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Crisi, scontro su tempi e soluzioni. Salvini accelera sulla mozione di sfiducia a Conte. Premier pronto a comunicazioni. Di Maio all’attacco su aumento Iva e taglia-parlamentari

 Il Sole 24 Ore. È un incrocio al momento senza ancora una soluzione, la partita sui tempi e quella sul «chi», ovvero quale Governo dovrà gestire la fine della legislatura e il ritorno al voto. Matteo Salvini chiede di accelerare il più possibile il dibattito in Parlamento. Ieri al Senato è stata presentata ufficialmente dalla Lega la mozione di sfiducia a Giuseppe Conte e tutti i parlamentari del Carroccio sono stati convocati a Roma per lunedì. A decidere quando avverrà lo show down in Aula sarà però a maggioranza la conferenza dei Capigruppo di Palazzo Madama, che la presidente Elisabetta Alberti Casellati ha convocato proprio per lunedì alle 16. Mentre martedì alle 12 si terrà quella della Camera. La Lega pressa perché si arrivi alla sfiducia nei giorni successivi, entro la settimana. Ma al momento le date cerchiate in rosso sono quelle del 19 e 20 agosto. E il Pd per di più chiede che la mozione leghista venga votata dopo quella contro Salvini legata al Russiagate e depositata precedentemente ma che era stata calendarizzata per il 12 settembre. In ogni caso, prima di tutto ci saranno le comunicazioni del premier, tanto al Senato che alla Camera.

La tempistica sulla conclusione della crisi non è neutrale. In ballo c’è il rischio dell’esercizio provvisorio. «Prima si vota per un nuovo governo,prima si potrà lavorare alla manovra economica. Se qualcuno la tira per le lunghe avrà sulla coscienza un eventuale aumento dell’Iva», avvertono i capigruppo del Carroccio. «I leghisti ammettono che la caduta del Governo farà scattare l’aumento dell’Iva. Un autogol tremendo, il problema è che il torto lo faranno agli italiani. Incoscienti!», replicano i Cinquestelle mentre Luigi Di Maio ha riunito i big M5s (presente anche Davide Casaleggio) per rilanciare il sì alla riforma del taglio dei parlamentari prima dello scioglimento delle Camere.

Ma dietro questa battaglia sui tempi c’è anche la questione del Governo che succederà a quello dell’«avvocato del popolo». Il Pd chiede ufficialmente che i leader di Lega e M5S non gestiscano dall’esecutivo la campagna elettorale. Di fatto si chiede un nuovo governo, un governo di garanzia, neutrale anche senza la fiducia delle Camere che porti al voto e gestisca gli affari correnti.

La Lega però teme «manovre di Palazzo». Sergio Mattarella attende che si concluda in Parlamento la crisi. Tant’è che il Capo dello Stato ieri è partito per qualche giorno di vacanza alla Maddalena. Ma dopo il 20 agosto (se questa sarà la data della sfiducia a Conte) la partita sarà tutta nelle sue mani. Escluso un governo politico con una maggioranza diversa dall’attuale, resta ovviamente la possibilità che rimanga il governo Conte per gli affari correnti. Ma come si è detto, il principale partito di opposizione, il Pd, non si sente garantito dalla permanenza al governo dei due leader Di Maio e Salvini in campagna elettorale. Prende dunque l’ipotesi di un governo di «garanzia», destinato ad essere battuto già nella fiducia iniziale ma in grado di assicurare un corretto svolgimento della campagna elettorale. Qualcuno evoca il caso autriaco: dopo la sfiducia al governo di Sebastian Kurz, nonostante la vittoria conseguita alle europee dal suo partito, il presidente della Repubblica ha nominato al suo posto l’ex presidente della Corte costituzionale austriaca, con l’appoggio del partito di destra dello stesso Kurz (Fpo)e dai socialisti. Una soluzione quindi condivisa per traghettare il Paese alle urne a settembre. Ma questo modello in Italia presupporrebbe il sì della Lega, al momento fuori discussione. Anche perché questo tentativo potrebbe trasformarsi in un esecutivo nella pienezza dei poteri, magari per evitare l’esercizio provvisorio e fare la legge di bilancio posponendo le elezioni all’inizio del 2020. Per questo Salvini insiste sulla sola opzione del voto subito: si sa, le crisi non hanno mai un esito certamente stabilito in partenza.

 

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