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Dal summit degli agricoltori pressing sulla riforma della Pac

“Confermiamo un percorso avviato con le maggiori organizzazioni agricole europee teso a rafforzare e rendere più efficace una Pac che deve soddisfare sempre meglio i bisogni dei cittadini e degli agricoltori europei”.

E’ quanto ha affermato Sergio Marini il presidente della Coldiretti che ha promosso a Bruxelles il primo summit Europeo sulla riforma della Politica Agricola con la partecipazione dei presidenti delle principali organizzazioni agricole europee, Fnsea (Francia), Dbv (Germania), Ifa (Irlanda) e Nfu (Regno Unito) insieme al Presidente del Consiglio agricoltura e pesca, Consiglio dell’Unione europea Simon Coveney e Presidente della Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, Parlamento europeo Paolo De Castro.

Serve una politica agricola che – ha sottolineato Marini – dia maggiore garanzie nell’autoapprovvigionamento alimentare, maggior sicurezza dei cibi , che dia risposte alle emergenze sociali, che promuova il ruolo di chi vive di agricoltura, di giovani impegnati nella difesa dei territori, dell’ambiente, della biodiversità, della coesione sociale, che promuova la cultura, la tradizioni e l’innovazione e che sappia, in una visione comune, valorizzare la distintività dei mille territori europei come patrimonio competitivo per l’intero continente.

Dobbiamo sapere portare l’Ue in Italia e l’Italia in Europa affinchè Bruxelles – ha precisato Marini – sia sempre più il luogo delle visione strategiche e delle scelte strutturali, dove non si ceda più agli egoismi degli stati   o alla maniacale intromissione su dettagli che intaccano le culture dei popoli e che spesso alimentano un antieuropeismo che non dovrebbe appartenerci. Difendere il budget nella riforma della politica agricola in una Europa che ha bisogno di più agricoltura, riequilibrare la ripartizione del bilancio considerando che al momento attuale l’Italia è il primo contribuente netto (in % del Pil) alle politiche comunitarie e adottare una Politica Agricola Comune che consenta ai singoli Paesi di premiare chi lavora e vive di agricoltura, chi produce in modo sostenibile e chi produce cibo” sono alcune delle richieste formulate dal presidente della Coldiretti Sergio Marini che ha espresso un giudizio sui miglioramento del Parlamento Europeo e del Consiglio dei Ministri dell’agricoltura su greening, convergenza, pagamenti aggiuntivi ai primi ettari ed in generale sulla maggiore flessibilità lasciata agli Stati Membri.

Alla luce della forte differenziazione delle normative in Europa e in applicazione del principio di sussidiarietà, secondo la Coldiretti è necessario che la definizione di “agricoltore attivo” sia demandata allo Stato membro, affinché possano essere considerati tali gli imprenditori agricoli professionali, singoli od associati, sulla base della incidenza del tempo dedicato al lavoro agricolo sul tempo di lavoro complessivo e della incidenza del reddito agricolo sul reddito totale.

Il superamento del criterio storico di calcolo dei pagamenti diretti e il processo di convergenza interno a ogni Stato membro necessita di un periodo di tempo adeguato e della massima flessibilità, per consentire un adattamento progressivo dei settori produttivi, data la situazione fortemente differenziata da cui parte l’agricoltura italiana. La componente relativa all’inverdimento dei pagamenti diretti, cosi come proposta dalla Commissione europea, costituisce una forte criticità per il sistema agricolo nazionale e rappresenta una contraddizione rispetto alle finalità della riforma, relative alla produzione ed alla competitività.

Per questo – ha precisato Marini – devono essere radicalmente riviste le modalità applicative mentre le somme non spese dell’inverdimento, devono rimanere agli Stati membri, per finanziare misure altrettanto (o più) selettive sul versante ambientale. La nuova Politica Agricola – ha continuato la Coldiretti – dovrà puntare a sostenere e rafforzare la competitività dell’agricoltura europea sulla base di un nuovo modello produttivo che combini sostenibilità economica, ambientale e sociale.

Ciò pone l’esigenza di una caratterizzazione più “agricola” del complesso degli indirizzi e degli orientamenti programmatori nelle politiche di sviluppo rurale che devono essere quindi potenziate e prioritariamente finalizzate all’innovazione e alla competitività delle imprese agricole, in particolare per sostenere gli investimenti aziendali, promuovere il ricambio generazionale, sostenere la realizzazione di azioni di integrazioni di filiera e di progetti integrati territoriali, migliorare le relazioni fra imprese agricole e i servizi del processo produttivo e consolidare promuovendo e qualificando l’occupazione agricola. È necessario approfondire la centralità e l’attenzione alla filiera corta, come la vendita diretta e il protagonismo dell’agricoltore lungo la filiera, che hanno trovato una particolare attenzione nei piani di sviluppo rurale.

ilpuntocoldiretti – 30 maggio 2013

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