Breaking news

Sei in:

Covid, lo spreco dei vaccini: 50 milioni di dosi in scadenza o non aggiornate rischiano di essere buttate. Parte la campagna d’autunno, ma considerando le fiale inviate e non usate in Africa il conto è di oltre due miliardi

La Stampa. Una campagna vaccinale che parte da lunedì con 19 milioni di dosi aggiornate su Omicron 1, oramai scomparsa di scena, che rischiano di restare in frigo visto che già a metà settembre l’Ema approverà l’antidoto di Pfizer con il ceppo della sotto-variante 5, oggi ampiamente dominante. Calcolando che ogni fiala costa in media circa 20 euro, sono 380 milioni che rischiamo di gettare dalla finestra, che diventano 940 se consideriamo «le 28 milioni di dosi che scadono a fine anno» di quelli non aggiornati, come ha precisato il generale Tommaso Petroni, a capo della task force per il completamento della campagna vaccinale. Se a questi andiamo poi ad aggiungere i 60 milioni di vaccini donati all’Africa, anche loro destinati a finire in larga parte al macero per difficoltà di conservazione a basse temperature, si arriva a un totale di oltre 2 miliardi di euro. Acquisti fatti a livello centralizzato dall’Ue ma per i quali l’Italia pagherà la sua parte del conto.
Certo, come ricordato ieri nella conferenza stampa di presentazione della campagna vaccinale d’autunno dal presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), Franco Locatelli, e dal dg dell’Aifa, Nicola Magrini, l’Europa ha puntato a garantire la massima copertura vaccinale possibile, ma resta da capire perché si sia deciso ora di partire subito con milioni di vaccini che rischiano di essere superati a breve da prodotti più aggiornati, pur avendo ancora a disposizione milioni di dosi inutilizzate di antidoti tarati sul ceppo originario di Wuhan. Tra l’altro ampiamente efficaci a prevenire i rischi di ospedalizzazione e morte, che – non essendo di fatto più possibile contenere i contagi – sono i veri obiettivi della campagna vaccinale, come ricordato dal direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza.
A provare a spiegare il perché di tanta fretta è il presidente del Css. «Il vaccino bivalente contro la variante Ba.1 – spiega Locatelli – si è dimostrato in grado di generare una risposta di anticorpi neutralizzanti decisamente significativa contro la stessa variante Ba.1 ma anche contro le varianti Ba.4 e Ba.5 prevalenti nel nostro Paese». A scorrere le tabelle allegate alla circolare emanata giovedì, di queste prove di una così evidente maggiore efficacia rispetto ai vecchi vaccini non c’è però traccia. Una prima tabella, la numero due, indica infatti che il titolo anticorpale della versione aggiornata sale si da 445,8 a 711, ma non è dato sapere se poi questi anticorpi proteggano effettivamente dal contagio con Omicron 5. Questo dovrebbero dircelo altre due tabelle, la 3 e la 4, le quali documentano che l’efficacia contro forme di malattia anche lieve è del 95% a due mesi dalla somministrazione e del 91,3% a sei mesi. Ma si tratta di dati raccolti fino al novembre scorso, quando a prevalere era ancora Delta.
Maggiore efficacia o meno, resta comunque il fatto che entro fine mese avremo a disposizione anche in Italia il vaccino Pfizer aggiornato su Omicron 5, che negli Usa hanno già approvato e iniziato a somministrare, saltando la tappa di quelli tarati sulla versione originaria della variante. Ed è facile immaginare che anche la maggioranza degli italiani decida di attendere quelli più aggiornati prima di porgere nuovamente il braccio, con il rischio di far fare ai vaccini tarati su Omicron 1 la stessa fine dei 28 milioni di vecchie dosi vicine alla scadenza. Anche se l’Aifa, come preannunciato da Magrini, sta pensando di prolungarne la validità, dopo una valutazione dell’Ema.
Intanto è un caso la vaccinazione degli under 60. La circolare raccomanda infatti la somministrazione solo a ultrasessantenni, fragili, sanitari, ospiti delle Rsa e donne in gravidanza in attesa della quarta dose, più gli over 12 in attesa della terza. Ma in conferenza stampa Locatelli ha detto che «anche chi ha meno di 60 anni può avere accesso alla vaccinazione». I siti regionali però non consentono di prenotare chi non è ricompreso tra le categorie elencate dalla circolare. E senza un nuovo provvedimento le Regioni non intendono allargare le maglie di una campagna partita con il piede sbagliato. pa. ru.

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top