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Covid 19. Grande focolaio all’Aia di Vazzola. Il Sivemp Veneto scrive alle Ulss e chiede attenzione alla sicurezza dei veterinari ufficiali, protezioni, misure adeguate e screening costanti

Preoccupazione del Sindacato veterinari di medicina pubblica del Veneto per il focolaio Covid 19 di Vazzola nel Trevigiano, nel territorio dell’Ulss 2, rilevante sito produttivo che impiega 675 lavoratori, in cui i controlli, tuttora in corso, stanno riscontrando centinaia di positivi al Covid 19. L’impianto, nonostante i quasi 200 contagiati, non ha interrotto l’attività. 

Come è ormai risaputo gli stabilimenti in cui si effettuano la macellazione e la lavorazione delle carni sono particolarmente a rischio di diffusione del contagio a causa di alcune loro caratteristiche. Si tratta di realtà con numerosi dipendenti – qualche centinaio – che utilizzano e frequentano gli stessi locali, quali quelli adibiti alla macellazione e lavorazione delle carni, gli spogliatoi, gli spazi dove avviene la pausa ristoro. Una serie di situazioni in cui prevalgono promiscuità e vicinanza fisica, basse temperature (nelle sale di lavorazione la temperatura massima è di 12°) ed elevata umidità (con presenza di acqua, vapori, sangue, materiale organico). Tutte condizioni estremamente favorevoli alla diffusione del contagio che non possono essere ignorate nè minimizzate. Il fenomeno non è nuovo. Focolai Covid si erano verificati nei mesi scorsi in vari impianti negli Usa, in Germania, in Sud Italia, nel Mantovano, nel Modenese. Le altre strutture italiane interessate dal focolai erano state temporaneamente chiuse almeno per alcuni giorni per permettere un tempestivo isolamento tra i lavoratori e la completa sanificazione degli impianti. 

In questi impianti i servizi veterinari pubblici svolgono l’attività di controllo ufficiale, con presenza costante e continua, per tutta la durata della macellazione, e quindi a stretto contatto, per lunghi turni di lavoro, con gli stessi operatori.

Da qui la preoccupazione per la sicurezza e la salute dei veterinari ufficiali impiegati nei macelli.  A questo proposito la segreteria regionale del sindacato ha ricordato, con una nota del 25 giugno, alle aziende sanitarie  la necessità di tutelare i veterinari pubblici veneti a vario livello attivi sul territorio e impegnati nelle verifiche ispettive all’interno degli stabilimenti di macellazione e lavorazione delle carni. Il testo della lettera SIVEMP

“È importante, scrive  il segretario regionale Maria Chiara Bovo, assumere le iniziative rigorose e adeguate per tutelare e mettere in sicurezza i veterinari ufficiali e, più in generale, tutto il personale in servizio nei macelli veneti. Questo non solo per le esigenze imprescindibili di protezione della salute dei lavoratori, ma anche per la salvaguardia di un comparto, quello delle carni, economicamente rilevante nella nostra Regione”.

Il Sivemp chiede che siano resi sempre disponibili in ogni azienda sanitaria tutti gli adeguati dispositivi di protezione individuale a tutela dei veterinari nello svolgimento delle loro attività e che siano intensificati sui veterinari in servizio i test diagnostici, compresi quelli sierologici, con frequenza costante e adeguata al livello di rischio.

Più in generale, oltre all’applicazione di rigorosi protocolli di sicurezza, il sindacato suggerisce di valutare l’opportunità di implementare screening epidemiologici sulla totalità del personale che si occupa di lavorazione delle carni, come già avvenuto in altre regioni, in particolare con l’effettuazione di test sierologici che permetterebbero di comprendere la reale dimensione del contagio. Tale monitoraggio darebbe modo di effettuare in sicurezza la vigilanza sanitaria, rappresentando anche una garanzia per il regolare svolgimento delle lavorazioni in campo agro-alimentare a tutti i livelli della filiera.

 

La segreteria regionale del Sivemp Veneto

 

20 agosto 2020

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