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Corte dei Conti. Il presidente Squitieri: «La spending review ha tagliato i servizi sanitari. A farne le spese lavoratori e cittadini. Ora correggere il tiro»

di Rosanna Magnano e Lucilla Vazza. Dai disinfettanti pagati in un’Asl pugliese 2mila euro invece che 60 al furto di medicinali da parte di personale in servizio nelle Marche, da prestazioni sanitarie indebite a pazienti deceduti in Campania agli illegittimi aumenti di stipendio concessi ai medici sardi. Gli illeciti in sanità continuano ad avere un impatto pesante sulla spesa pubblica anche nel 2015 per un totale di 63,34 mln di euro. È questo infatti l’importo complessivo delle sentenze emesse in materia sanitaria rilevato dalla Relazione del Procuratore generale della Corte dei Conti Martino Colella, presentata oggi all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016.

La maglia nera va alla Campania, con un importo di 30,56 mln, seguita dalla Toscana, con 27, 99 mln. Valle d’Aosta, Umbria e Friuli Venezia Giulia, le regioni più «virtuose». Sul fronte del danno erariale sono state emesse 113 sentenze e a incidere di più (il 18,6% del totale) sono stati gli illeciti commessi in materia di personale, tra assunzioni, inquadramenti irregolari e assenteismo alla pari con i risarcimenti di danni a terzi dervanti da errori sanitari. Al terzo posto con il 16,8% delle sentenze si posizionano le consulenze «d’oro».

Quei tagli che si sono tradotti in soppressione dei servizi

Tutti sprechi, illegalità e inefficienze che continuano a proliferare nonostante la spending review e i tagli che da anni opprimono il settore sanitario. E a pagarne le spese sono i lavoratori e i cittadini, che vedono un peggioramento globale dei servizi.

Tagli alla spesa, che restano necessari ma con importanti correzioni di rotta. Perché l’Italia, come sottolinea il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, s ebbene fuori dalla recessione economica deve ancora consolidare la ripresa, ancora «troppo fragile».

Ma attenzione alla scelta delle modalità di contenimento della spesa, che rischiano di tradursi in «operazioni assai meno mirate di contrazione, se non di soppressione, di prestazioni rese alla collettività».

I tagli già stabiliti con la spendig review sono infatti caratterizzati, secondo la Corte dei Conti, da un «parziale insuccesso» imputabile a «una non ottimale costruzione di basi conoscitive sui contenuti, sui meccanismi regolatori e sui vincoli che caratterizzano le diverse categorie di spesa oggetto dei propositi di taglio». In altri termini, i risultati conseguiti, sottolinea Squitieri, «nascondono i segni delle rigidità e delle difficoltà incontrate nella scelta delle modalità di contenimento della spesa».

«Dai tagli operati è, dunque, derivato – spiega il presidente della Corte dei Conti – un progressivo offuscamento delle caratteristiche dei servizi che il cittadino può e deve aspettarsi dall’intervento pubblico cui è chiamato a contribuire».

Tra le conseguenze, anche quella di approfondire le disparità tra regioni e le disuguaglianze nell’accesso ai servizi: «Così, per le regioni, al netto di quanto destinato al finanziamento

della spesa sanitaria, si evidenzia come il progressivo taglio delle risorse disponibili si sia tradotto in una modifica del rilievo delle funzioni svolte, con caratteristiche diverse tra regioni, e come ciò stia progressivamente portando a delineare particolari modelli territoriali e diversità di accesso dei cittadini ai servizi». Gap e differenze che in sanità, contrariamente agli altri settori, sono percepibili alla luce «di chiari elementi distintivi sulla qualità dei servizi».

Il Sole 24 Ore sanità – 18 febbraio 2016 

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