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    Notizie ed Approfondimenti

    Dall’industria alimentare lo slancio all’occupazione dei veterinari. Per i professionisti si aprono nuovi e diversi spazi sul mercato. Non più solo soggetti deputati alla cura degli animali da compagnia

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche30 Novembre 2015Nessun commento3 Minuti di lettura
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    di Benedetta Pacelli. Dall’industria alimentare lo slancio per l’occupazione futura dei medici veterinari. Sicurezza, qualità degli alimenti, igiene alimentare: sono queste le aree di salvataggio della professione nell’immediato futuro. Non più solo il veterinario come soggetto deputato esclusivamente alla cura degli animali da compagnia, ma un professionista che, per competenze affidategli dalla legge, può riempire diversi spazi di mercato.

    Del resto i numeri dell’indagine che Nomisma ha effettuato per la Federazione nazionale ordini veterinari italiani, sulle prospettive future della professione medico veterinaria, parlano chiaro: i veterinari sono troppi, sia in senso assoluto che nel confronto con i colleghi del resto d’Europa, e quasi tutti (si parla del 90%) rifugiati nelle strutture private.

    Alcuni numeri

    Nel 2014 il numero di iscritti all’ordine ha superato le 31 mila unità, seguendo un progressivo aumento che dura ininterrottamente da due decenni. Dal 1995, infatti, le iscrizioni sono più che raddoppiate (+128%) con una crescita costante nel tempo e un incremento medio annuo pari a quasi il 5 per cento. E neanche l’accesso programmato negli atenei, iniziato nel 2005, ha avuto i risvolti attesi visto che per le regioni e la federazione degli ordini, restano comunque numeri troppo elevati rispetto alle attuali possibilità di occupazione. L’indagine ha analizzato anche lo stato d’animo dei professionisti evidenziando che seppure un quarto degli iscritti preveda di essere in pensione già nel 2030, una percentuale simile ritiene che lavorerà meno o sarà disoccupato. Del resto per il 77% i medici veterinari italiani sono liberi professionisti, e di questa percentuale il 76% opera nella clinica degli animali da compagnia, mentre solo il 30% ritiene di poter avere nei prossimi quindici anni una stabilità professionale che dia continuità lavorativa e di reddito.

    Le cause della crisi occupazionale

    Alcuni identificano tra le cause responsabili delle attuali difficoltà dei neolaureati a trovare occupazione stabile anche l’eccessivo numero di corsi di laurea (poco professionalizzanti) e di conseguenza dei laureati. Il risultato dell’incongruità tra università e mondo del lavoro si è tradotto da una parte nella saturazione del mercato della libera professione, con un elevato numero di medici veterinari che operano in condizioni di forte concorrenza e hanno un reddito medio annuo che sfiora i 15mila euro, dall’altra in nuove opportunità per altri professionisti con percorsi di studio differenti. A danno naturalmente della categoria.

    Il futuro

    Il punto da cui ripartire, ha dichiarato Gaetano Penocchio, presidente della Fnovi, «è quello di evitare che l’immagine del medico veterinario sia collegata solo a quella di un medico degli animali d’affezione, trascurando tutte le altre possibilità di impiego che la professione può offrire: dall’impiego nell’industria alimentare, alla zootecnia, alla sicurezza alimentare, fino alla ricerca di base e applicata o alla farmaceutica». Secondo la Federazione di categoria tutte queste nicchie di mercato scoperte potranno incrementare il numero di medici veterinari impiegati stabilmente nel 2030. Più nel dettaglio il settore chiederà professionisti nell’ambito dell’igiene e sicurezza degli alimenti (55%), qualità degli alimenti (52%), ma anche gestione degli allevamenti (30%). Un altro ambito d’interesse per la professione potrà essere quello della protezione ambientale, sicuramente in crescita per il 30 per cento.

    Ma per intercettare le opportunità future secondo Penocchio «servono cambiamenti, a partire dall’attuale percorso formativo proposto in ambito universitario inadeguato rispetto alle attuali esigenze del mercato occupazionale e a quelle dei prossimi 15 anni. Ma da correggere non c’è solo la programmazione e la didattica accademica, ma anche un’ immagine della professione ormai falsata che ha creato un medico veterinario immaginario, che non serve più, che nessuno cerca, che nessuno fa lavorare. È arrivato il momento della trasformazione».

    Il Sole 24 Ore sanità – 30 novembre 2015 

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