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Corsi di specializzazione di area sanitaria per veterinari, biologi, psicologi e farmacisti al rush finale nel Ddl scuola in aula alla Camera. Le questione aperte

Scatta il count down per lo sblocco delle scuole di specializzazione così dette per “non medici”, già in parte previste nel decreto interministeriale 4 febbraio 2015 n. 68 sul «Riordino delle scuole di specializzazione di area sanitaria» e in stallo da più di due anni. Nel provvedimento oltre alle scuole riservate ai camici bianchi erano già comprese quelle per odontoiatri, fisici sanitari e farmacisti ospedalieri. Ora a segnare la svolta potrebbe essere il Ddl di conversione del decreto Scuola, che sbarca oggi in aula alla Camera.

All’articolo 2-bis introdotto durante l’esame al Senato, si prevede infatti che, nelle more di una definizione organica della materia, le scuole di specializzazione per biologi, biotecnologi, chimici, veterinari e psicologi e anche odontoiatri, fisici e farmacisti sono attivate «in deroga alle disposizioni di cui al comma 1 dell’articolo 8 della legge 29 dicembre 2000, n. 401». Una modifica finalizzata a superare la rilevazione annuale del fabbisogno, prevista ai fini della ripartizione delle borse di studio e che di fatto avvierebbe i bandi da parte degli Atenei spuntando le armi di chi in questi anni si è battuto per il riconoscimento dello status economico degli specializzandi «non medici».

Un cambio di marcia sollecitato con forza dalle rappresentanze sindacali dei camici bianchi (la coperta è corta e non può coprire tutti), ma anche dalle rappresentanze di categoria dei «non medici» e dalla Conferenza dei rettori (Crui), che lo scorso marzo aveva approvato una mozione ad hoc, in cui si faceva presente l’impossibilità di procedere, nell’attuale fase economica del Paese, al riconoscimento della borsa di studio prevista per i medici anche ai biologi, biotecnologi, chimici, fisici, farmacisti, psicologi, odontoiatri e veterinari.

Il nuovo provvedimento schiarisce in prospettiva l’orizzonte anche per le scuole di specializzazione così dette ad accesso misto (Microbiologia e virologia, Patologia clinica e Biochimica clinica, Genetica medica, Farmacologia e Tossicologia clinica, Scienza dell’alimentazione, Statistica sanitaria e biometria) che per i medici sono già attive in forza del Dl 68/2015, ma che per i «non medici» sono disciplinate in una bozza di decreto interministeriale predisposta dal Cun da oltre un anno, ad aprile 2015, e che ancora non ha visto la luce.

«Queste scuole – spiega il presidente del Cun, Andrea Lenzi – sono aperte a medici e laureati in biologia, biotecnologie e altre. Non amo dire “non medici”, lo trovo offensivo per quelle categorie di colleghi. La bozza di decreto è prontissima. A settembre 2015 ha avuto il via libera anche del Consiglio superiore di sanità. Il problema che si è presentato è che non essendoci i fondi per finanziare le borse per i colleghi con laurea differente da medicina, si è preferito attendere che fosse possibile scrivere una norma, ora in via di approvazione, che escludesse per questi laureati la possibilità di avere il finanziamento delle borse da parte del Mef. In questo modo, dopo l’approvazione del Dl scuola, potrà essere pubblicato anche il decreto sulle scuole ad accesso misto e gli Atenei potranno aprire i bandi».

Le Università, infatti, in questo stato di ambiguità normativa, hanno tenuto le bocce ferme. «I rettori degli atenei non emanavano i bandi per laureati diversi dai medici – continua Lenzi – per paura dei ricorsi al Tar da parte di questi specializzandi, che in teoria avrebbero tutto il diritto di ottenere le borse di studio al pari dei medici in quanto accedono alla stessa scuola di specializzazione e fanno un percorso formativo simile anche se non identico». Una volta approvato il Ddl Scuola, che di fatto esclude gli specializzandi delle scuole ad accesso esclusivo per i “non medici” e quelli con laurea differente da medicina che si iscrivono alle scuole ad accesso misto dalla possibilità di ottenere le borse, il decreto interministeriale sulle scuole ad accesso misto potrà essere firmato dai due ministri (Istruzione e Salute) e andare in Gazzetta. Così tutti gli aspiranti specializzandi «non medici» di area sanitaria potranno sperare di intraprendere un percorso post lauream. Ma con le tasche vuote e a proprie spese. A meno di non trovare finanziamenti da parte di Enti pubblici o privati, Fondazioni o Regioni.

Questo step normativo è essenziale in particolare per chi immagina un proprio futuro nella sanità pubblica. «Tutto questo è rilevante – spiega Lenzi – perché per le assunzioni nel Ssn è necessario il titolo della specializzazione. In particolare ad esempio gli odontoiatri aspettano da anni l’attivazione dei nuovi ordinamenti con tre Scuole (chirurgia orale, ortognatodonzia e Odontoiatroa Pediatrica) rilevanti per il nostro Ssn. Quindi il Dl Scuola con questa norma sulle borse permetterà finalmente anche agli odontoiatri di entrare nel sistema pubblico perché specialisti».

Resta in sospeso la questione dei tetti numerici e dei fabbisogni. Ma qui la decisione sarà politica: se aprire le scuole senza limite di numero o se avere un numero programmato sulla base dei fabbisogni formativi stabiliti dalle Regioni. «Se dovessi dare un suggerimento – conclude Lenzi – direi che nei primi anni, in particolare per biologi, biotecnologi, fisici ecc., sentite le categorie, andrebbe liberalizzata l’accesso, ovviamente, entro i limiti delle capacità formative delle sedi, dato che abbiamo un grande arretrato e la specializzazione è indispensabile anche per l’attività nelle strutture accreditate e private. Poi tenderei ad andare a regime programmando gradualmente il numero, tenendo conto della saturazione del mercato. Per gli odontoiatri è forse necessaria una programmazione sin da subito in base alle strutture del Ssn attive nei tre settori specialistici».

Il Sole 24 Ore sanità – 24 maggio 2016 

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