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Costi standard: i primi commenti dei «governatori benchmark». Ma la Calabria: manca il Sud

«Un riconoscimento molto importante per tutta l’Umbria, che dimostra come sia possibile avere un sistema sanitario pubblico in grado di garantire la massima qualità delle prestazioni, assieme all’equilibrio di bilancio».

La presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini non esita a esprimere la propria soddisfazione per “essere arrivati primi”. «E’ l’Umbria – ha tenuto infatti a rimarcare durante una conferenza stampa – a guidare il gruppo delle cinque Regioni tra le quali saranno scelte le tre benchmark, cioè di riferimento, per la definizione dei criteri di qualità dei servizi erogati, appropriatezza ed efficienza ai fini della determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario».

Sulle stesse corde il commento di Gian Mario Spacca, governatore delle Marche, che si posizionano al terzo posto. «Parametri molto severi, come l’incidenza percentuale dell’avanzo/disavanzo sul finanziamento ordinario, la degenza media pre-operatoria, la percentuale di interventi per frattura di femore operati entro le 48 ore, lo scostamento dallo standard previsto per l’incidenza della spesa per l’assistenza collettiva, distrettuale e ospedaliera sul totale, la spesa pro capite per farmaceutica e quella per l’assistenza sanitaria di base, la spesa media dei ricoveri per acuti. Requisito fondamentale e imprescindibile per l’inserimento al top delle sanità regionali, è che l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza avvenga nel rispetto dell’equilibrio finanziario di bilancio. Queste e altre caratteristiche – sottolinea Spacca – hanno consentito alle Marche di posizionarsi tra le prime tre Regioni italiane per capacità di servizio e qualità dell’offerta. Un risultato che ci conforta e che ci sostiene nella determinazione a voler proseguire con celerità nel percorso di riforma, affinché la sanità marchigiana possa continuare a essere tra le più virtuose ed efficienti d’Italia».

La procedura. La scelta definitiva delle tre Regioni benchmark avverrà, come noto, giovedì 1° agosto in sede di Conferenza Stato-Regioni, cui il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha comunicato l’elenco delle cinque Regioni (Umbria, Emilia Romagna, Marche, Lombardia e Veneto).

La posta in gioco è il riparto sul modello dei costi standard dei 108 milioni destinati nel 2013 alla spesa sanitaria.

Dopo aver individuato sulla base di precisi criteri le Regioni “eligibili”, si è proceduto a calcolare l’Indicatore di qualità e di efficienza (IQE) per ciascuna delle Regioni individuate, utilizzando i seguenti indicatori relativi all’anno 2011: punteggio della “Griglia Lea (livelli essenziali di assistenza)”; incidenza percentuale avanzo/disavanzo sul finanziamento ordinario, risultante dai dati CE (Conti economici) consolidati regionali consuntivo 2011; degenza media pre-operatoria; percentuale interventi per fratture di femore operati entro due giorni; percentuale dimessi da reparti chirurgici con DRG (Diagnosis Related Groups- Raggruppamenti omogenei di diagnosi) medici; percentuale di ricoveri con DRG chirurgico sul totale dei ricoveri; percentuale di ricoveri ordinari con DRG ad alto rischio di in appropriatezza; percentuale di ricoveri diurni di tipo diagnostico sul totale dei ricoveri diurni con DRG medico; percentuale di casi medici con degenza oltre soglia per pazienti con età superiore a 65 anni sul totale dei ricoveri medici con età superiore a 65 anni.

Gli altri indicatori considerati, sempre relativi all’anno 2011, sono lo scostamento dallo standard previsto per l’incidenza della spesa per assistenza collettiva sul totale della spesa (5%); scostamento dallo standard previsto per l’incidenza della spesa per assistenza distrettuale sul totale della spesa (51%); scostamento dallo standard previsto per l’incidenza della spesa per assistenza ospedaliera sul totale della spesa (44%); spesa procapite per assistenza sanitaria di base; spesa farmaceutica pro capite; costo medio per ricoverato acuto; spesa per prestazione per assistenza specialistica-attività clinica; spesa per prestazione per assistenza specialistica-laboratorio; spesa per prestazione per assistenza specialistica-diagnostica strumentale.

