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Corte dei conti: «Da troppi anni il contenimento di spesa è affidato a tagli lineari»

1a1agcorteconti01GI tagli alla spesa pubblica per ridurre il debito non devono penalizzare la ripresa economica, e bisogna quindi cercare un «difficile punto di equilibrio». È il monito del presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino (nella foto) nella relazione sul rendiconto generale dello Stato, secondo cui «nell’attuale quadro congiunturale i vincoli imposti dalla nuova governance europea impongono di ricercare un difficile punto di equilibrio tra riduzione del debito pubblico e ritorno alla crescita economica. In questa ottica  la corretta allocazione delle risorse pubbliche è fondamentale, come è fondamentale – ha sottolineato Giampaolino – che l’attività di programmazione sia correttamente condotta».

È necessario, ha aggiunto, «che, sia a livello centrale sia a livello locale, l’obiettivo di riduzione della spesa pubblica non determini una dequalificazione della spesa stessa, considerato che l’obiettivo della crescita deve essere parimenti conseguito».

La Corte dei conti condivide «il progetto di disboscamento di esenzioni e agevolazioni» del governo, ma avverte che «l’area d’intervento per allargare la base imponibile é molto più circoscritta di quanto appare a prima vista». Il presidente di sezione Luigi Mazzillo, in occasione della Relazione sul Rendiconto generale dello Stato 2010, segnala che «l’erosione é parte integrante dell’assetto delle imposte almeno per il 50% e una quota corrisponde a puntuali e giustificate scelte di politica fiscale (un altro 20%)».

Inoltre, la Corte prevede «forti resistenze» a fronte di tale operazione di disboscamento e consiglia di «considerare gli eventuali risparmi come riserva di sicurezza nell’azione di riequilibrio», vista anche la complessità della manovra sul fronte dei tagli alla spesa e dei rischi connessi al recupero di gettito.

«La debole ripresa dell’economia nel nostro Paese – si legge nella memoria del procuratore generale – se, da un lato sconta i fattori di rallentamento dell’economia mondiale particolarmente in termini di crescita dei prezzi delle materie prime energetiche ed alimentari (aumentati negli ultimi sei mesi del 30%) e conseguenti spinte inflazionistiche, d’altro lato, deve confrontarsi con un sistema produttivo che perde progressivamente competitività, scoraggia gli investitori esteri, risente di politiche pubbliche frammentarie e di scarsa efficacia. L’obiettivo del pareggio del bilancio è ormai da troppi anni affidato a tagli lineari delle voci di spesa nei bilanci delle amministrazioni pubbliche. La Corte negli scorsi anni ha più volte segnalato i rischi di tale impostazione. Peraltro non si può ritenere di diminuire il deficit o comunque coprire la spesa corrente attraverso le entrate da lotta all’evasione fiscale, posto che si tratta di entrate straordinarie (una tantum), incerte nell’an e nel quantum e non idonee a finanziare spese continuative e periodiche quali quelle destinatarie dei menzionati tagli».

Per quanto riguarda la spesa sanitaria la memoria sottolinea «un andamento complessivamente migliore delle previsioni è quello che ha caratterizzato il consuntivo 2010 della spesa per il settore sanitario. Pur nella provvisorietà dei dati a disposizione, il risultato finale del volume di spesa si attesta ad un livello inferiore al tetto previsto dai vari documenti previsionali di finanza pubblica, mantenendo sostanzialmente stabile il suo rapporto con il prodotto interno lordo entro il parametro di poco superiore al 7% ed evidenzia, per la prima volta, una percentuale di aumento complessivo inferiore all’unità. Una parte del merito di tale esito positivo è dovuto alle manovre di contenimento dei disavanzi, poste in essere dalle regioni soggette ai piani di rientro, fra l’altro aumentate di numero, in quanto alle originarie (Lazio, Campania, Sicilia, Liguria, Abruzzo e Molise) si sono aggiunte nel 2010 anche Calabria, Piemonte e Puglia».

Le fonti ordinarie di finanziamento hanno coperto quasi il 98% del fabbisogno. Rispetto all’anno precedente, l’aumento percentuale della spesa è dello 0,9% sia a livello nazionale (a fronte del +2,9% del 2009; del +3,2 del 2008 e del +4,2% del 2007), sia a livello regionale (a fronte del +2,8 del 2009; del +3,2% del 2008 e del +4,2% del 2007).

IL TESTO DELLA MEMORIA DEL PROCURATORE GENERALE DELLA CORTE DEI CONTI

sanita.ilsole24ore.com – 28 giugnon 2011

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