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Ddl stabilità 2013: via libera Palazzo Chigi. Sanità: 1,6 miliardi nuovi tagli. Altra stretta sul pubblico impiego

1a1a1_0a00Palazzo-chigiI tagli relativi al capitolo sanità ammontano a un miliardo di euro a regime. Ad affermarlo è stato il ministro dell’Economia Vittorio Grilli, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che nella notte ha varato la legge di stabilità. Ma nella serata odierna, le ulteriori indiscrezioni parlano di una decurtazione del Fondo sanitario di 600 milioni nel 2013 che saliranno a 1 miliardo di euro nel 2014. Il Governo ha deciso di ridurre di due punti le aliquote Irpef sui primi due scaglioni dell’imposta sui redditi delle persone. Ma la decisione è stata presa a scapito dell’Iva: il preventivato stop all’aumento delle due aliquote che doveva scattare a luglio viene dimezzato. L’aumento ci sarà, ma solo da un punto: dal 10 all’11% e dal 21 al 22%. Confermato il blocco dei contratti fino al 2014. La manovra punto per punto. L’abc delle novità

Per il 2013-2014 non sarà erogata neanche l’indennità di vacanza contrattuale. L’indennità di vacanza contrattuale tornerà nel 2015 calcolata sulla base dell’inflazione programmata.

Sulla sanità il taglio al fabbisogno indicato nella bozza di entrata del provvedimento era 1,5 miliardi, grazie a una ulteriore riduzione della spesa per l’acquisto di beni, servizi e dispositivi medici.

Tra le previsioni c’è anche una stretta sui permessi previsti dalla legge 104/1992 per il disabile o per la cura di parenti affetti da handicap. La retribuzione per i giorni di permesso (tre al mese) scende al 50% a meno che i permessi non siano fruiti per le patologie del dipendente stesso della Pa o per l’assistenza ai figli o al coniuge. Sono esclusi dal pagamento intero quindi i permessi fruiti per prendersi cura dei genitori disabili.

Il comunicato di Palazzo Chigi. La legge di stabilità per il 2013-2015, si legge nel comunicato di Palazzo Chigi, «rappresenta lo strumento con cui sono disposte le misure necessarie a realizzare gli obiettivi programmatici indicati nei documenti di programmazione di bilancio e finanza pubblica. I tempi e i contenuti della procedura sono coerenti con quanto previsto nell’ambito del cosiddetto Semestre Europeo, recentemente introdotto nell’ambito dell’Unione europea al fine di rafforzare le regole che presiedono ai meccanismi di governance e di coordinamento delle politiche macroeconomiche e fiscali».

Quest’anno la legge di stabilità per il 2013-2015 consente, come previsto dagli impegni assunti in Europa, di conseguire il pareggio di bilancio in termini strutturali nel 2013.

Gli obiettivi del Ddl stabilità 2013. Gli obiettivi, spiega ancora Palazzo Chigi, sono 5: anzitutto, evitare l’aumento di due punti percentuali dell’Iva a partire da giugno 2013. La legislazione vigente prevede l’aumento dell’Iva a partire dal primo giugno 2013. Con la legge di stabilità l’aumento viene dimezzato. Gli altri obiettivi sono i nuovi incentivi per l’aumento della produttività; le garanzie per gli esodati; la copertura del quadro esigenziale dei ministeri per il 2013; il pagamento degli arretrati delle Pa. Per realizzarli sono previsti tre strumenti. Il primo strumento è la revisione della spesa pubblica (spending review); il secondo comprende degli interventi fiscali in materia bancaria e assicurativa; il terzo, infine, riguarda l’imposta sulle transazioni finanziarie.

Secondo capitolo della spending review. E nell’ambito della legge di stabilità il Consiglio ha approvato il secondo capitolo della spending review. Le nuove misure «confermano l’azione avviata dal Governo il 5 luglio: razionalizzare la spesa pubblica, migliorare l’efficienza delle amministrazioni e mantenere inalterata la qualità dei servizi per i cittadini».

La prima fase della spending ha garantito secondo il comunicato di palazzo Chigi un risparmio di circa 4,4 miliardi per il 2012, 10,3 miliardi per il 2013 e 11,2 miliardi per il 2014. La spesa censita alla quale fanno riferimento questi risparmi è pari a circa 60 miliardi di acquisto di beni e servizi. Le nuove misure di razionalizzazione della spesa pubblica si basano su un censimento di spesa “aggredibile” pari a circa 50 miliardi: 11 miliardi per l’acquisto di farmaci, 7 miliardi per i dispositivi medici e 32 miliardi di acquisti per gli investimenti. L’importo censito nelle due fasi della spending è di 110 miliardi, circa il 65% della spesa pubblica per l’acquisto di beni e servizi.