L’elaborazione dell’IQE ha portato quindi alla definizione della graduatoria finale delle cinque Regioni risultate eligibili, nel cui ambito la Conferenza Stato-Regioni dovrà scegliere le tre Regioni – tra cui obbligatoriamente la prima – che rappresenteranno il “benchmark” per il calcolo del costo medio standard (ottenuto come media ponderata dei costi delle 3 Regioni “benchmark” per ciascuno dei tre livelli di assistenza).

«Dalle Regioni benchmark manca il Sud. Altro che federalismo: è induzione al fallimento dei diritti sociali»

di Ettore Jorio *Costi standard, confermate le cinque Regioni di riferimento: Umbria, Emilia Romagna, Marche, Lombardia e Veneto. Forse giovedì la scelta in Conferenza Stato-Regioni

Altro che attuazione del federalismo fiscale. È induzione al fallimento dei diritti sociali. Nella specie, la tutela della salute. È quanto si evincedalle scelte che il ministero della Salute ha assunto in relazione alla delibera approvata dal Governo l’11 dicembre 2012 (G.U. n. 1356 dell’11 giugno 2013). Un provvedimento pubblicato con sei mesi di ritardo forse perché c’era qualcuno (allora) che remava contro il federalismo fiscale.

Il Dlgs 68/2011, quello che ha fissato, tra l’altro, le regole attuative del federalismo fiscale nella sanità, ha disciplinato i criteri per determinare i costi standard, riferibili ai tre macrolivelli assistenziali: la prevenzione, la territoriale e la ospedaliera (art. 27). Il tutto basato sulla determinazione di un benchmark di riferimento. A ciò si perviene scegliendo, a cura della Conferenza Stato-Regioni, tre Regioni tra le cinque individuate, per l’appunto, dal ministero della Salute.

L’anomalia procedurale. Sempre il Dlgs 68/2011 pone, in proposito, una prescrizione di garanzia, volta a dare una certezza economico-finanziaria. Di garantire l’uniformità dei Lea su tutto il territorio nazionale, così come preteso dall’art. 117, comma 2, lettera m, della Costituzione. Ha quindi prescritto che il ministero, nel determinare la rosa delle cinque Regioni da sottoporre all’anzidetta Conferenza (la quale è tenuta a confermare, comunque, la prima dell’elenco ministeriale), debba seguire una rigida regola, garante della più equa rappresentanza geografica. Una esigenza forte, dal momento che è sottesa ad assicurare, nel processo di determinazione della media utile, una corretta determinazione del costo standard, da essere garante ovunque dell’esigibilità dei Lea, in condizione di corretta gestione delle risorse. Proprio per questo motivo la prescrizione contenuta nel decreto delegato, e confermata nella deliberazione dell’Esecutivo di fine 2012, ha trovato unanime favorevole considerazione. Dunque, il legislatore ha sancito una scelta ministeriale che dovesse comprendere una Regione del Nord, una del Centro e una del Sud. Tra queste una di piccola dimensione. Una selezione da farsi tra le Regioni con i conti economici a posto e capaci di erogare alla loro collettività i Lea in condizioni di efficienza e di appropriatezza nonché facendo uso delle risorse ordinarie finalizzate ad hoc.

Il perché delle regioni rappresentative delle tre macroaree geografiche è facile a desumersi e a condividersi. Meno comprensibile è risultata a taluni quella della Regione piccola, ivi prevista per assicurare che nella determinazione del costo standard incidessero troppo le economie di scala prodotte dalla megaregioni italiane.

Anche questa, così come quella di obbligare la Conferenza a comprendere tra le tre Regioni di sua competenza anche la prima selezionata dal ministero, hanno fatto storcere il naso ai “perfezionisti” della rappresentatività concertativa. Come dire: delle tre Regioni da scegliere due sono fortemente condizionate. Un limite, questo, comprensibile e condivisibile anche perché garante del rispetto dei due criteri della migliore economia salutare prodotta e della rappresentatività geografica.

Fatte queste considerazioni, non si comprende la scelta ministeriale di Umbria (testa di serie), Veneto, Emilia-Romagna, Umbria e Marche.

Una opzione che favorisce i cittadini dei già Impero Austro-Ungarico e Stato Pontificio e mette da parte tutti quelli del già Regno delle due Sicilie. Ma quelli erano altri tempi!

* Università della Calabria

Il Sole 24 Ore sanità – 31 luglio 2013 

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