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Da Vicenza a Shangai passando per la Repubblica Ceca. Brazzale inaugura in Cina il primo negozio di formaggi

Polo produttivo anche in Cina. Dopo il rodaggio verrà avviato un caseificio, il cui sito è stato già individuato Prima di Brazzale è arrivato il Salumificio Beretta

Mancano solo gli ultimi dettagli e il prossimo 8 ottobre a Shanghai verrà inaugurato il primo negozio della catena Brazzale, nei pressi dell’ambasciata francese. In vetrina formaggi, ma anche altri prodotti della dieta mediterranea: pasta, sughi, vino, salumi. «Dopo il rodaggio – precisa Roberto Brazzale, presidente del gruppo vicentino – avvieremo anche un polo produttivo. Abbiamo già opzionato il sito».

Perché la Cina che non è una divoratrice di formaggi? «In Cina c’è una ristorazione frequentata da molti occidentali – sottolinea l’imprenditore –. Poi i cinesi sono 1,3 miliardi e, in prospettiva, impareranno a gustare i formaggi come hanno fatto per il vino e tanti prodotti prima sconosciuti». Nel food Brazzale potrebbe seguire la strada tracciata nel Celeste impero da un’altra grande impresa, la Beretta con i suoi salumi.

L’imprenditore, 51enne, non lo dice ma il progetto è quello di replicare il successo della Repubblica ceca: oggi la rete commerciale della Formaggeria comprende 12 punti vendita ma in primavera i negozi saliranno a 14: a Praga arriveranno a 6. «In Repubblica ceca, dodici anni fa, siamo partiti da zero – sottolinea Brazzale – Oggi emettiamo un milione di scontrini e fatturiamo 5 milioni di euro». La rete commerciale ceca è alimentata da un caseificio, a Litovel, che lavora 450mila litri di latte al giorno, conferiti da una rete di 80 fornitori. Nella stessa zona operano anche i concorrenti Lactalis e Mueller. L’investimento del gruppo in Repubblica ceca si aggira tra i 30 e i 40 milioni di euro. Aiuti pubblici? «Solo un contributo europeo del capitolo fondi strutturali di 350mila».

Brazzale ormai ha conquistato peso anche sulla bilancia commerciale ceca: esporta il 40% del caseario nazionale. Il 95% della produzione è diretto negli stabilimenti italiani per la stagionatura e il porzionamento. «Quest’anno – dice Brazzale – “esporteremo” 220mila forme, in larga parte marchiate Gran Moravia; una parte è non marchiata». Il formaggio Gran Moravia non può utilizzare il termine “Grana” poichè la produzione è realizzata al di fuori dei territori del consorzio «ma seguiamo fedelmente il disciplinare – assicura Brazzale – e utilizziamo un latte tracciabile di una bontà, credo, anche superiore a quello italiano». In Repubblica ceca però il latte costa 31 centesimi mentre in Italia è arrivato a 42 con una punta di 52 centesimi sul mercato spot. Il prezzo di produzione è inferiore all’Italia «non solo per la materia prima – sostiene l’imprenditore – anche per un cuneo fiscale fisiologico: un addetto ceco percepisce in busta paga un netto di 900 euro contro un costo azienda di 1.200».

«Nel nostro Paese – dichiara Brazzale – il latte costa troppo e, alla fine, mette a terra il prodotto italiano. Io sono un imprenditore e ho il dovere di allocare al meglio i fattori produttivi. Il consorzio del grana padano è uno strumento per tutelare gli interessi dei produttori e non del consumatore».

Il gruppo Brazzale conta oggi 5 impianti, con 500 addetti, tra Italia, Repubblica ceca e Brasile. Ha chiuso il 2012 con un valore della produzione di 165 milioni (182 l’anno prima), di cui circa il 30% di export dall’Italia; l’utile operativo è stato di 8,3 milioni. «Il 2012 è stato debole – dice Brazzale – andrà meglio quest’anno».

Il Sole 24 Ore – 24 settembre 2013 

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