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Cosmed a Governo e Regioni: contratti veri e meno precari per salvare Ssn. Intervista a Giorgio Cavallero Segretario generale della Confederazione

«Negli ospedali italiani ci sono circa 18 mila precari di cui 6 mila medici e dirigenti sanitari con mansioni dirigenziali ma rapporto di lavoro “atipico”. Una simile precarietà nel pubblico è talora illegittima, e noi oggi siamo qui a ricordarlo a Governo e Regioni». Giorgio Cavallero, segretario generale Cosmed tira le somme al convegno nazionale della confederazione più numerosa tra quelle della dirigenza della Pa (33 mila iscritti certificati) formata dai sindacati Anaao Assomed, Aaroi-Emac, Fvm, Fedir sanità, Anmi-Assomed Sivemp- Fvm , Direr, SiDirSs. Lo fa in un convegno con i rappresentanti del Governo e con i vertici dell’Agenzia Aran, proprio mentre le Regioni iniziano ad imbastire l’atto di indirizzo del nuovo contratto degli ospedalieri.

«Tra il 2009 e il 2014 – spiega Cavallero – il Servizio sanitario ha perso 30 mila unità scendendo da 692 a 663 mila addetti, la pubblica amministrazione è scesa di 90 mila addetti da 2,577 a 2,488 milioni, e anche tra i medici e veterinari si sono persi 7.000 posti di lavoro. Per compensare questa riduzione di organici si è fatto ricorso indiscriminatamente a forme di contratto precario. Chiediamo al Governo di sapere come si sta muovendo per arginare il precariato. Temi tecnici ma drammaticamente concreti. I blocchi del turnover nella Pa e il ricorso a contratti atipici – ricorda Cavallero – hanno ridotto negli ultimi anni le retribuzioni del pubblico impiego di circa 7 miliardi di euro all’anno. I decreti delegati della legge di riforma della Pa (legge “Madìa” numero 124 del 2015)scadono il 15 agosto 2016 per quanto riguarda la delega sulla dirigenza pubblica e il 15 febbraio 2017 per quanto riguarda il decreto attuativo che dovrà disciplinare le forme di lavoro flessibile compatibili con il rapporto di pubblico impiego. Noi vorremmo sapere cos’hanno intenzione di scrivere in quei decreti».

Precari – La legge Madìa all’articolo 17 punto o) individua limitate e tassative fattispecie di lavoro flessibile, che devono essere compatibili con la peculiarità del rapporto di dipendenza nelle amministrazioni pubbliche “e con le esigenze organizzative e funzionali di queste ultime, anche al fine di prevenire il precariato”. «A nostro avviso – ammonisce Cavallero – nella scuola e in sanità di contratti flessibili non si dovrebbe più parlare si dovrebbe ripristinare il contratto di lavoro a tempo determinato a partire dal 2003 (Legge Biagi) ai tradizionali contratti a tempo determinato si sono affiancati i vari Co.co.co e partite Iva in corsia. La stessa legge però prevedeva che entro 6 mesi sarebbero stati stabiliti con decreto quali tipologie di rapporti flessibili potevano essere compatibili con la Pa. Dopo 13 anni non si vede nulla. Ma si vedono medici che fanno le guardie pagati a regime libero professionale. L’effettuazione di turni e guardie è il classico esempio di un rapporto di subordinazione che non ha nulla a che fare con la libera professione». L’Intersindacale medica, formata da sigle della dipendenza e da convenzionati Fimmg, Fimp e Sumai, ha chiesto alle regioni che i contratti precari siano solo il 2% di quelli a tempo indeterminato. «È una richiesta giusta, pone un freno all’attuale far-west»……..

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9 maggio 2016 

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