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Ddl fiscale e assistenziale. Corte dei conti: “Non c’è copertura”

In audizione in commissione Finanze alla Camera il presidente Luigi Giampaolino boccia il ddl sulla riforma fiscale e assistenziale che ormai “è spiazzato dagli eventi” e manca dei “mezzi di copertura”.

Necessario esplorare fonti di gettito nuove che non gravino su lavoro e imprese.

Si è svolta oggi presso la VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati l’audizione della Corte dei conti sul disegno di legge delega per la riforma fiscale e assistenziale.

Il presidente Giampaolino ha espresso un giudizio negativo nonostante in una nota stampa abbia sottolineato come “l’iniziativa del Governo risponda a rinnovate esigenze ed a crescenti preoccupazioni”. In ogni caso il presidente della Corte precisa come il ddl richieda “una maggiore precisazione dei criteri direttivi” e ha specificato come sia da evitare “l’attivazione della clausola di salvaguardia del taglio automatico e lineare delle agevolazioni”. Ma il rischio esiste perché, fa notare la Corte i “rilevanti effetti finanziari connessi alla delega (4 miliardi per il 2012, 16 per il 2013 e 20 nel 2014, peraltro da anticipare, ai sensi di quanto disposto con le manovre estive) sono già stati incorporati nel quadro di finanza pubblica delineato dalla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2011”.

Non c’è copertura. “Nel complessivo disegno redistributivo, tuttavia, – segnala la Corte – il ddl risulta ormai spiazzato dagli eventi, che hanno riportato in primo piano le esigenze di rigore. Le incertezze che ne discendono investono, innanzitutto l’’an’, ossia la praticabilità di una riforma complessiva del sistema di prelievo in assenza di una concreta identificazione dei necessari mezzi di copertura”.

Rischio nuove tasse. “Scendendo più a valle – evidenzia il presidente della Corte dei conti nella conclusione dell’audizione – , occorre, altresì, domandarsi se le incertezze che gravano sulla copertura del provvedimento non rendano necessario esplorare fonti di gettito nuove, in direzione di basi imponibili personali o reali che non insistano sul lavoro e sulle imprese. Questo, anche nella consapevolezza che la strada di una riduzione del perimetro della spesa sociale risulta difficile da percorrere e rischia di produrre effetti non diversi da quelli derivanti da un prelievo eccessivo e distorto”.

La Corte poi segnala “la diffusa insoddisfazione per un sistema tributario in cui la contraddizione fra un elevato rendimento in termini di gettito e un forte tasso di evasione (fino al 18 per cento del Pil, che vede il nostro paese al secondo posto nella graduatoria internazionale guidata dalla Grecia) alimenta laceranti conflitti distributivi, in presenza di un’ elevata pressione fiscale (ormai proiettata oltre il 43 per cento), che colloca l’Italia al 4^ posto nella graduatoria dei ventisette paesi UE, e di una distribuzione del prelievo che penalizza i fattori produttivi rispetto alla tassazione dei consumi, dei patrimoni e delle rendite (l’Italia è al primo posto per il prelievo gravante sui redditi da lavoro e sui redditi d’impresa, al ventiquattresimo posto per il prelievo sui consumi)”. Le preoccupazioni traggono, invece, origine dalle forti incertezze che dominano la situazione economica e che rischiano di aggravare gli squilibri di finanza pubblica – dal perdurare di asfittici ritmi di crescita dell’economia ai crescenti vincoli derivanti dall’impennata del debito pubblico”.

quotidianosanita.it – 11 ottobre 2011

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