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Rischi resistenza antimicrobica, Parlamento europeo adotta risoluzione. Sì a disaccoppiamento prescrizione e vendita

1a1a1a_0a01aaa111ntibiotici_carne_bovinaAccolto positivamente il piano di azione della Commissione Europea, ma bisogna agire più velocemente. Da definire una tabella di marcia integrata con azioni di policy anche normative. Entro la fine del 2013 la CE dovrebbe relazionare sui progressi. Dopo le votazioni del gruppo Envi del Parlamento UE, che interfacciandosi con le richieste del gruppo Agri aveva redatto il documento, ieri il Parlamento Europeo in plenaria ha adottato la Risoluzione non legislativa sul piano di azione di lotta ai crescenti rischi di resistenza antimicrobica. La votazione ha visto un esito di 588 voti a favore, 16 contro e 23 astensioni. Il testo riprende alcuni aspetti centrali della road map della Commissione Europea in merito alla resistenza batterica agli antibiotici.

Le premesse doverose sono che “lo sviluppo della farmaco resistenza è una conseguenza naturale e inevitabile del trattamento antimicrobico” e ancora “tale processo può essere accelerato dall’uso eccessivo e indiscriminato nella medicina umana e veterinaria”, con il risultato di diminuire il numero di sostanze disponibili per le infezioni umane.

Inoltre, il PE sottolinea come ancora in Europa manchino dati dettagliati e comparabili per un monitoraggio transazionale completo; come in diversi stati membri gli antibiotici siano disponibili senza prescrizione medica; come gli spunti della Road Map della Commissione siano almeno in parte già vecchi, in quanto fissati oltre 10 anni prima della raccomandazione del Consiglio del 15 novembre 2001.

Un’altra lacuna in Europa riguarderebbe poi-sempre stando al PE- la mancanza di una definizione di “trattamento preventivo”, il che ha lasciato le porte aperte ad azioni profilattiche diffuse con uso di antibiotici negli allevamenti.

Il Parlamento Europeo articola poi le sue proposte in 6 paragrafi principali.

Uso prudente degli antimicrobici nella medicina umana e veterinaria.

Tale aspetto dovrebbe garantire un’efficacia mantenuta nel tempo di antibiotici di primaria importanza per l’uomo (CIA, Critically Important Antimicrobials), in attesa dello sviluppo di nuovi farmaci. L’uso responsabile degli antimicrobici (periodo di tempo limitato, in situazioni circoscritte, dietro ricetta medicata, con dosi adeguate) va garantito. Per il PE dovrebbe essere fatta maggiore informazione ai veterinari e agli agricoltori, per diminuire l’uso di antibiotici. La revisione della direttiva 2001/82 dà la possibilità di limitare ai veterinari la prescrizione degli antibiotici, con distinzione netta tra diritto di prescrizione degli stessi e di vendita- eliminando incentivi alla prescrizione fatta per vendere.

Inoltre, servirà mettere in luce le buone prassi di contrasto alla resistenza batterica. E limitare all’uso umano gli antibiotici di terza e quarta generazione, quelli centrali nella terapie umana.

La strategia dovrebbe così essere olistica, riferita tanto ad antibiotici ad uso umano che animale, secondo l’approccio “One Health”. La sorveglianza dei trattamenti antibiotici nella prima infanzia ed in genere nei bambini dovrebbe essere poi accresciuta.

Il PE inoltre condanna l’uso profilattico degli antibiotici negli allevamenti, rifacendosi alle conclusioni del Consiglio del 22 luglio 2012, entro le quali si invitavano gli Stati membri a limitare l’uso profilattico degli antibiotici nel bestiame. Ed invita a considerare e adottare misure di igiene e biosicurezza sostitutive degli antibiotici in tutti i casi possibili (buone condizioni di allevamento e di stabulazione). Il PE inoltre rafforza l’invito di aumentare la sorveglianza delle importazioni, che possono essere fonte irregolare di carne con antibiotici; e sprona l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) a tenere monitorata la situazione circa la resistenza microbica a livello di bestiame nella UE.

Prevenzione

Il PE sottolinea il ruolo centrale di buone prassi di allevamento ed in genere di gestione delle aziende agricole come misura alternativa al ricorso agli antibiotici. Gli Stati membri dovrebbero ridurre al minimo il ricorso ad antibiotici al di fuori di precise prescrizioni mediche (per automedicazione ad esempio) o in condizioni di vendita illegale o on-line.

I vaccini, sebbene utili in quanto riducono generalmente la quantità di antibiotici necessari per il trattamento, non devono sostituirsi a misure integrate di prevenzione circa la salute animale nell’azienda agricola. In tal senso vanno promossi sistemi di allevamento sostenibili a partire da corrette pratiche.

Inoltre il PE chiede che la Commissione classifichi presto- entro la revisione della normativa sui farmaci veterinari- i mangimi medicati come “farmaci” e non più come “mangimi” come accade oggi, con quel che ne deriva in termini di obbligo di prescrizione, controlli ufficiali.

