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Corte dei Conti, indagine-bis su pranzi e consulenze 2013. Consiglio veneto, sotto la lente spese per 740mila euro

A Palazzo Mandelli, dove ha sede la procura della Corte dei Conti del Veneto, sono arrivate le prime spiegazioni da parte di alcuni gruppi consiliari sulle spese contestate dai magistrati per l’annata 2012. Ma nel frattempo l’ufficio guidato da Carmine Scarano ha ricevuto anche la relazione della sezione di controllo relativa al 2013 ed è scattata l’indagine-bis.

E nel mirino, come per il primo caso, ci sono sempre due voci: pranzi e cene da un lato, consulenze dall’altro, anche se gli uomini della Finanza, che stanno eseguendo i controlli, per ora non avrebbero trovato casi eclatanti tipo quelli delle altre Regioni.

Palazzo Ferro-Fini, però, resta accerchiato. Da un lato c’è la sezione di controllo della Corte, che ha analizzato le spese del 2012 e del 2013 infilando una sfilza di contestazioni: ma mentre nella prima annualità il consiglio regionale è riuscito ad averla vinta, grazie a un’interpretazione della sezione centrale romana che ha rinviato di un anno i controlli, in quest’ultimo caso è arrivato un conto salatissimo. La sentenza dello scorso 11 aprile ha chiesto infatti ai gruppi la restituzione di 740 mila euro, anche se non è certo finita qui: ci sarà sicuramente un ricorso al Tar e probabilmente anche un conflitto di attribuzioni alla Corte Costituzionale. Le due relazioni del controllo però hanno anche aperto la strada alle indagini della procura. La prima inchiesta è stata aperta a febbraio e sta viaggiando spedita: Scarano ha diviso il lavoro tra i suoi pm — Chiara Imposimato segue la Lega, Alberto Mingarelli il Pd, Giancarlo Di Maio il Pdl, Maria Paola Daino i centristi — e sono appunto partite le prime richieste istruttorie per meglio precisare la natura di alcune spese, a cui alcuni hanno già risposto. Il prossimo passo potrebbe essere quell’invito a dedurre che di fatto è l’avviso di garanzia del processo contabile e che precede l’atto di citazione per l’udienza vera e propria.

Pochi giorni fa è invece arrivata in procura la relazione 2013, quella dei 740 mila euro, e anche lì il procuratore Scarano ha deciso di seguire la stessa modalità. La procura può contestare il danno erariale qualora ritenga che ci siano il dolo o la colpa grave. (a.zo.)

Corriere del Veneto – 15 maggio 2014 

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