ancora i margini per un chiarimento. «È stato un “ni”, come ci aspettavamo – spiega Andrea Filippi, segretario nazionale della Fp Cgil Medici – ma apprezziamo l’impegno dell’Aran verso una chiusura del contratto in tempi ragionevoli rispettando quanto previsto dall’intesa del 30 novembre 2016». Sull’inclusione dell’indennità di esclusività nel monte salari, sottolinea la Fp Cgil medici, si avrà più chiarezza nel prossimo incontro del 14 marzo, dopo una valutazione congiunta Mef-Regioni. «Il problema è anche politico – continua Filippi – anche rispetto a quanto previsto dal vecchio contratto 2008-09, in cui era stata convenuta la necessità di riconsiderare il calcolo dell’esclusività nella massa salariale. Un nodo che speriamo trovi a breve una soluzione. Anche perché non si comprende e non è accettabile che la parte pubblica usi due pesi e due misure tra nuova convenzione, in cui la Sisac ha dato disponibilità a riconoscere un aumento di fatto superiore al 3,48%, e rinnovo contrattuale per la dirigenza medica e sanitaria. Tutte le difficoltà che stanno emergendo lasciano pensare che la parte pubblica privilegi la tutela della libera professione mortificando la dipendenza. E questo non è quello che vogliamo».

di Rosanna Magnano – Il Sole 24 Ore sanità – 1 marzo 2018

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