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Covid, redditi in calo di 19 miliardi. Il volume d’affari Iva perde il 10,2% rispetto all’anno precedente alla pandemia. Più pensionati con quota 100

Ma facciamo un passo indietro. Le dichiarazioni presentate da 41 milioni di contribuenti Irpef evidenziano situazioni stratificatesi ormai nel tempo. Circa il 27% dei contribuenti, che dichiara il 4% dell’Irpef totale, si colloca nella classe fino a 15mila euro, in quella tra i 15mila e i 70mila euro c’è il 70% dei contribuenti, che dichiara il 67% dell’Irpef totale. Quasi il 4% dei contribuenti dichiara, invece, più di 70mila euro, versando il 29% dell’Irpef totale.

Considerando i valori medi, il reddito più alto riguarda il lavoro autonomo (52.980 euro). Il reddito medio dichiarato dagli imprenditori (titolari di ditte individuali) è di 19.900 euro mentre il reddito medio dichiarato dai lavoratori dipendenti è 20.720 euro e quello dei pensionati è 18.650 euro. Come mette in risalto il ministero dell’Economia, però, «la definizione di imprenditore non può essere assunta come sinonimo di “datore di lavoro” in quanto tra gli imprenditori sono compresi anche coloro che non hanno personale alle loro dipendenze».

Fatta questa premessa, il trend generalizzato è nel segno del calo. Il valore medio del reddito d’impresa perde l’11% rispetto a prima della pandemia, quello di lavoro autonomo si riduce dell’8,6% (come rimarcato anche da una nota del Consiglio nazionale dei commercialisti), quello di lavoro dipendente dell’1,6% mentre il reddito medio dei pensionati è in controtendenza (+2%). A tal proposito, le statistiche evidenziano una riduzione dei lavori dipendenti (-287mila) e un aumento dei contribuenti pensionati (+58mila) per effetto dell’uscita anticipata con quota 100.

Altro dato molto significativo riguarda le tax expenditures. La stretta sull’obbligo di pagamento tracciabile delle spese detraibili insieme a quella sulla commisurazione al reddito complessivo ha prodotto un taglio di circa il 14,8 per cento su un totale di oneri detraibili di oltre 27 miliardi.

In questo contesto, il dipartimento delle Finanze scende nel dettaglio, da cui si evince «il decremento delle spese sanitarie (-16,5%), degli interessi per mutui su abitazione principale (-9,5%) e delle spese per istruzione non universitarie (-39%)».

Tuttavia in tema sconti fiscali va rimarcato l’effetto del bonus facciate con 1,1 miliardi di spesa mentre la partenza del superbonus negli ultimi mesi del 2020 viene “intercettata” dalle dichiarazioni con 132 milioni di euro di spesa.

Un accenno meritano anche le addizionali Irpef. Quella regionale vale circa 12 miliardi di euro (-2,6% rispetto al 2019). L’importo medio è pari a 420 euro, con il valore più alto nel Lazio (630 euro) e quello più basso in Sardegna (270 euro).

L’addizionale comunale si attesta, invece, complessivamente a circa 5 miliardi di euro (-1,6% rispetto al 2019) con un importo medio pari a 200 euro: si va da un massimo di 260 euro nel Lazio a un minimo di 90 euro in Valle d’Aosta.

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