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Dalla Pac 33 miliardi all’Italia. Rispetto al 2013 nel 2020 i finanziamenti saranno il 18% in meno

L’ultimo passaggio formale per la riforma della Politica agricola arriva quasi in contemporanea agli scontri che in Francia stanno spaccando il potente sindacato nazionale, la Fnsea.

Mentre mercoledì scorsol’Europarlamento votava il via libera definitivo alla Pac 2014-2020 (insieme al quadro finanziario pluriennale, dopo un braccio di ferro istituzionale durato mesi), i cerealicoltori transalpini occupavano le strade, bloccando le principali vie di accesso a Parigi (anche un morto nel bilancio finale), per richiamare l’attenzione sulle scelte nazionali che favoriscono la zootecnia a scapito proprio dei produttori cerealicoli in pesante crisi.

I numeri usciti dall’assemblea di Strasburgo non contengono novità: per i prossimi sette anni l’agricoltura europea potrà contare su 408,31 miliardi, che rappresentano il 38% del bilancio Ue. Rispetto al 2013, nel 2020 i finanziamenti saranno il 18% in meno. Sono lontanissimi gli anni Ottanta quando l’agricoltura pesava per oltre il 70% sul bilancio dell’Unione. Gran parte dei nuovi fondi, 312,7 miliardi, saranno erogati sotto forma di aiuti diretti al reddito, agli agricoltori che si impegnano a rispettare i nuovi vincoli ambientali a tutela del paesaggio e del benessere animale. Il resto, 95,5 miliardi, finanzierà la politica di sviluppo rurale. All’Italia vanno circa 33,4 miliardi (poco meno di 23 per gli aiuti diretti e oltre 10 per lo sviluppo rurale).

Anche la platea dei beneficiari è destinata a ridursi e sarà modificata in profondità la distribuzione dei fondi tra settori. Su questo terreno si sono consumati gli scontri in Francia, mentre in Spagna e Germania si discute animatamente sull’ipotesi di limitare le erogazioni ai soli iscritti alla previdenza agricola. Ma le strategie applicative sono in gran parte già definite. E su questo punto richiama l’attenzione il presidente della commissione Agricoltura dell’Europarlamento, Paolo De Castro, che dopo essersi speso per la difesa degli interessi dell’Italia in alcune battaglie chiave, assiste da Strasburgo al silenzio assordante sulle scelte nazionali, dalle quali dipende la destinazione di ben oltre metà degli aiuti europei. «Tutta Europa sta decidendo, in molti anzi hanno già deciso – commenta De Castro –. Il nostro ministero è fermo invece, anche per l’assenza di un input politico. Ma già nel 2014 vanno fatte delle scelte molto importanti». Nonostante i ritardi, la valutazione di fondo resta positiva: «Guardando dove eravamo partiti la riforma è migliorata molto – sostiene De Castro –; anche se non è quella che avremmo voluto. Ma l’intervento del Parlamento con la codecisione ci ha permesso di spostare un po’ più a Sud il baricentro della Politica agricola, tradizionalmente sbilanciato verso i paesi del Nord. Ora dovremo vigilare sugli atti delegati della Commissione per garantire che i principi di fondo della riforma siano rispettati».

Il Sole 24 Ore – 26 dicembre 2013 

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