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Cresce la produzione ma l’aumento dei costi fa soffrire suinicoltura

Nel 2011 il settore suinicolo ha fatto registrare un aumento del valore della produzione del 14% rispetto all’anno precedente, rappresentando quasi il 28% del valore dell’intera zootecnia da carne.

Purtroppo, a fronte di un aumentato valore della produzione, i costi di produzione si sono mantenuti elevati a causa degli alti livelli dei prezzi delle materie prime per mangimi, tanto che il costo di una razione standard per suini è aumentato di un ulteriore 24% rispetto al 2010, anno in cui iniziò l’impennata delle quotazioni.
E’ una situazione fortemente critica quella emersa dall’Assemblea annuale dell’Anas,  l’associazione dei suinicoltori italiani. L’indice dei prezzi dei suini è rimasto sostanzialmente stabile negli anni, mentre quello dei costi ha superato del 30% la media dei costi del quinquennio 2006-2010.
Il settore suinicolo italiano pertanto, rimane sotto pressione e questo si sta traducendo in una contrazione del patrimonio scrofe: nel giugno 2011 il parco scrofe italiano si è ridotto del 7,4% rispetto a giugno 2010 e nel dicembre 2011 dell’1,2% rispetto a dicembre 2010.
Purtroppo, ha denunciato nella sua relazione il presidente Andrea Cristini, in assenza di adeguati interventi di sostegno al settore, ci si attende un’ulteriore contrazione indotta anche dalla prossima entrata in vigore delle norme sul benessere delle scrofe gestanti prevista per il 1° gennaio 2013. Il fenomeno potrebbe alterare alcuni asset fondamentali della  suinicoltura italiana, come quello delle produzioni tutelate che abbisognano di suini nati ed allevati in Italia.
Secondo Cristini “il futuro della nostra suinicoltura sia strettamente legato alla capacità di valorizzare in modo più efficace le produzioni di qualità tutelate che in questa difficile congiuntura economica e nonostante il loro maggior prezzo, sono riusciti a mantenere buone performance a livello dei consumi domestici e di esportazioni nel resto del mondo. E’ pertanto necessario continuare a lavorare per mantenere questo segmento produttivo d’eccellenza, per ridurre ulteriormente le inefficienze produttive (ad esempio legate alle “non conformità”) e per rafforzare le caratteristiche distintive del prodotto tutelato”.
In questo contesto l’Anas può continuare a dare un contributo rilevante attraverso la propria attività di selezione delle razze del Libro genealogico e mettendo a disposizione degli allevatori verri e scrofe che assicurano una produzione economicamente sostenibile e carni qualitativamente differenziate. Ad esempio, il verro Italo, un verro terminale Duroc bianco, sta avendo un crescente apprezzamento presso gli allevatori per le sue prestazioni, la robustezza, la qualità delle carcasse di classe U, R, O e per la conformità delle cosce idonee alle produzioni Dop.
Inoltre, l’Anas è impegnata nella diffusione dei risultati e dei prodotti della selezione attraverso la società Gen.I e nuovi programmi di produzione rivolti agli allevatori: ad esempio, il nuovo programma Rigener@ è finalizzato all’autorimonta delle scrofe e garantisce all’allevatore la massima biosicurezza ed un parco scrofe più efficiente.
Il presidente Cristini ha anche sottolineato che l’Associazione può svolgere un ruolo importante per incoraggiare lo sviluppo di filiere differenziate rispetto a quella del suino pesante italiano allo scopo di intraprendere in Italia la produzione di carni magre per il consumo fresco e di  cosce adatte alle lavorazioni cotte e alla produzione di speck, tagli che oggi sono perlopiù acquistati all’estero.

Agronotizie – 6 luglio 2012

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