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Corte dei Conti, Regione Veneto promossa. «Ma sui derivati persi 30 milioni»

Riconosciuti i tagli ai costi della politica e bilanci migliori nella sanità Unico neo i vecchi contratti «collar»: «Forse è il caso di rivederli»

VENEZIA — Quando il collegio della Corte dei Conti, verso mezzogiorno e dopo un’ora di cifre e bilanci, si alza e si ritira in camera di consiglio, i presenti nella sala nobile di Ca’ Corner un po’ di stupore ce l’hanno. Poi però la «sentenza» arriva in pochi minuti: «La Corte dei Conti dichiara la parificazione del rendiconto regionale del 2012», legge il presidente della sezione di controllo, Claudio Iafolla. Insomma, Regione promossa sui conti. E d’altra parte era chiaro che sarebbe successo, visto che perfino il procuratore regionale Carmine Scarano — chiamato a una sorta di requisitoria secondo la nuova «messinscena» prevista da una legge dello scorso anno — tutto sommato aveva chiesto l’«assoluzione». Unico neo: i derivati.

Già il relatore Giampiero Pizziconi lo aveva sottolineato, ma Scarano è stato più «chirurgico». Quei due «collar» stipulati da Palazzo Balbi a copertura dei prestiti obbligazionari «Regione del Veneto 2005» (171 milioni al 31 dicembre 2012) e «Regione del Veneto 2003» (119 milioni), dopo un paio d’anni di stallo, dal 2009 in poi si sono trasformati in una voragine: in quattro anni sono infatti costati alla Regione 31,2 milioni di euro, di cui 8 milioni nel solo 2012. «Una cifra ragguardevole», sottolinea il procuratore, chiedendosi se non sia il caso che la Regione li «riconsideri». Il collar (una formula di «swap) infatti prevede un tetto (il «cap») per evitare che i tassi schizzino verso l’alto, ma anche un «floor», sotto il quale il contraente deve pagare. E in un’epoca di tassi bassissimi questo è capitato a Palazzo Balbi. Una piccola tirata d’orecchie arriva anche al consiglio, che ogni anno non approva (o approva in ritardo) il Dpef, cioè il documento di programmazione economico-finanziaria. «Sarebbe auspicabile che il consiglio regionale, con maggiore consapevolezza e assunzione di responsabilità, esaminasse il documento – dice Pizziconi – approvandolo puntualmente in ogni esercizio finanziario».

Quello della Regione Veneto è un bilancio di grandi numeri: entrate e spese nel 2012 hanno sfiorato i 13 miliardi di euro. Le principali fonti di entrata sono la quota Iva (5,2 miliardi di euro), l’Irap (3 miliardi), il bollo auto (612 milioni), l’addizionale Irpef (569 milioni). La Regione — dice la Corte — ha rispettato gli obiettivi del patto di stabilità e negli ultimi anni ha ridotto drasticamente i debiti, fino all’azzeramento per i prossimi anni: allo stato attuale sono 11 i prestiti in corso, più di metà sul fronte sanitario, uno dei quali addirittura copre un disavanzo del 1991. L’ultimo contratto scadrà nel 2046. A fine 2012 c’erano anche circa 204 milioni di euro di debiti nei confronti delle imprese, di cui 148 milioni sono stati poi saldati nel 2013. Il saldo finanziario, per il quarto anno di fila, è però negativo, anche se è sceso da 840 a 714 milioni di euro.

Sul fronte dei tagli, la Corte ha riconosciuto lo sforzo su quelli «attinenti gli organi politici e gli apparati amministrativi». In un biennio i dipendenti sono calati di 230 unità (da 2885 a 2655) e la spesa relativa da 141 a 136 milioni. Quanto al capitolo sanità, che pesa per due terzi sul bilancio regionale (lo stanziamento 2012 è stato di 8 miliardi e mezzo), sia il relatore che Scarano hanno ammesso che quella veneta è una delle migliori d’Italia. Pur non essendoci ancora stato l’accertamento finale dei bilanci delle Usl ma solo una presa d’atto, l’anno si è chiuso con un attivo di 42,9 milioni. «Per la prima volta il numero di aziende in utile (12) supera quello delle aziende in perdita (11)», sottolinea il relatore. Nel 2011 il rapporto era 8-15, addirittura 6-17 nel 2010. Restano gli ampi buchi di alcune aziende: la 12 veneziana (55,2 milioni), la 18 di Rovigo (28,6 milioni), la 20 di Verona (20,5 milioni), oltre alle due aziende ospedaliere. L’invito finale della Corte è di «proseguire nelle misure previste dal nuovo piano socio-sanitario, unitamente ad una sempre più penetrante azione di controllo e monitoraggio».

Corriere Veneto – 26 settembre 2013 

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