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Escherichia coli. Alfredo Caprioli: la difesa? Ortaggi puliti, carne cotta

Dà forti dolori addominali senza febbre. La maggior parte dei pazienti guarisce in 5 giorni. Parla Alfredo Caprioli, responsabile del sistema di sorveglianza per le infezioni da salmonella e V-tec

1 Che cos’è l’Escherichia coli?

È una specie di batterio con diverse varianti. Normalmente vive nell’intestino dell’uomo e degli animali e non dà fastidi. Alcuni ceppi invece, per scambio di materiale genetico, hanno acquisito capacità di causare infezioni e dare origine a forme di diarrea.

2 Che cosa ha di diverso dagli altri ceppi quello che ha colpito il Nord della Germania?

Questo Escherichia coli (E. coli) è indicato col numero 104. In Italia non l’abbiamo mai visto, in Europa ha pochi precedenti. È capace di procurare malattia perché produce una potente tossina chiamata Vero-citotossina (Vtec): questa sostanza agisce come un veleno. Si sviluppa nell’intestino poi, attraverso la mucosa, passa nel sangue e colpisce il rene provocando una complicanza molto grave: la sindrome emolitico uremica. La conseguenza peggiore è l’insufficienza renale acuta che richiede la dialisi.

3 L’Escherichia coli di solito colpisce i bambini?

Sì, normalmente si manifesta in forma grave solo nei bambini. Gli adulti si infettano e sviluppano una malattia gastroenterica anche severa ma senza complicanze renali. In genere in Italia vengono segnalate una media di 40 forme gravi pediatriche l’anno, con una mortalità del 2 per cento. La scorsa estate ha fatto due vittime. Un bambino su 4 non guarisce completamente e mantiene una alterata funzionalità renale. Il batterio 104 forse appartiene a un ceppo diverso da quelli finora fronteggiati e potrebbe possedere capacità insolite di aderire alla mucosa. Nessuno se lo aspettava. Una sorpresa per gli esperti.

4 Come si prende l’infezione da E. coli?

Attraverso il consumo di alimenti o acqua contaminati. Il serbatoio di questo batterio sono i ruminanti (si parla di zoonosi) che non si ammalano. I bovini lo trasmettono a latte o carne. Se l’animale è portatore del ceppo patogeno può contaminare tutti i prodotti e l’ambiente dove vive, attraverso la dispersione delle feci, quindi acqua e prati. I vegetali possono essere contaminati con l’acqua di irrigazione.

5 Come si previene l’infezione?

In Italia non sono stati segnalati casi dunque non c’è motivo di allarme. L’igiene è l’unica difesa per prevenire ogni genere di infezioni alimentari. Evitare il consumo di latte non pastorizzato soprattutto da parte di bambini e anziani, e carne poco cotta (specie hamburger). I bambini dovrebbero tenersi lontani da ambienti contaminati da feci di bovini e pecore. Non bagnarsi in acqua dolce. Per quanto riguarda la frutta e la verdura, vanno lavate con attenzione: non c’è ragione di tagliarli dalla dieta, anche il cetriolo si può mangiare tranquillamente. Comprare prodotti italiani ricordando che il problema è nato da partite di cetrioli contaminati prodotti in Spagna.

6 Quali sono i sintomi?

Il primo è la diarrea, che nel giro di poche ore diventa emorragica. Ci si deve allarmare quando assume queste caratteristiche e compaiono tracce di sangue. Rivolgersi al medico. I sintomi sono diversi dalle coliti batteriche classiche. Niente febbre, forti dolori addominali. Spesso l’infezione è scambiata per appendicite. La diarrea da Escherichia coli nella maggior parte dei casi si risolve da sola nel giro di 4-5 giorni. Nei casi sfortunati la tossina va in circolo per provocare anemia e insufficienza renale.

7 Come si cura?

Purtroppo non c’è una cura specifica, la terapia antibiotica come nelle gastroenteriti non è efficace, anzi può peggiorare la situazione. Si usano terapie di supporto, vale a dire reidratazione per la diarrea e dialisi per limitare il danno renale.

8 L’Italia è attrezzata per far fronte a un eventuale focolaio?

L’Istituto superiore di Sanità, dipartimento di sanità veterinaria e sicurezza alimentare, dispone dal 1988 di un sistema di sorveglianza che costituisce il riferimento europeo per la veterinaria alimentare. La rete comprende anche la sorveglianza clinica e coinvolge i 20 centri di nefrologia pediatrica. In caso di sindrome emolitico uremica il campione viene inviato al laboratorio centrale di Roma. In seguito all’emergenza tedesca è stata allertata anche la Società italiana di nefrologia per monitorare la situazione tra gli adulti. Attualmente non sono arrivate segnalazioni sospette. Anche i casi osservati in Gran Bretagna, Svezia, Danimarca riguardano persone che nei giorni precedenti avevano viaggiato nel nord della Germania. Per avere altre informazioni si può contattare il sito dell’Istituto superiore di Sanità e si possono consultare tre pagine sull’argomento.

(L’esperto che ha risposto alle nostre domande è Alfredo Caprioli, responsabile del sistema di sorveglianza internazionale per le infezioni enteriche da salmonella e da V-tec).

Corriere.it – Margherita De Bac – 30 maggio 2011

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