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Cure omeopatiche per il bestiame: ne vale la pena?

Due milioni di euro dall’Unione per una sperimentazione sulla medicina alternativa animale. Con l’obiettivo di evitare l’uso degli antibiotici. Ha senso? L’opinione di due esperti: Garattini e Grasselli

Se tutti concordano sul fatto che l’ abuso di antibiotici negli allevamenti di bestiame è un problema grave e urgente, non tutti invece sono d’accordo sulla strategia d’azione da adottare. Prova ne è il polverone di polemiche sollevato dalla decisione dell’ Unione Europea di investire la bellezza di 2 milioni di euro per un programma di medicina non convenzionale, omeopatia e fitoterapia, che ha lo scopo di tagliare l’uso di antibiotici negli allevamenti del nostro continente.

Il testo è stato approvato in Commissione Agricoltura come emendamento al Bilancio 2012 e ora attende l’esame della plenaria. In dettaglio, il programma prevede il lancio di un progetto pilota che coordini la ricerca sui metodi di cura non tradizionali con un approccio scientifico rigoroso. I fondi verranno usati per raccogliere dati e coordinare le esperienze degli Stati membri.

“ È un enorme e inutile spreco di denaro pubblico”, commenta Silvio Garattini, direttore dell’ Istituto Mario Negri di MIlano. “ In pratica, l’Unione Europea ha investito su qualcosa che non ha mai funzionato e che mai funzionerà”, ha aggiunto.

Nonostante la medicina non convenzionale sia molto popolare, sono davvero pochi gli studi controllati che ne hanno dimostrato l’efficacia. “ Che io sappia – dice Garattini – non ci sono basi scientifiche che indicano che l’omeopatia sia una strada alternativa efficace alla medicina convenzionale. Forse l’Unione Europea vuole buttare 2 milioni di euro per scoprire e confermare una volta per tutte quello che già sappiamo” .

Scettico, ma decisamente più moderato è Aldo Grasselli, presidente della Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva. “ La medicina omeopatica veterinaria – spiega – segue gli stessi principi di quella umana. Se non funziona su di noi, non funziona neanche sugli animali e viceversa”. Non si può però nascondere che il problema dell’antibiotico-resistenza, che si può trasmettere all’uomo attraverso gli alimenti, rendendolo immune a determinate cure, è urgente più che mai.

“L’uso dell’antibiotico – spiega Grasselli – non è un problema in sé. Se infatti il trattamento venisse somministrato nelle giuste dosi e si seguissero i giusti tempi di sospensione non ci sarebbe il problema dell’antibiotico-resistenza, almeno di origine animale” .”

Fonte (http://daily.wired.it/) – 2 settembre 2011

 

 

 

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