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Costi standard: in Gazzetta delibera per scelta Regioni-benchmark

L’approvazione da parte di Palazzo Chigi risale a dicembre 2012, ma il testo è approdato solo ieri sulla Gazzetta Ufficiale n. 135 dell’11 giugno 2013: è la delibera del Consilgio dei ministri che emana “d’ufficio” (dopo la mancata intesa con le Regioni) i criteri per la definizione dei «criteri di qualità dei servizi erogati, appropriatezza ed efficienza per la scelta delle regioni di riferimento ai fini della determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario».

Il provvedimento – indispensabile per il riparto 2013 che avrebbe dovuto già essere proprosto dal ministero alle Regioni – considera eligibili le regioni che rispettino tutti i seguenti criteri:

– aver garantito l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza;

– aver garantito l’equilibrio economico-finanziario del bilancio sanitario regionale;

– non essere assoggettate a piani di rientro;

– essere risultate adempienti alla valutazione del Tavolo di verifica degli adempimenti regionali in materia sanitaria».

Sulla base di questi criteri, i ministeri della Salute e dell’Economia individuano le 5 Regioni di riferimento, inserendole in un’apposita graduatoria. All’interno di questa graduatoria le regioni sceglieranno le 3 che fanno da riferimento.

L’approvazione segue la mancata intesa di ottobre con le Regioni motivata dal non accoglimento da parte del Governo di quelle che i governatori avevano giudicato richieste “prioritarie” perché fosse garantita la presenza di una Regione del Sud tra le cinque da cui attingere la terna per i costi standard – l’unica ad avere i requisiti di dimensioni (600mila abitanti) e per eventauli deroghe a situazioni economiche instabili ma senza piano di rientro è la Basilicata che è anche quella ad aver messo il veto sul via libera al provvedimento – che, secondo lo schema attuale del provvedimento, dovrebbero essere Lombardia, Veneto, Umbria, Marche e Toscana. Nessuna del Sud quindi.

La priorità, secondo gli assessori e i governatori, era quella di definire quanto prima i costi standard e le criticità già emerse la scorsa settimana sul Dlgs 68/2011 (in applicazione del federalismo fiscale) restano tutte in piedi, e l’unica via al parere favorevole era garantire la presenza, nel caso in cui il numero delle Regioni in equilibrio economico non fosse pari a 5, di «entrambi i criteri della rappresentantività geografica e del migliori risultato economico», previsti ai commi 5 e 12 dell’art. 27 del Dlgs 68/2011.

La commissione Salute ha ribadito in questo senso in una nota come le recenti manovre finanziarie «abbiano di fatto superato l’attuazione del federalismo fiscale nonchè la necessità di riprendere il percorso interrotto dal Governo sulla realizzazione dei costi standard».

Queste le criticità evidenziate dalla commissione: l’esclusione, tra quelle eleggibili, delle Regioni in piano di rientro per ragioni che esulano dall’equilibrio economico del settore sanitario; l’esclusione dal computo delle risorse investite dalle Regioni a copertura degli extra Lea; l’individuazione dell’anno di riferimento in luogo del triennio ; l’incoerenza normativa in tema di ammortamenti sterilizzati rispetto al Dlgs n. 118/2011).

Il provvedimento in sintesi prevede come primo requisito quello di avere i conti in regola: equilibrio di bilancio, niente piani di rientro, rispetto dell’erogazione dei Lea. Poi conteranno i costi per i ricoveri, la spesa per l’assistenza specialistica e diagnostica, per la medicina generale e per quella farmaceutica.

La base di tutto saranno i conti e risultati del 2011. Con quattro criteri iniziali di partenza per l’individuazione delle prime 5 Regioni, da cui pescare le tre benchmark. Sono anzitutto «eligibili» nella rosa allargata a cinque, spiega, il decreto le Regioni che: hanno garantito l’erogazione dei Lea, secondo una specifica griglia di valutazione, con un punteggio pari o superiore alla media; hanno garantito entro una data prestabilita l’equilibrio economico-finanziario del bilancio sanitario locale ; non sono sottoposte a piano di rientro dal deficit; sono n regola al tavolo di monitoraggio sui conti. Se risulteranno meno di 5 Regioni in equilibrio economico-finanziario, potranno essere considerate anche le Regioni col disavanzo più basso.

Ma per formare la classifica finale, il decreto del Governo considera anche altre tre variabili. E a questo punto scatta la seconda fase di valutazione. Anzitutto sarà dato un punteggio sull’applicazione dei Lea. Poi sarà pesata l’incidenza percentuale tra avanzo/disavanzo e finanziamento. Infine sarà dato un punteggio di valutazione della qualità dei servizi erogati sulla base di 15 indicatori: dallo scostamento dallo standard previsto per l’incidenza della spesa per assistenza collettiva sul totale della spesa, così come per l’assistenza distrettuale e per quella ospedaliera, le percentuali specifiche di dimessi dai reparti chirurgici ai costi per i ricoveri di 1 giorno (day hospital, day surgery), fino alla spesa specialistica, di diagnostica, di base e farmaceutica.

Una serie di formule matematiche condurrà al risultato finale del’indicatore di qualità ed efficienza: IQI.

Il Sole 24 Ore sanità – 12 giugno 2013

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