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Dal panda alla lotta al nucleare: cinquant’anni di Wwf in Italia. Nasceva nel 1966 la costola nazionale dell’associazione fondata in Svizzera. “Così abbiamo fatto scoprire l’ambiente al Paese”

Domani il Wwf Italia, l’associazione italiana del World Wide Fund for Nature nato in Svizzera nel 1961, compie 50 anni. È nato tra cacciatori pentiti e documentaristi ambientali nello studiolo d’architettura, ai Parioli di Roma, di Fulco Pratesi. Ottocento soci il primo anno, quando una tessera costava 2.000 lire: oggi conta trecentomila sostenitori, in lieve calo. Resta, comunque, la prima associazione ambientalista italiana.

Rispetto alle molte sigle di denuncia, spesso locali, battezzate nei Sessanta, il Wwf — forte dell’aggancio europeo — puntò subito a un profilo nazionale e a un ambientalismo del fare. Il “Fondo mondiale per la vita selvaggia” nel 1967 acquistò i diritti di caccia dell’Oasi di Burano, Bassa Toscana, aprendo a una serie di acquisizioni successive: l’ex riserva di caccia di Monte Arcosu in provincia di Cagliari costò un miliardo di lire recuperate in un crowdfounding ante litteram, un quarto direttamente da bambini. Oggi il Wwf ha in gestione diretta o in affidamento nel Paese cento oasi. I cento cervi sardi di Monte Arcosu in trent’anni sono diventati mille e sono stati esportati nel resto della Sardegna, in Corsica. Questo è il secondo aspetto portante dell’attività: le campagne contro le estinzioni delle specie. Nel 1971 partì, infatti, la battaglia per salvare il lupo (cento esemplari in Italia): missione riuscita, visto che oggi i lupi contati sono millecinquecento.

Gli anni Ottanta aprirono al Wwf i progetti internazionali, con le campagne per salvare l’Amazzonia dalla deforestazione. Da noi, testimonial era Piero Angela, nel resto del mondo Sting. Nel 1994 il primo congresso per bambini, a Bologna, e il primo manifesto dedicato. Nel 2011 l’apporto al referendum sull’acqua e ora la battaglia per il riconoscimento del “Capitale naturale” affinché la natura possa essere contabilizzata all’interno del Prodotto interno lordo. Donatella Bianchi, volto televisivo di Sereno variabile e poi di Linea Blu, è presidente dal giugno 2014. Dice: «Le sfide dei prossimi anni saranno l’emersione di un capitale naturale tenuto nascosto dal sistema economico e l’affiancamento delle aziende nelle buone pratiche. In Italia l’ambientalismo politico ha fatto troppa politica e poco ambiente. Per me, dopo aver raccontato tanta bellezza in tv, prendere la guida di una grande associazione che questa bellezza difende è stato naturale e per niente imbarazzante».

Repubblica – 4 luglio 2016 

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