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Contratto pubblico impiego, sindacati sulle barricate: il rinnovo deve valere per tutti. Ma il ministro Madia insiste: privilegiare i redditi bassi

Il precedente citato, in negativo, è quello della trattativa sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Ieri lo ha evocato il leader della Cisl Annamaria Furlan. Il governo, ha tuonato, «vuole emulare Federmeccanica, non se ne parla proprio». Una chiusura netta all’ipotesi di aumenti contrattuali per i dipendenti pubblici solo ai livelli più bassi, che il ministro della funzione pubblica Marianna Madia, come anticipato dal Messaggero, vorrebbe dare come indirizzo all’Aran, l’Agenzia che per il governo siede al tavolo della trattativa con le parti sociali.

«Parliamo di lavoratori da sette anni senza contratto», ha detto la Furlan, «il governo si dimostri un buon datore di lavoro e convochi il tavolo». Parole nette alle quali ha fatto eco anche il leader della Fiom Maurizio Landini. «Se il governo pensa a aumenti salariali solo per i dipendenti pubblici ai livelli più bassi, sul modello della proposta di Federmeccanica, ha spiegato, «non fanno il contratto nemmeno nel pubblico impiego».

Che i sindacati fossero pronti alle barricate, si era già capito dalla nota unitaria dei segretari di categoria di Cgil, Cisl e Uil, con la quale avevano chiesto che il rinnovo valesse per tutti, dando «un riconoscimento professionale ed economico a tutte le lavoratrici e lavoratori senza eccezioni».

LE REAZIONI

Eppure ieri il ministro Madia ha confermato l’intenzione di scrivere un atto di indirizzo che preveda tra i principali criteri un impegno prioritario verso chi ha sofferto maggiormente gli anni della crisi e, dunque, i redditi bassi. Non solo. Ai suoi avrebbe anche confessato di essere «indignata» per le reazioni dei sindacati rispetto alla proposta di favorire i redditi bassi, una categoria di persone che in passato era in cima alle battaglie dei rappresentanti dei lavoratori che invece oggi «difendono chi ha uno stipendio più alto». Tra le frecce all’arco del governo per sostenere la linea contraria agli aumenti a pioggia, ci sono anche i dati sull’andamento dell’inflazione. Il costo della vita è praticamente fermo. Anzi, ad aprile si sono rafforzati i segnali di deflazione, con l’indice dei prezzi sceso dello 0,5%. Tutti fattori rilevanti da considerare quando l’Aran si siederà al tavolo con i sindacati.

Sulla questione del rinnovo dei contratti del pubblico impiego è intervenuta ieri anche la leader della Cgil Susanna Camusso. «L’ipotesi circolata sulla stampa di aumenti solo per i livelli più bassi», secondo il segretario generale, «pare un ragionamento oggettivamente confuso che parte dal presupposto che le risorse stanziate siano sufficienti. Ripartiamo dalle risorse», ha aggiunto ancora, «è evidente che sono insufficienti, e poi discutiamo anche di come sono organizzati gli uffici e i servizi». Sul tavolo, per ora, ci sono i 300 milioni di euro stanziati nell’ultima legge di Stabilità. Per il momento il governo non avrebbe intenzione di reperire nuove risorse. Prima che la trattativa entri nel vivo manca ancora del tempo. Bisognerà che la riduzione da 11 a 4 dei comparti del pubblico impiego, ancora ferma al ministero dell’Economia, diventi operativa. Solo dopo ci sarà il tavolo e governo e sindacati caleranno le loro carte.

Il Messaggero – 18 maggio 2016

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