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Dalli, a breve avvio procedure infrazione su galline ovaiole

La Commissione europea avviera’ “tra pochi giorni” le procedure d’infrazione “contro tutti gli Stati membri” che non si sono ancora adeguati alle nuove norme Ue sulle gabbie per l’allevamento delle galline ovaiole.

Lo ha confermato il commissario Ue alla Salute John Dalli, sottolineando che l’esecutivo “finora ha lanciato avvertimenti, ora iniziera’ ad agire”. Al primo gennaio e’ infatti scaduto il periodo di transizione di 15 anni per l’adeguamento alle nuove norme, e la Commissione Ue puo’ ora prendere provvedimenti nei confronti dei diversi Stati membri che non si sono messi in regola. Tra questi c’e’ anche l’Italia.

Bruxelles, 19 gennaio (Adnkronos/Aki)

Gabbie, Bruxelles prepara il ricorso

Ancora 51 milioni di capi avicoli non a norma in 14 paesi – Catania: in pochi mesi Italia in regola

Dal primo gennaio 2012 oltre 51 milioni di esemplari di galline ovaiole sono considerate fuorilegge, perché allevate in batteria all’interno di gabbie non modificate. Lo ha annunciato la Commissione sottolineando che sono in preparazione le procedure di infrazione contro quegli Stati membri che non si sono conformati alla direttiva 74/1999 che vieta a partire dal primo gennaio 2012 l’allevamento in batteria di galline ovaiole. La Dg Sanco sta elaborando le prove per portare davanti alla Corte europea gli Stati che non si sono adeguati alla direttiva. Saranno effettuate ispezioni dall’Ufficio alimentare e veterinario (Fvo-Food and veterinary office) per verificare nelle prossime settimane il livello di adeguamento alla direttiva nei diversi Stati membri. I dati in possesso della Commissione indicano che almeno il 14% delle galline ovaiole nella Ue sono ancora tenute nelle gabbie a batteria, divenute ora illegali. La Commissione ha fatto appello agli Stati affinché venga assicurato che né uova né prodotti contenenti uova provenienti da allevamenti non a norma abbiano il permesso di lasciare il loro mercato nazionale. D’altra parte, il Consiglio dell’industria ovaiola britannica (Beic – British Egg Industry Council) ha iniziato, il 3 gennaio, un procedimento legale contro il proprio Governo, contestando al dipartimento per l’Ambiente, gli alimenti e gli affari rurali il suo rifiuto di imporre un divieto totale alle importazioni di uova illegali e prodotti contenenti uova illegali. Sebbene la scadenza per l’adeguamento sia ormai passata, quattordici Stati membri non si sono adeguati alla direttiva: Belgio, Bulgaria, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Lettonia, Olanda, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Ungheria. Inoltre, sebbene il Regno Unito avesse assicurato che i propri agricoltori si sarebbero completamente adeguati entro la data prevista, si è rilevato che l’1,14% di galline ovaiole ancora è allevato, nel Regno Unito, dentro gabbie non conformi. Questa scoperta ha creato un forte disagio presso le autorità britanniche, che interverranno vietando l’esportazione di uova provenienti da tali allevamenti. Il Regno Unito conta di risolvere totalmente la situazione entro inizio febbraio. Dal canto in Italia il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, ha ribadito che non saranno concesse deroghe. «La nuova direttiva – ha detto – che prescrive la fine degli allevamenti intensivi in gabbie dalle dimensioni di un foglio di carta A4 è entrata in vigore il primo gennaio, ma molti allevamenti non sono ancora in regola e si stanno adeguando. Credo ragionevolmente che nell’arco di qualche mese i produttori si saranno adeguati alle disposizioni comunitarie.
Fonte Agrisole – 20 gennaio 2012

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