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Coronavirus, in Arabia contagio pazienti-infermieri: primi casi

Due infermieri in Arabia saudita sarebbero stati contagiati da pazienti affetti dal Coronavirus: lo ha reso noto l’Oms secondo la quale se la diagnosi venisse confermata si tratterebbe dei primi casi di trasmissione diretta accertata del virus.

Altri casi di infezioni fra il personale medico sono stati registrati in Giordania ma non è provato che si tratti di una trasmissione diretta provocata dal contatto con i pazienti.

Secondo i dati dell’Oms a livello mondiale i casi accertati di infezione da Coronavirus (simile alla Sars, e che provoca gravi problemi respiratori) sono una quarantina, la maggior parte in Arabia Saudita, con 20 decessi.

Dalla “nuova Sars” alla malaria, tra allarmi e vaccini

Cresce la paura per la diffusione della cosiddetta “nuova Sars”, mentre si studia un vaccino contro la malaria. Tramite le zanzare

È la malattia più importante tra quelle trasmesse tramite parassiti e la seconda infettiva al mondo per mortalità, dopo la tubercolosi. Ogni anno fa 1 milione di vittime, 500 milioni di nuovi casi clinici. È la malaria, contro la quale ora potrebbe arrivare un vaccino, in grado di bloccarne la proliferazione. Una possibilità, quella pubblicata sulla rivista Science , che è stata studiata da un team di ricercatori statunitensi dei National Institutes of Heatlh e si basa sulla vaccinazione delle zanzare portatrici della malattia stessa.

Ad oggi, infatti, non esiste alcun tipo di prevenzione, se non quella della profilassi antimalarica, seguita soprattutto da coloro che hanno intenzione di recarsi in zone dove la malattia è molto diffusa. Ma queste aeree si sono progressivamente estese: la malattia si registra non solo in America del Sud, Africa e Asia, ma anche, con casi più limitati, negli Stati Uniti e in alcuni altri Paesi industrializzati, a causa della migrazione della popolazione.

La malaria, chiamata anche paludosi (termine italiano usato anche all’estero) è provocata da protozoi del genere Plasmodiume i vettori sono le zanzare Anopheles. La ricerca americana si basa proprio sulla possibilità di vaccinare queste zanzare, combattendo la diffusione del Plasmodium tra gli insetti ed evitando dunque il contagio umano, in particolare dal batterio Wolbachia. Nonostante alcuni precedenti tentativi falliti, questa volta gli studiosi sono riusciti a vaccinare anche le zanzareAnopheles, immunizzandone la prole.

L’esperimento del team guidato da Zhiyong Xi, un entomologo presso la Michigan State University, si è basato infatti sull’iniziezione, nelle zanzare Anophelese stephensi, del batterio Wolbachia, con il risultato di renderle immuni dalla malattia. Non solo. Lo stesso effetto, come riporta la rivista Nature , si potrebbe avere per le 8 generazioni successive alle zanzare vaccinate.

A portare ottimismo tra gli studiosi sono i risultati ottenuti, con una tecnica analoga, per debellare ilvirus della febbre di Dengue, vaccinando le zanzare Aedes aegypti, ovvero il principale veicolo di trasmissione della malattia. In questo caso l’immunizzazione è più complicata, anche se non impossibile, per gli scienziati guidati da Xi, che ora testeranno la loro ricerca nelle zone più colpite dalla malaria.

L’Italia, pur colpita nella sua storia passata, specie nelle zone paludose prima delle bonifiche, dal 1970 è stata dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) una zona indenne dal pericolo di comparsa di focolai di malaria. Gli unici casi che si possono verificare sono quelli su turisti di ritorno da aree a rischio. I sintomi sono quelli di stati febbrili, che dunque devono essere subito controllati.

Così come quelli influenzali, se si ritorna da zone nella quali in queste settimane sono verificati casi diCoronavirus, ovvero della cosiddetta “nuova Sars”. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha esortato ad innalzare il livello di guardia, dopo il contagio di 30 persone negli Emirati Arabi (con 20 vittime) e i primi casi in Europa.

Dopo la Gran Bretagna e la Germania, infatti, anche in Francia si sono registrati due casi . Il secondo riguarda un 65enne di ritorno da Dubai, che aveva condiviso la stessa stanza d’ospedale del primo malato, sempre francese. Entrambi si trovano nel nosocomio di Lille, in gravi condizioni, in isolamento. Essendo trasmissibile da uomo a uomo, è bene dunque, secondo l’Oms, osservare particolare attenzione agli stati influenzali di coloro che tornano dalle zone a rischio, o in coloro che presentano infiammazioni respiratorie acute. In questo caso, l’ipotesi degli esperti è che a far sviluppare il coronavirus (come 10 anni fa nel caso della prima Sars) possano essere stati gli animali e in particolare, stavolta, i pipistrelli.

Panorama – 16 maggio 2013

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