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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Correzione in arrivo sul bilancio Inps. Corte dei conti e Civ: più armonizzazione con bilancio dello Stato
    Notizie ed Approfondimenti

    Correzione in arrivo sul bilancio Inps. Corte dei conti e Civ: più armonizzazione con bilancio dello Stato

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche5 Dicembre 2013Nessun commento3 Minuti di lettura
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    È in arrivo un emendamento al ddl stabilità per risolvere il problema che s’è determinato nel bilancio dell’Inps dopo l’incorporazione di Inpdap ed Enpals. Lo ha assicurato il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, nel corso dell’audizione davanti alla Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti previdenziali.

    «Non esiste un problema di sostenibilità dei conti Inps, ma contabile – ha affermato il ministro – e stiamo tentando di risolverlo». Giovannini ha anche fatto riferimento all’impegno preso in tal senso dal collega Fabrizio Saccomanni: «Occorre dare una corretta rappresentazione contabile del bilancio, così – ha aggiunto – finirà questo tormentone». Il riferimento è alla rinnovata preoccupazione che si è generata attorno ai conti dell’Inps dopo l’audizione del 14 novembre scorso, davanti alla medesima Commissione, del presidente Antonio Mastrapasqua, il quale aveva ribadito il problema del deficit ereditato dall’Inpdap auspicando una correzione normativa.

    Due giorni fa sul medesimo tema s’è espressa anche la Corte dei conti con il suo referto annuale sul bilancio Inps, il cui avanzo finanziario del periodo pre-incorporazione Inpdap – già disceso dalla punta di 13,5 miliardi del 2008 agli 1,3 miliardi del 2011 – si è tramutato in un deficit di 7,9 miliardi nei dati assestati del 2012, mentre il consuntivo dello stesso anno ha chiuso con un saldo negativo prossimo ai 9,8 miliardi.

    Il famoso “buco Inpdap” ha una storia nota. L’origine risale al 2007, quando con la legge finanziaria si stabilì di bloccare l’apporto dello Stato all’Inpdap che fino ad allora aveva garantito il pagamento delle pensioni agli statali. L’Inpdap coprì le prestazioni con le anticipazioni che hanno via via azzerato il patrimonio della Cassa statali mentre sorgeva un nuovo squilibrio strutturale su quelle gestioni, determinato dai recenti blocchi del turn over nel pubblico impiego. Con l’incorporazione questi squilibri si sono trasferiti (irrisolti) nei conti dell’Inps.

    Si vedrà quale soluzione adotterà il Governo e se essa risponderà alle richieste dei giudici contabili e dello stesso Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, che chiedono una rafforzata armonizzazione del bilancio con quello dello Stato.

    Giovannini ieri ha anche affrontato il tema della governance di Inps e Inail, affermando che il momento giusto per fare le scelte sarà dopo il prossimo mese di marzo, quando arriveranno a compimento i passaggi attuativi finali dei processi di incorporazione in corso degli enti minori soppressi. Infine il ministro ha dato una novità sul fronte della cosiddetta “busta arancione”, ovvero lo strumento di informazione previdenziale atteso dai tempi della riforma Dini. È allo studio una soluzione diversa, ha affermato, un sistema informatico da realizzare con Inps che «educhi, che consenta alle persone di fare simulazioni, valutazioni, più che dire, ecco questo è il tuo futuro segnato, non puoi fare nulla» perché «sarebbe esattamente l’opposto della finalità che si vuole raggiungere».

    Sempre in materia previdenziale, ieri il Servizio studi della Camera ha sollecitato un chiarimento dal Governo sulla effettiva portata del contributo di solidarietà imposto alle cosiddette “pensioni d’oro” a partire da 90mila euro annui. I tecnici di Montecitorio ricordano che nel testo licenziato dal Senato «si quantifica il monte imponibile interessato all’applicazione del contributo in circa 1,2 miliardi». Gli stessi esperti fanno tuttavia rilevare che la manovra correttiva varata nell’estate del 2011 «quantificava l’importo complessivo dei trattamenti pensionistici interessati in circa 800 milioni di euro, sempre per le fasce superiori ai 90mila euro». Dai trattamenti che superano i 90.168 euro annui è previsto un prelievo del 6%, che sale fino al 18% per gli assegni che superano di trenta volte la “minima” Inps, da destinare anche agli interventi di salvaguardia in favore degli esodati.

    Il Sole 24 Ore – 5 dicembre 2013 

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