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Creutzfeldt-Jacob. Anziana di Treviso muore di encefalopatia. «Non è la variante mucca pazza»

Settantenne di Zero Branco uccisa in tre mesi dalla malattia di Creutzfeldt- Jacob, rara patologia neurodegenerativa che nella sua variante ancor più rara diventa encefalopatia spongiforme bovina, la cosiddetta “mucca pazza”.

Proprio per chiarire con certezza i contorni della morte della pensionata, questa mattina nel reparto di Anatomia patologica dell’ospedale di Vicenza, centro di riferimento regionale per questo tipo di malattie, verrà effettuata l’autopsia sul corpo dell’anziana. Nel pomeriggio, alle 16, il funerale nella chiesa di Santa Maria Assunta a Zero Branco.

 La diagnosi dei medici del Ca’ Foncello parla di sospetta malattia di Creutzfeldt-Jacob sporadica, anche se la certezza della patologia si può avere solamente grazie a esami “post mortem” che verranno effettuati sulla salma dell’anziana. «L’autopsia serve per avere la conferma della diagnosi, così da poter inserire il caso nel registro nazionale gestito dall’Istituto superiore di sanità che monitora l’andamento di questa patologia rara», spiega il dottor Giovanni Gallo, direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Usl 9, «le cause della malattia di Creutzfeldt-Jacob sono naturali e si dividono in familiari e sporadiche. Le cause introdotte dagli alimenti, che portavano alla variante della cosiddetta “mucca pazza”, sono state eliminate». Non dovrebbe esserci dunque alcuna correlazione tra il decesso della settantenne e la malattia cosidetta della “mucca pazza”, anche se le risposte definitive arriveranno solamente tra alcune settimane con gli esiti dei prelievi effettuati durante l’esame autoptico di oggi.

Il calvario della settantantenne era iniziato ai primi di giugno e si è consumato in soli tre mesi. «Mia moglie era strana, faceva fatica a camminare, faceva azioni senza senso», ricorda commosso il marito. Al primo ricovero in Geriatria al Ca’ Foncello ne era seguito un secondo, a fine giugno, in Neurologia. Chiari i segnali di una malattia neurodegenerativa che peggiorava di giorno in giorno. A Treviso era arrivata anche una equipe di specialisti provenienti da Verona per effettuare alcuni prelievi sulla donna necessari ad avvalorare la tesi della malattia di Creutzfeldt-Jacob. Un paio di settimane fa, dopo che il quadro clinico dell’anziana, seppur gravissimo, si era stabilizzato, l’anziana era stata trasferita in casa di riposo a Zero Branco. Qui è morta nella giornata di venerdì. L’attesa per il funerale è legata proprio alla necessità di effettuare l’autopsia nel centro di riferimento regionale a Vicenza. La famiglia dell’anziana, come spiega il marito, ha già ricevuto rassicurazioni dai medici circa la non contagiosità della malattia, pder quanto rara e grave. Restano ora l’attesa delle risposte da parte della medicina e il dolore per una morte repentina, che ha trascinato la famiglia in un calvario durato tre mesi.

Una quarantina di decessi ‘sospetti’ negli ultimi anni

Dal 2006 al 2011 l’Usl 6 di Vicenza, incaricata dalla Regione Veneto per l’effettuazione delle autopsie nei casi di sospetto morbo di Creutzfeldt Jakob, ha analizzato 37 pazienti. Nel novanta per cento dei casi l’esame autoptico aveva confermato la presenza del morbo di Creutzfeldt Jakob, ovvero la variante umana dell’encefalopatia. Ma nessun caso, a seguito dell’esame istopatologico sul cervello effettuato successivamente a Verona, aveva rilevato la variante bovina, ossia quella comunemente indicata come variante della “mucca pazza”. Secondo i dati del registro nazionale dell’Istituto superiore di sanità, al 31 agosto 2013 sono 63 i decessi in Italia con diagnosi certa o probabile della malattia di Creutzfeldt-Jacob nelle sue varie forme. I casi sporadici, come quello rilevato sulla paziente di Zero Branco, sono stati cinquanta nei primi otto mesi dell’anno. Nel 2012 i decessi erano stati 124. Solo due, invece, gli italiani che dal 2003 a oggi sono morti per la “mucca pazza”, ovvero per la variante della malattia di Creutzfeldt-Jacob. Si tratta di una donna di Menfi (Agrigento) nel 2003 e di un’altra donna residente a Livorno nel corso del 2011

La Tribuna di Treviso – 5 settembre 2013 

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