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Controlli delle Asl. Cialde del caffè, formaggi e wurstel, boom di ritiri per prodotti contaminati. Nelle cialde tracce fuori norma di ocratossina, una micotossina da muffe

Micaela Cappellini, il Sole 24 Ore. Caffè all’ocratossina, cioccolato alla salmonella, wurstel al batterio della listeria. Ogni anno, negli stabilimenti produttivi c’è sempre qualche errore in agguato lungo la catena della sicurezza alimentare. E quando la Asl se ne accorge, viene fatta la segnalazione al ministero della Salute, il quale emette un provvedimento di richiamo. L’ultimo, firmato il 23 dicembre, ha coinvolto le capsule per espresso a marchio Trombetta e a marchio Consilia. Nel primo caso, si tratta di tre diversi lotti con scadenza 07/02/2024: due di capsule compatibili espresso Caffè Trombetta “Zio d’America” prodotte nello stabilimento di Pomezia (Roma), e un lotto di capsule Caffè Trombetta Arabica. Nel secondo caso, ad essere richiamata è una partita di cialde Consilia Espresso Arabica con scadenza 04/02/2024. Per entrambi, la motivazione è il ritrovamento di tracce fuori norma di ocratossina, una micotossina prodotta naturalmente da alcune muffe che è estremamente resistente e pericolosa per la salute, in particolare per i reni.

Ma quanti pericoli abbiamo corso, quest’anno, sulle nostre tavole? Secondo il sito del ministero della Salute, il 2022 non è stato l’anno record dei richiami alimentari: la maglia nera va infatti al 2021, con ben 405 provvedimenti emessi. Quest’anno siamo “soltanto” a quota 278, il secondo peggiore dal 2018 a oggi. Meno richiami dunque, ma in compenso alcuni di questi casi sono stati piuttosto clamorosi. Il più eclatante è senza dubbio quello che ha coinvolto la linea Kinder della Ferrero. Proprio sotto Pasqua, uno dei momenti più cruciali per le vendite di cioccolato, la multinazionale di Alba ha dovuto richiamare alcune serie di Kinder Sorpresa e di ovetti Schoko-Bons prodotti in Belgio. Nel suo stabilimento di Arlon le autorità sanitarie avevano riscontrato tracce di salmonella, una contaminazione che alla Ferrero è costata non soltanto il ritiro dei cioccolatini in diversi Paesi europei, ma anche un danno d’immagine durante uno dei periodi di picco degli acquisti di cioccolata. Lo stabilimento incriminato ha dovuto subire uno stop di mesi: chiuso l’8 di aprile, ha ottenuto l’autorizzazione a riaprire i battenti soltanto a metà giugno.

L’altro caso che ha ricevuto parecchia attenzione da parte della stampa nazionale è stato il ritiro dei wurstel potenzialmente contaminati dalla listeria, che a ottobre avrebbero causato la morte di almeno 4 persone e decine di ricoveri per intossicazione in tutta Italia. Il produttore incriminato è la cooperativa Agricola Tre Valli di Verona, che però produce anche a marchio Wudy Aia, Golosino Negroni ed Eurospin. Per nessuno di questi prodotti, però, è scattato il provvedimento ufficiale da parte del ministero della Salute, ma si è trattato di un richiamo volontario da parte della stessa azienda produttrice.

Nell’elenco dei cibi stoppati quest’anno i salumi e i formaggi ricorrono spesso: il mese scorso, sempre per la possibile presenza del batterio della listeria, è stata richiamata la mortadella Veroni; la catena di supermercati tedesca Aldi ha fatto rientrare un lotto di salame Milano per la possibile presenza di salmonella; il pecorino stagionato al tartufo della Lidl è stato fermato per listeria; i tronchetti di capra Président sono stati richiamati per la potenziale presenza di pezzi di metallo. Tre marchi di taleggio sono stati stoppati per il rischio che contenessero tracce di escherichia coli: Casarrigoni, Pascoli del Fattore e Terre d’Italia.

Infine, tra i prodotti alimentari più esposti al rischio di contaminazione ci sono le conserve di pesce. Il richiamo ha colpito anche un marchio noto come Mareblu, che sempre pochi giorni fa ha dovuto disporre il ritiro precauzionale di alcuni filetti di acciughe per la possibile presenza di percentuali elevate di istamina, una molecola che può provocare gravi difficoltà respiratorie e palpitazioni. Tutti i filetti Mareblu richiamati sono stati prodotti in Perù dal gruppo Consorcio Compañía americana de conservas. Per la presenza di larve vive di Anisakis sono invece state ritirate le alici marinate dei marchi Opramolla, Artigiana Sud e Corcione Ingross.

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