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Dalle seconde case alle palestre. Fronte delle Regioni sui divieti. Il confronto in vista del summit di oggi con il governo per il nuovo Dpcm

Il Corriere della Sera. Rendere possibili gli spostamenti tra abitanti delle zone «gialle»; istituire una zona «bianca» regolamentata dove i ristoranti, bar e palestre possano lavorare tutto il giorno; aprire gli impianti sciistici agli ospiti degli hotel o a chi possiede la seconda casa e, se non fosse possibile, vietare l’espatrio verso i Paesi fuori confine; fissare un tavolo per programmare i vaccini e la riapertura delle scuole, ma queste ultime non prima di gennaio. Le Regioni si riuniscono e, pur tra molti contrasti, lanciano alcune idee da discutere oggi con il governo, per mettere le basi del nuovo Dpcm che sarà in vigore dal 4 dicembre. Principio cardine: il divieto di assembramento.

Incontri in videoconferenza ormai abituali, fatti anche in condizioni originali: si ricorda un collegamento dal ristorante, con tanto di cognac, di Michele Emiliano (Puglia) e uno dall’automobile del vicepresidente campano Fulvio Bonavitacola (Vincenzo De Luca insieme a Nicola Zingaretti è uno dei più assenti). I presidenti di Regione di centrodestra sono i più critici. II forzista Giovanni Toti (Liguria) chiede di «semplificare» i criteri del monitoraggio, accelerando i tempi per uscire dalla zona rossa. Il leghista veneto Luca Zaia polemizza: «Se il principio fondante è che l’assembramento è un problema, allora non si possono chiudere i teatri, i cinema e le piste da sci. Perché a me non risulta che l’assembramento sia solo in questi contesti. È difficile spiegare i motivi per cui il teatro è chiuso e lo struscio aperto, la pista da sci chiusa e l’happy hour no».

Le Regioni alpine frontaliere, alle quali si unisce l’Abruzzo, chiedono l’apertura degli impianti di risalita a Natale solo per chi pernotta almeno una notte o per chi possiede o affitta una seconda casa. Il governatore piemontese Alberto Cirio chiede «immediati ristori», nel caso si decidesse davvero la chiusura: «Però non si può immaginare il Monginevro aperto e Sestriere chiuso. Sarebbe una follia». Toti va oltre. Chiede di «valutare il modello a zone» e poi, nel caso di decidesse di serrare i nostri impianti, auspica la chiusura dei confini: «Non vorremmo subire la beffa di tenere chiuso il nostro arco alpino e di vedere persone tornare dall’estero importando contagio».

Il nodo dello sci

L’Abruzzo si unisce agli enti locali alpini nel chiedere l’apertura degli impianti sciistici

Nel fronte dei cauti si collocano diversi presidenti del centrosinistra, a cominciare dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti, per il quale sarebbe «diabolico» ripetere gli errori dell’estate. Prudente anche il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini: «Dobbiamo cercare misure che evitino il tana libera tutti». Sulle scuole Toti spiega che sarebbe «surreale» riaprire prima delle vacanze e che bisogna programmare bene per non richiudere più. Bonaccini avverte: «Non ci rendiamo conto dei danni che subiranno i nostri ragazzi dalle aule chiuse».

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