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Covid fuori dalle polizze infortuni, ma una sentenza riconosce i danni. Esclusa l’applicazione estesa degli indennizzi dati da Inail a chi contrae il virus al lavoro

Il Sole 24 Ore lunedì. La pandemia Covid-19 ha avuto importanti ripercussioni anche nel mondo assicurativo, tra le altre anche in materia di interpretazione delle polizze infortuni stipulate su base volontaria. Nelle aule di giustizia è infatti arrivato il contenzioso circa il diritto degli eredi dell’assicurato che abbia contratto l’infezione da Covid-19 e sia deceduto ad avere l’indennizzo in forza di una polizza infortuni.

Le norme

La legislazione dell’emergenza si è occupata di questo tema sul fronte “pubblico” delle assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro dell’Inail. L’articolo 42 del decreto legge 18/2020 (“Cura Italia”) ha infatti stabilito che i casi accertati di infezione da Covid-19, in occasione di lavoro, sono qualificabili come infortuni ai fini Inail.

Una norma simile non è stata stabilita per le assicurazioni private. Così, per questo settore, una parte dei commentatori ha argomentato che l’infezione da Covid-19, essendo una malattia infettiva virale, non sia un evento di natura violenta e pertanto non possa qualificarsi come infortunio. Ma un’altra parte ha ritenuto l’infezione da Covid-19 sussumibile nella definizione di infortunio anche nell’ambito delle assicurazioni private in quanto evento violento, fortuito ed esterno.

L’orientamento prevalente

La questione è entrata nelle aule giudiziarie, dove l’orientamento prevalente che si sta formando afferma che l’infezione da Covid-19 deve ritenersi, anche «nel comune sentire sociale», una malattia e, pertanto, non possa determinare il sorgere di alcun diritto di indennizzo nell’ambito di una polizza infortuni (Tribunale di Pesaro, ordinanza 690 del 15 giugno 2021, giudice Mari, Tribunale di Roma, sentenza del 30 gennaio 2022, giudice Parziale, Tribunale di Pescara, sentenza del 22 marzo 2022, giudice Ria).

In particolare, i giudici ricordano la definizione di infortunio contenuta nelle polizze, come «l’evento dovuto a causa fortuita, violenta ed esterna, che produca lesioni fisiche obiettivamente constatabili».

I giudici fondano quindi il loro ragionamento sull’assenza di causa violenta che, invece, è tratto distintivo dell’infortunio. Ciò induce a escludere che il contagio in sé possa essere qualificato come infortunio, poiché altrimenti «si perverrebbe alla conclusione che la contrazione di qualunque malattia virale in qualunque circostanza costituisca un infortunio rientrante nel rischio coperto dalla polizza-infortuni» (Tribunale di Pesaro, ordinanza 690/2021).

Quanto al principio stabilito dall’articolo 42 del decreto “Cura Italia”, i giudici ritengono che, siccome la norma fa esclusivo riferimento alle assicurazioni sociali, non sia proprio per tale ragione estensibile alle assicurazioni private.

La pronuncia divergente

In questo contesto, si segnala una pronuncia di senso opposto, per cui l’infezione da Covid-19 deve essere considerata a tutti gli effetti un infortunio in quanto soddisfa la definizione di infortunio quale «evento dovuto a causa fortuita, violenta ed esterna». Lo ha affermato il Tribunale di Torino con la sentenza del 19 gennaio 2022 (giudice Oberto).

Il Tribunale, basandosi sulle risultanze della consulenza tecnica disposta in corso di causa, afferma che anche la causa del contagio da Covid-19 possa considerarsi violenta, in quanto il contatto con l’agente patogeno non è dilatato nel tempo e in quanto «il contatto determina uno stravolgimento violento delle regole naturali della vita di un organismo che si trovi in situazione normale (…) con un’alterazione dello stato normale di intere parti dell’organismo (in particolare dell’apparato respiratorio), al punto da causare gravissime sofferenze e, alla fine, addirittura la morte del soggetto interessato».

Va rilevato che tutte le sentenze applicano le norme sull’interpretazione del contratto per giungere a conclusioni opposte. In un caso, per rimarcare le differenze tra infortunio e malattia alla quale dovrebbe ascriversi l’infezione da Covid-19; nell’altro caso, al contrario, per contestare la definizione di infortunio contenuta in polizza, poiché le clausole di polizza che delimitano il rischio assicurato, nel dubbio, vanno interpretate a sfavore dell’assicuratore.

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