Sviluppo di nuovi antimicrobici o di trattamenti alternativi.

Il PE chiede alla Commissione e agli Stati membri di promuovere nuovi modelli di partenariato pubblico-privato in grado di separare la parte di ricerca e sviluppo di nuovi antibiotici dalle ricadute commerciali, con i possibili circoli viziosi che ne derivano (ad un estremo, mancanza di incentivi alla ricerca in ragione di un ritorno economico limitato). E’ questo un punto delicato, in quanto la incapacità delle aziende del farmaco di produrre antibiotici di nuova generazione ha a che fare con il sistema di tutela della proprietà intellettuale: sono richiesti grandi investimenti iniziali e copertura di grandi costi, senza per contro la garanzia di un ritorno economico in ragione della scadenza dei brevetti in tempi relativamente brevi. Proprio per questo il PE chiede un aumento della durata dei brevetti, in modo da incoraggiare gli investimenti del settore privato; nonché l’incentivazione di altre misure a supporto della ricerca (di tipo fiscale ad esempio). Inoltre, la condivisione della conoscenza tramite reti e partenariati diventa fondamentale per arrivare in tempi più brevi a nuove molecole antibatteriche. Il PE pone enfasi su trattamenti alternativi, in particolare per garantire, entro la strategia Europa 2020, che gli imprenditori agricoli di tutti gli Stati Membri abbiano accesso a strumenti alternativi per la cura del bestiame nonché di diagnostica precoce.

Monitoraggio e relazioni

L’Europarlamento invita la Commissione e gli Stati membri a ricercare una cooperazione e un coordinamento maggiori nelle procedure di individuazione precoce, allerta e risposta coordinata relative ai batteri patogeni resistenti agli antimicrobici negli esseri umani, negli animali, nei pesci e nei prodotti alimentari al fine di monitorare costantemente la portata e l’incremento della resistenza antimicrobica. In questo contesto, gli Stati membri sono esortati a istituire banche dati nazionali secondo criteri uniformi, nelle quali rivenditori, veterinari e imprenditori agricoli siano tenuti a documentare la somministrazione e l’impiego di antibiotici. Il PE inoltre rileva come molti Stati membri non garantiscano ad oggi informazioni adeguate sull’uso degli antimicrobici, mentre va assicurata una rete di scambio di informazioni in tal senso a partire dai sistemi di sorveglianza nazionale. Efsa e l’ECDC (European Center for Disease Control) dovrebbero garantire una armonizzazione della rete. I dati raccolti dovrebbero essere accessibili solo per gli esperti e le autorità.

Gli eurodeputati chiedono alla Commissione di obbligare gli Stati membri ad assicurare un monitoraggio integrato e più efficace dell’uso degli antibiotici in zootecnia attraverso il ricorso a banche dati e rilevano che è obbligatorio registrare l’uso di antibiotici nelle aziende agricole. Inoltre il PE “pone l’accento sulla necessità di sostenere i sistemi di produzione alimentare sostenibili, che rispetto ai sistemi di allevamento industriale sono potenzialmente meno esposti alla resistenza microbica”.

Comunicazione, istruzione e formazione

Sensibilizzare i cittadini che il raffreddore non si cura con antibiotici, in quanto malattia virale anche tramite “bugiardino” medico, ad esempio con indicazione aggiuntiva “Un uso improprio degli antibiotici può portare a sviluppare una resistenza nociva per se stessi e per gli altri”; sensibilizzare tutti i pubblici utilizzatori di antibiotici che è necessario un cambio di mentalità sull’uso degli stessi antibiotici (imprenditori, agricoli, farmacisti, medici, veterinari, e altri operatori della medicina umana e veterinaria). Istruzione e formazione ricoprono in tal senso anche nelle scuole e dalla giovane età, un ruolo precipuo.

Va inoltre compilato- questa la richiesta alla Commissione – un inventario delle buone prassi circa comunicazione e formazione professionale sulla resistenza microbica. Campagne di informazione efficaci sono in tal senso da elaborare.

Cooperazione Internazionale

La diffusione di antibiotico resistenza non può essere limitata ai confini dell’Unione, e spesso deriva dal flusso globale dei prodotti alimentari o mangimi. Occorre allora una azione internazionale concertata e tempestiva, in relazione anche agli impegni internazionali in materia di resistenza microbica presi dalla Commissione Europea. Le attività congiunte con organismi internazionali sono allora supportate (FAO, OMS; OIE), così come la task force transatlantica sulla resistenza microbica (TATFAR) al fine di raccogliere dati comparabili, elaborare piani di azione congiunti, per la gestione delle infezioni nell’assistenza sanitaria; rafforzando la cooperazione tra FDA americana e la nostra EMA (European Medicine Agency).

Entro la fine del 2013 la CE dovrebbe relazionare sui progressi compiuti nel Piano di Azione, sottolineando gli sforzi di riduzione nei singoli Stati Membri.

Vai alla Risoluzione del PE

sicurezzaalimentare.it – 13 dicembre 2012

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