A regime, il risparmio derivante dalla spending review è di 3,5 miliardi .

Titolo V: Ddl di riforma costituzionale. Il Consiglio dei ministri ha approvato anche un disegno di legge costituzionale di riforma del Titolo V. Il testo interviene a undici anni di distanza dalla precedente revisione: legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.

L’intervento, spiega il comunicato di Palazzo Chigi, si è reso necessario «viste le criticità emerse nel corso di questi anni; tuttavia, dato il breve spazio di legislatura ancora a disposizione, l’obiettivo è di apportare modifiche quantitativamente limitate, ma significative dal punto di vista della regolamentazione dei rapporti fra lo Stato e le Regioni».

Il Ddl si incentra anzitutto sul principio dell’unità giuridica ed economica della Repubblica come valore fondamentale dell’ordinamento, prevedendo che la sua garanzia, assieme a quella dei diritti costituzionali, costituisce compito primario della legge dello Stato, anche a prescindere dal riparto delle materie fra legge statale e legge regionale. E’ la cosiddetta clausola di supremazia presente in gran parte degli ordinamento federali.

Si tende, inoltre, ad impostare il rapporto fra leggi statali e leggi regionali secondo una logica di complementarietà e di non conflittualità; per questo sono previste alcune innovazioni particolarmente incisive. Si inseriscono nel campo della legislazione esclusiva dello Stato alcune materie che erano precedentemente considerazione della legislazione concorrente: il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, le grandi reti di trasporto e di navigazione, la disciplina dell’istruzione, il commercio con l’estero, la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia.

Inoltre nella competenza statale rientrano anche materie sino ad ora non specificamente individuate nella Costituzione e che sono state oggetto, in questi anni, di contenzioso costituzionale. Si tratta di materie suscettibili di un’autonoma configurazione e riferibili alla competenza esclusiva dello Stato: la disciplina giuridica del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche e la disciplina generale degli enti locali. La materia del turismo è stata altresì trasferita dalla competenza esclusiva delle regioni alla competenza concorrente dello Stato e potrà quindi introdurre una sua disciplina.

Si attribuisce alla legge statale un ruolo più duttile ed ampio nell’area della legislazione concorrente, prevedendo che spetta alla legge dello Stato non più di stabilire i problematici “principi fondamentali”, bensì di porre la disciplina funzionale a garantire l’unità giuridica ed economica della Repubblica. Si dispongono, poi, confini meno rigidi fra potestà regolamentare del Governo e potestà regolamentare delle Regioni, prevedendo in modo semplice – conclude il comunicato di Palazzo Chigi – che lo Stato e le regioni possono emanare regolamenti per l’attuazione delle proprie leggi.

Pagamenti della Pa: termini Ue da rispettare. Il Consiglio dei Ministri ha discusso anche l’attuazione della direttiva 2011/7/UE sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali tra imprese e tra pubbliche amministrazioni e imprese. È stata confermata la volontà di esercitare la delega del Parlamento al Governo nell’ambito della legge dello statuto dell’impresa.

Il Governo punta dunque a rispettare il termine che l’Ue ha fissato al 16 marzo del prossimo anno, anche perché la delega per il recepimento della direttiva – inserita originariamente nell’articolo 12 della legge comunitaria 2011 – si è arenata al Senato da diversi mesi. Difficile, invece, che si rispetti la scadenza prevista dallo Statuto delle imprese (legge 180 del 2011) che aveva richiesto di anticipare l’entrata in vigore dei nuovi paletti sui pagamenti al prossimo 15 novembre.

Le norme che fino a ieri sera il Governo ha limato, visto gli effetti finanziari che possono avere sulla posizione della Pubblica amministrazione debitrice, fissano a 30 giorni il termine “ordinario” per saldare le fatture. Ma la bozza del Ddl prevede oltre alle “mini” deroghe a 60 giorni per Asl e imprese pubbliche anche l’ipotesi di una deroga (sempre a 2 mesi) per tutta la Pa a patto però che ci siano «pattuizioni stabilite per iscritto» che devono anche essere «oggettivamente giustificate dalla natura particolare del contratto o da talune sue caratteristiche».

Il Sole 24 Ore – 10 ottobre 2012

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